DAL 20 GENNAIO "L'ISTRUTTORIA" DI CLAUDIO FAVA, TESTO NATO DAGLI ATTI DI UN PROCESSO
L’istruttoria di Claudio Fava prosegue – dopo le repliche di Gomorra
– un ideale percorso legato al teatro contemporaneo d’impegno civile,
all’interno del cartellone altripercorsi del Teatro Stabile del Friuli
Venezia Giulia: interpretato da Claudio Gioè e Donatella Finocchiaro, diretti da Ninni Bruschetta, lo spettacolo va in scena alla Sala Bartoli da martedì 20 a domenica 25 gennaio.
Sono state necessarie duecentotrentaquattro udienze, duecentosessanta
testi ascoltati, seimila pagine di verbali per fare giustizia a
Giuseppe Fava, ucciso il 5 gennaio 1984 davanti al Teatro Stabile di
Catania. Era un ottimo scrittore e un coraggioso giornalista che non
temeva di mettersi “fuori dal coro” e che ha pagato con la vita proprio
per aver posto in luce gli accordi e le intese fra Cosa Nostra e i
cavalieri del lavoro catanesi.
Oggi il figlio, Claudio Fava, a propria volta scrittore di talento e di
forte personalità, trasforma gli atti di questo infinito processo in un
lavoro teatrale, che conserva estrema fedeltà alla verità delle cose
che in quel dibattimento furono dette, taciute, negate…
«Ogni processo è un palcoscenico irripetibile» spiega l’autore. «Un
luogo che incrocia destini, parole, follie. Che ricostruisce la storia
dei fatti e quella dei pensieri che li precedettero. Che mescola
menzogne a verità. In questo senso, il processo in morte di Giuseppe
Fava è già teatro: per la storia civile che rivela, per l’umanità
malata di certi suoi personaggi, i testimoni imbelli, i mafiosi
arroganti, gli investigatori ignavi. Ma anche per coloro che non si
piegarono, che conservarono intatta la memoria delle cose accadute e
del loro perché».
Ninni Bruschetta, a cui è stata affidata la regia di questo lavoro,
rincara con partecipazione: «Dopo aver letto questo testo mi sono
chiesto a cosa serva un processo per omicidio. Là dove il peggio è
fatto si continua a celebrare il male, aggiungendo al dolore
l’oscenità: il racconto dell’omicida, la difesa immorale dei colpevoli,
e fazioni di innocentisti e colpevolisti, che fanno riecheggiare, come
in un effetto domino, la tragedia già consumata, ma non ancora finita.
Questo processo è stato, come raramente accade, un processo che si è
concluso con la condanna dei veri colpevoli, degli esecutori e dei
mandanti. Ma a leggerne e a sentirne gli atti ne viene fuori una
società al limite del grottesco».
Una società in cui è accaduto che latitanti si muovessero scortati
dalle forze dell’ordine, che boss uccidessero quasi alla luce del sole
personaggi “scomodi” e che, contestualmente, i giornalisti negassero al
di là di ogni evidenza l’esistenza della mafia a Catania…Personaggi che
vengono evocati sul palcoscenico e fra loro - è bene menzionarli, ad
uso di chi non ha sentito parlare prima di questo processo - spiccano
la figura del Killer, Maurizio Avola, collaboratore di giustizia
condannato quale esecutore materiale dell’uccisione di Giuseppe Fava
con sentenza definitiva emessa in un processo separato. Poi l’inviato
speciale Tony Zermo, giornalista di punta del quotidiano “La Sicilia”,
il primo a scrivere (e soprattutto a omettere e a manipolare) sulle
indagini per il delitto Fava.
Il Commissario è invece Tommaso Beretta, capo della Squadra Mobile
negli anni della morte e delle prime innocue indagini sul delitto, poi
trasferito in una città del Nord.
C’è poi l’Onorevole, Giuseppe Aleppo, Deputato Regionale e Assessore
democristiano negli anni Ottanta, l’uomo di riferimento dei Cavalieri
del Lavoro di Catania nel governo regionale. L’Amica del mafioso è
Italia Amato, collaboratrice di giustizia: ospitò Nitto
Santapaola nei mesi di latitanza a Siracusa, durante
l’organizzazione del delitto. Nel quadro compare anche un editore,
Mario Ciancio, direttore e padrone de “La Sicilia” e di diversi media
siciliani. Il Collaboratore di giustizia che sentiremo nominare è
invece Angelo Siino, ed il mafioso è Natale D’Emanuele, cugino di Nitto
Santapaola. Il giornalista che si cita è Riccardo Orioles, collega di
Giuseppe Fava e tra i fondatori de “I Siciliani”.
Tasselli di un mondo che ha smarrito l’etica, la dignità e che Claudio
Gioè e Donatella Finocchiaro ritraggono, come in un rito civile,
attraverso il teatro, restituito appieno alla sua funzione di punto di
riferimento per il pensiero collettivo.
Accanto a loro, dipingono la scena di armonie musicali Giovanni Arena
(contrabbasso), Vincenzo Gangi (chitarra), Riccardo Gerbino
(percussioni) e Faisal Taher (voce).
Le scene sono firmate da Mariella Bellantone ed i costumi da Metella Roboni. Lo spettacolo è prodotto da Maurizio Puglisi.
Lo spettacolo replicherà ogni sera alle ore 21 e domenica 25 alle ore 17.
L’ufficio stampa