“LO ZIO” IN SCENA DAL 15 AL 17 FEBBRAIO
- 11 Febbraio 2005
- Generale
Con Lo zio – in programma al Politeama Rossetti da martedì 15 a giovedì 17 febbraio – ritorna sul palcoscenico del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia Franco Branciaroli.
Un attore di spicco nel panorama italiano, che a Trieste è stato ammirato in prove importanti, fra cui vanno ricordate almeno I due gemelli veneziani (regia di De Bosio), il Cyrano de Bergerac di Rostand per la regia di Marco Sciaccaluga, il Riccardo III di Shakespeare per la regia di Antonio Calenda (una produzione dello Stabile regionale), la Medea dove diretto da Luca Ronconi, sosteneva un ruolo femminile e i recenti Il malato immaginario e La Moscheta. Accanto a lui due protagoniste di talento come Ivana Monti e Debora Caprioglio.
Franco Branciaroli si propone anche nel ruolo di regista e autore dello spettacolo, che gli è stato ispirato da un reale fatto di cronaca, legato alle sorti di un ex gerarca nazista: da esso nasce una riflessione che partendo dalle dinamiche familiari dell’uomo, assume contorni ben più ampi, sfiora la critica di Benjamin, apre un interessante discorso sui generi teatrali e tocca temi che ci coinvolgono fortemente.
Karl Stoikmann è il nome di questo ex ufficiale del Reich: il dopoguerra per lui è un tempo irto di pericoli. Gli agenti del Mossad – i servizi segreti israeliani – non gli danno tregua, riconoscendolo fra i responsabili della pianificazione dello sterminio degli ebrei: per scampare alla loro caccia è costretto a fuggire in Argentina, a fingersi morto e ad assumere l’identità di un proprio fantomatico fratello. Cerca dunque di ricostruirsi una vita a Buenos Aires assieme alla moglie Helga (l’unica a condividere con lui la verità) e al figlio Hans che invece lo considera “lo zio”. Hans è un giovane fragile, cresciuto nel culto del padre e di un passato che non dovrebbe essere più “modello” del suo presente: è schiavo della droga, fa parte d’una misteriosa squadriglia militare con cui compie azioni violente.
Ad attendere Hans – impegnato in una di queste uscite – sono Helga e la moglie del giovane, Elisa, un’ariana che più dell’amore per il marito sente il peso delle colpe della sua famiglia e in preda a tale timore, si dice pronta a uccidere il figlio che porta in grembo e a rifugiarsi lontano, pur di scampare alle ritorsioni dei nemici degli Stoikmann. Un clima di apprensione e incertezza, connota dunque la notte del settantesimo compleanno dello “zio” e sfocia in un dialogo inesorabile e spietato fra i personaggi – punteggiato dalle sonorità malinconiche di tanghi e milonghe – in cui ognuno lascia cadere i propri misteri, per tornare però a proteggersi dietro al velo di altre maschere… fino all’inattesa entrata in scena di una spia israeliana.
«Il mio protagonista si rende conto che il nazismo non è affatto scomparso – commenta Branciaroli – ma anzi è la “struttura” che ancora permea di sé la società: la struttura produttiva di questo mondo è nazista. L’uomo ridotto a cosa, l’uomo che non si differenzia dall’oggetto: ecco il nazismo di oggi. Non c’è più il folklore nazista, certo, non ci sono più le adunate, le marce, i vessilli, ma la struttura rimane. E il protagonista lo sa perfettamente, tanto che si sente un vincitore, non uno sconfitto. Quindi quest’uomo era lo zio, così come questo mondo è lo zio di quell’altro… ma in fondo sono la stessa cosa».
Per coinvolgerci in questa riflessione, l’autore usa nel testo una ricca contaminazione di generi: se da un lato appare evidente il riandare al mito tragico di Eracle, Lo zio si snoda anche fra soluzioni da dramma storico, da melò, da noir, da dramma psicologico, da poliziesco…
«Questo testo – afferma il regista Claudio Longhi – fa del travestimento la propria cifra e fa nascere la necessità di lavorare su più piani: la finzione, lo specchio, lo stato di allucinazione». Una sovrapposizione che ha praticato anche sul piano iconografico della messinscena, usando una struttura labirintica di specchi che moltiplicano le immagini e linee astratte nei costumi che ripropongono elementi del passato decontestualizzati: per portare in scena un presente che sente l’incubo della storia.
Fondamentali le prove di un cast d’attori impegnato e di spessore, dove spiccano i nomi – oltre che sello stesso Branciaroli – di Ivana Monti e Debora Caprioglio.
Lo Zio – Der Onkel di Franco Branciaroli è una produzione del Teatro De Gli Incamminati e del Teatro Stabile di Torino; hanno collaborato all’allestimento con il regista Claudio Longhi lo scenografo Giacomo Andrico, Gianluca Sbicca e Simone Valsecchi per i costumi, Iuraj Saleri per le luci. Accanto ai protagonisti Franco Branciaroli (lo Zio), Ivana Monti (Helga), Debora Caprioglio (Elisa), si muove una compagnia affiatata composta da Lino Guanciale (Hans), Mimma Mercurio, Franco Olivero, Giovanni Storti (gli Amici) e da Andrea Narsi (il Colonnello Ferlinghetti).
Precedente
8 Febbraio 2005
22 Febbraio 2005