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  • Crediti

    di Furio Bordon

    regia di Daniele Salvo

    con Andrea Giordana, Galatea Ranzi
    e con Luchino Giordana

    scene di Fabiana Di Marco

    disegno luci di Giuseppe Filipponio

    produzione Palcoscenico Italiano e Centro Teatrale Meridionale

«È un tributo alla dignità della vecchiaia, è un’elegia bergmaniana che fa il punto sulla solitudine ed è un’interpretazione della memoria dei sentimenti ciò che Andrea Giordana metabolizza e trasmette nel ruolo del padre, figura che esce dalla società ne “Le ultime lune” di Furio Bordon» scrive Rodolfo Di Giammarco su Repubblica, lodando fortemente la nuova edizione del capolavoro dello scrittore e drammaturgo triestino, e in particolare l’interpretazione di Andrea Giordana. L’attore ha trovato una sua ammirevole via d’introspezione per plasmare l’immagine dell’anziano professore al centro della commedia. Un ruolo che è stato l’ultimo e indimenticabile di Marcello Mastroianni nel 1996 e poi un cavallo di battaglia di Gianrico Tedeschi (entrambi già ospitati al Politeama Rossetti).

PREZZO DEI BIGLIETTI

Platea A Interi € 25 | Ridotti € 22 | 2★

Platea B-C Interi € 16 | Ridotti € 14 | 1★

 

Prenotazioni stelle 1/10 h. 10.00

Vendita biglietti 3/10 h. 10.00

Mercoledì 6 Novembre
20:30
Giovedì 7 Novembre
20:30
Venerdì 8 Novembre
20:30
Sabato 9 Novembre
20:30
Domenica 10 Novembre
20:30

L’eleganza e la sensibilità di Andrea Giordana riescono a illuminare nuove sfaccettature di questa toccante figura, che commuove e fa riflettere, diverte e sfiora nervi scoperti, nel suo confrontarsi con il figlio (Luchino Giordana, figlio anche in arte) e con il ricordo della moglie (l’intensa Galatea Renzi) morta tanti anni prima, ma con cui non smette di tenere una tenera, immaginaria conversazione.

Nella prima parte del testo, il Padre attende – nella stanza che finora ha abitato, a casa del Figlio – l’arrivo di questi, che lo accompagnerà in una casa di riposo. È una scelta del vecchio professore, che nessuno però ha troppo osteggiato... È dunque il momento dei ricordi e delle piccole recriminazioni, delle ritrosie che si aprono a quelle inarginabili ondate di tenerezza che solo nei più viscerali legami familiari trovano sostanza. La seconda parte si ambienta invece nella desolazione del pensionato per anziani: un luogo dove all’efficenza asettica è sacrificata la personalità degli ospiti, la loro voglia di ascoltare Bach, di veder germogliare una piantina di basilico. E alla fine non rimane che la prospettiva di andarsene, magari a Natale, avvolti nella neve, candida come la scena finale concepita dal regista Daniele Salvo. Egli sottolinea come in un’epoca in cui tutti sembrano impegnati nel culto dell’io, dell’egoismo, dell’eterna giovinezza, la vecchiaia sia invece un privilegio «Una pietra preziosa. Il momento della vita di un uomo in cui tutte le linee convergono verso un punto sospeso sul filo dell’orizzonte. (...) Coincide con la condizione del poeta. Essere poeta oggi dà scandalo. Il poeta non serve a nulla. Dà fastidio, è troppo ingenuo, troppo fragile, troppo vero. Soprattutto, il Poeta, come il Vecchio sa dire la verità».

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