Votazioni aperte dal 5 Febbraio
  • Crediti

    dal romanzo di Irène Némirovsky

    versione teatrale di Francesco Niccolini

    regia di Paolo Valerio

    con Elena Ghiaurov

    e con Leonardo De Colle, Roberto Petruzzelli, Francesca Botti, Sara Drago, Jozef Gjura e Giulia Odetto

    scene di Antonio Panzuto
    movimenti di scena Monica Codena

    costumi di Luigi Perego

    musiche di Antonio Di Pofi

    luci di Luigi Saccomandi

    produzione Teatro Stabile di Verona - Centro di Produzione Teatrale, Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale

Paolo Valerio ha calamitato con i suoi lavori l’interesse del pubblico del Teatro Stabile, nelle passate stagioni: sia quando le sue regie si sono concentrate su grandi testi della storia del teatro (pensiamo al recente “Misura per misura” shakespeariano), sia quando la sua intuizione si è spinta verso operazioni contemporanee e intriganti, come il bellissimo “Le ho mai raccontato del vento del Nord” di Glattauer.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Platea A Interi € 25 | Ridotti € 22 | 2★

Platea B-C Interi € 16 | Ridotti € 14 | 1★

 

Prenotazioni stelle 12/11 h. 10.00

Vendita biglietti 14/11 h. 10.00

Mercoledì 5 Febbraio
20:30
Giovedì 6 Febbraio
20:30
Venerdì 7 Febbraio
20:30
Sabato 8 Febbraio
20:30
Domenica 9 Febbraio
16:00

In questa stagione, è nuovamente la narrativa a sollecitare la sua attenzione: guarda ad un’autrice davvero antesignana, Irène Némirovsky. Nata a Kiev nel 1903, di religione ebraica e di famiglia benestante, la scrittrice si trasferisce a Parigi in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre e lì si forma, inizia a pubblicare con successo, si sposa. Nonostante si fosse convertita al cattolicesimo nel 1939, intuendo la minaccia nazista, nel 1942 viene deportata ad Auschwitz dove muore dopo solo un mese di detenzione e sofferenze. Le figlie che furono nascoste e salvate, solo dopo la maggiore età hanno potuto disporre di alcuni documenti lasciati dalla madre, fra cui manoscritti inediti che le hanno restituito, dopo molti anni, il giusto rilievo nel panorama della letteratura europea del Novecento. “Jezabel” inizia in un’aula di tribunale, dove Gladys Eysenach, appartenente all’alta società parigina, viene processata per l’omicidio del suo amante ventenne, molto più giovane di lei. Viene così percorsa a ritroso la parabola di una donna magnetica e seducente, ma anche problematica e misteriosa, che non riesce ad accettare il suo naturale tramonto, i segni del tempo che passa, l’eventualità di non essere più amata e corteggiata. A quest’ossessione è in grado di sacrificare qualsiasi cosa. Quello della Némirovsky non è però un romanzo “contro” una donna: la critica è piuttosto volta al mondo vacuo ed edonista che circonda la splendida protagonista, e lo scavo nella sua catastrofe interiore ne rivela fragilità toccanti, molto vere e affini al sentire dei nostri giorni. Bellissima, elegante, audace la Jezabel dello spettacolo, condurrà il pubblico sul confine fra la sete di vita e l’inferno, in uno spazio irreale e universale: sala da ballo dei giorni felici, cornice della seduzione e del corteggiamento, o forse aula di tribunale dove venire finalmente a confronto con la propria coscienza, o infine antro delle ossessioni segrete da cui non ci si può liberare.

Elena Ghiaurov, attrice di innata eleganza e grande sensibilità, offre alla figura della protagonista un adeguato phisique du role e vibranti profondità interpretative.

Congratulazioni

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