RITORNA DOPO IL GRANDE SUCCESSO SEGNATO LO SCORSO ANNO ALLA SALA BARTOLI "SALA D'ATTESA"
Sala d’attesa
è stato applaudito alla Sala Bartoli da platee sempre da “tutto
esaurito”, nella scorsa stagione. E come vuole quella che negli ultimi
anni sta diventando una consolidata tradizione dello Stabile regionale,
lo spettacolo ottiene ora l’onore di una “rentrée” nella medesima
cornice… Una soddisfazione per la Compagnia L’Argante, che guidata da
Corrado Travan, autore e regista di interessante talento, si ripropone
al pubblico e alla critica.
Lo spettacolo sarà ospite “fuori abbonamento” del cartellone dello
stabile regionale alla Sala Bartoli da giovedì 15 a domenica 18
gennaio, tutte le sere repliche alle ore 21, tranne domenica quando si
inizia di pomeriggio, alle 17.
Sala d’attesa racconta una
storia toccante, o meglio molte piccole storie tutte legate dal fil
rouge di un periodo difficile, di uno sfondo dolente: quello della
Prima Guerra Mondiale. Ma propone anche uno spunto di riflessione
significativo e di respiro ampio ed attuale: evoca e restituisce
l’urgenza del racconto di sé, come indispensabile premessa alla
comprensione e quindi alla tolleranza delle idee altrui. «Nessuno sa
mai niente degli altri»: ciascuno di noi, forse, aspetta solo una
domanda in più, per cominciare a raccontare.
Interpretati con intensità da una compagnia affiatata, composta da
Paolo Fagiolo, Giulio Morgan, Sara Alzetta, Francesca Campello, Chiara
Beccari e dallo stesso Travan, i protagonisti – due sorelle, una
signora ricca, un impiegato, un giovane silenzioso, un capostazione –
si incontrano in una fredda e ventosa sera di dicembre, nel 1917. Si
incontrano nella dimensione sospesa e quasi irreale di un’attesa non
voluta: un treno bloccato dal gelo, li costringe infatti in una piccola
stazione. Davanti all’unico conforto del calore di una stufa, piano
piano si sciolgono fra loro, fino ad allora sconosciuti, i muri delle
barriere sociali, della diffidenza, dell’imbarazzo, del pudore.
Così si investono l’un l’altro di confessioni ora disperate ora
fiduciose, toccando le cose semplici della vita: storie di famiglie, di
guerra, di padri e figli, di uomini e donne, di illusioni e delusioni.
È una convivenza quasi dolorosa, in cui la tensione scaturisce dalle
continue oscillazioni fra la disponibilità al dialogo e il disagio di
dover ascoltare.
Ognuno di quei cuori racchiude in sé un segreto: forse una fede troppo
ingenua, o un rancore troppo cieco, forse una dolcezza inaridita, o un
rimorso, forse una fuga, o uno di quei dolori che possono trovare, nel
lavoro e nella compagnia, un po’ di sollievo, ma non la pace. E nessuno
di essi riesce a sottrarsi a quel palcoscenico angusto che offre loro
l’occasione di deporre il proprio fardello, magari solo per qualche
istante: in Sala d’attesa i
personaggi in scena sono i primi spettatori l’uno dell’altro, e si
scoprono allo stesso tempo giudici e accusati, testimoni e vittime.
Sala d’attesa è un testo
intimista, in cui i molti e minuti tasselli delle singole storie
individuali creano, alla fine, un mosaico compatto, ben definito, che,
come tutti i mosaici, va visto da lontano, va abbracciato in tutta la
sua ampiezza, perché solo nell’insieme ogni battuta, ogni gesto, ogni
sguardo, ogni sfumatura trova la sua giusta collocazione, e la sua
giustificazione.
Gli attori vivono dunque una palpitante prova individuale ma anche
corale: li accompagna la musica di Satie suonata al pianoforte dal vivo
da Marco Barbato. Per la sua breve durata, per la sua natura semplice e
sottile, per il suo contenuto quasi sussurrato, lontano da qualunque
retorica, Sala d’attesa potrebbe essere definita un esempio di “teatro da camera”.
Lo spettacolo è anche un omaggio nei confronti del Novecento e un
ricordo della Prima Guerra Mondiale, il mostro insaziabile che divorò
l’Europa d’inizio secolo e mandò al massacro milioni di giovani
innocenti, indifesi, inermi, e li imprigionò nel fango delle trincee e
nella morsa dell’inedia, schiacciandoli sino a togliere loro l’umanità.
Lo spettacolo prova anche a ridar voce, idealmente, ad uno di quei
giovani che, incapaci di accettare la propaganda nazionalistica e il
falso mito della gloria, non hanno mai capito perché furono mandati a
morte.
Scritto e diretto da Corrado Travan e prodotto dalla compagnia L’Argante, Sala d’attesa
si avvale dell’interpretazione di Giulio Morgan (Jacopo), Sara Alzetta
(Nora), Francesca Campello (Anna), Chiara Beccari (Lucia), Corrado
Travan (Angelo). Inoltre c’è la partecipazione di Paolo Fagiolo
(Lorenzo). Al pianoforte ascolteremo Marco Barbato.
Le scenografie sono a cura di Gabriele Cancelli, i costumi di Marzia Degrassi, mentre tecnico luci e audio è Enrico Saba.
Repliche dal 15 al 18 gennaio.