“RE LEAR” IN TOURNEE NEI PIU' PRESTIGIOSI TEATRI ITALIANI
- 10 Novembre 2004
- Generale
Un testo come Re Lear, capace di coniugare armoniosamente
ricchezza di significati e forza emotiva, è il nuovo importante impegno
produttivo del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e della
Compagnia Mario Chiocchio.
Diretto da Antonio Calenda, Re Lear è stato ideato e provato nella passata primavera al Politeama Rossetti di Trieste, sede dello Stabile, e dopo l’applaudito esordio al 56°Festival Shakespeariano al Teatro Romano di Verona, replica nei più prestigiosi teatri nazionali, forte di un cast che riunisce alcuni fra i migliori interpreti che il teatro italiano oggi possa vantare.
Roberto Herlitzka – che ha ricevuto nelle ultime due stagioni i premi più prestigiosi per il suo impegno teatrale e cinematografico – offre all’anziano Re tutte le sfumature che trascolorano fra fragilità e violenza, tenerezza e dolore. Accanto a lui Daniela Giovanetti dà vita al complesso personaggio di Cordelia, alla sua purezza, a quell’“Ama e taci” che segue fino alla fine come unica regola di vita. Luca Lazzareschi offre alla fondamentale figura di Edgar la propria intensità drammatica mentre Edmund, suo fratellastro e antagonista, si avvale del generoso e appassionato talento di Alessandro Preziosi.
E di grande spessore saranno le prove di Giorgio Lanza, teso ad affrontare un Gloucester in cui specularmente si riflettono i tormenti di Lear, di Rossana Mortara, di Osvaldo Ruggieri, tutti attori di riferimento dello Stabile del Friuli-Venezia Giulia, cui il regista ha chiesto un impegno interpretativo e d’analisi notevole.
Calenda ha infatti puntato su una lettura essenziale, lontana da clichés, che sapesse mettere in luce soprattutto la polisemia del testo, il meraviglioso, misterioso profilo di ogni personaggio e che ricreasse quell’universo irto di contraddizioni, in cui la verità, la giustizia sono mete raggiungibili solo attraverso la cecità e la follia. Un universo in cui la figura poetica di Lear appare dignitosa ma abbandonata, indifesa come un grande albero sradicato.
«(…) La tua sincerità sia dunque la tua dote: e infatti, per i sacri raggi del sole, per i misteri di Ecate e della notte, per tutti gli influssi delle sfere per cui esistiamo e cessiamo di esistere, qui io ripudio ogni mia cura paterna, affinità e legame di sangue, e d’ora in poi ti avrò sempre straniera al mio cuore e a me». Re Lear rivolge parole durissime alla propria figlia prediletta, Cordelia: la sua sola colpa è quella di non saper dar voce al proprio amore, usando i termini, la retorica che il padre vorrebbe e secondo cui egli intende misurare l’affetto della propria prole. Lear non immagina quale vuoto, o peggio, quali trame infide possano celarsi dietro le parole: e quindi si spoglia di ogni avere e autorità in favore delle figlie meno meritevoli.
È questo il nodo da cui scaturisce la tragedia del Re Lear di Shakespeare: uno dei maggiori capolavori della cultura occidentale – paragonato dalla critica moderna alla perfezione della Nona Sinfonia di Beethoven, del Parsifal wagneriano o del Giudizio Universale di Michelangelo – e contemporaneamente testo vivo, moderno, palpitante, veramente capace di “parlare” alle nostre platee.
«Re Lear – commenta Antonio Calenda – testimonia con sorprendente intensità il contrasto fra significante e significato, fra parola e sentimento, fra convenienza e sincerità… Un conflitto molto radicato in un mondo come il nostro, sempre più spesso dimentico dei valori profondi e incline a giustificare qualsiasi cosa – la guerra, la violenza, la disonestà – attraverso una ridda di parole vuote».
Il regista si è avvalso per l’allestimento della collaborazione dello scenografo Bruno Buonincontri e di Germano Mazzocchetti per le musiche di scena; Nino Napoletano ha curato il disegno luci dello spettacolo e il maestro d’armi Jerry Ferlan ha seguito gli attori che si battono in un duello che nello spettacolo allude a un combattimento kendo.
Particolarmente apprezzati – fin dall’esordio estivo a Verona – gli interpreti del Re Lear: Roberto Herlitzka (Lear, Re di Britannia), Daniela Giovanetti (Cordelia, figlia di Lear), Rossana Mortara (Gonerilla, figlia di Lear), Arianna Ninchi (Regana, figlia di Lear), Sebastiano Colla (Re di Francia/ Ufficiale al servizio di Edmund/ Gentiluomo, al Servizio di Cordelia), Adriano Braidotti (Duca di Borgogna), Marco Casazza (Duca di Cornovaglia, marito di Regana), Stefano Alessandroni (Duca di Albany, marito di Gonerilla), Osvaldo Ruggieri (Conte di Kent), Giorgio Lanza (Conte di Gloucester), Luca Lazzareschi (Edgar, figlio di Gloucester), Alessandro Preziosi (Edmund, figlio bastardo di Gloucester), Francesco Benedetto (Oswald, maggiordomo di Gonerilla), Claudio Tombini (Matto), Luciano Pasini (Cavaliere al Seguito di Lear ).
Per il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia - – ente che in questa stagione celebra il proprio Cinquantesimo anno d’attività – questo allestimento del Re Lear rappresenta un nuovo importante passo nel percorso di ricerca che da anni ormai Antonio Calenda ha legato al teatro elisabettiano, ed ha significativi precedenti in lavori molto apprezzati come Riccardo III (1996) con Franco Branciaroli, Amleto (1998) con Kim Rossi Stuart, Otello (2002) con Michele Placido e Sergio Romano, Giulio Cesare di Shakespeare per Giorgio Albertazzi (2002), fino al recentissimo Riflessioni dul Sogno d’una notte di mezza estate, laboratorio dedicato a giovani attori professionisti. Informazioni sul sito www.ilrossetti.it e allo Stabile del Friuli-Venezia Giulia (040/3593511).
Diretto da Antonio Calenda, Re Lear è stato ideato e provato nella passata primavera al Politeama Rossetti di Trieste, sede dello Stabile, e dopo l’applaudito esordio al 56°Festival Shakespeariano al Teatro Romano di Verona, replica nei più prestigiosi teatri nazionali, forte di un cast che riunisce alcuni fra i migliori interpreti che il teatro italiano oggi possa vantare.
Roberto Herlitzka – che ha ricevuto nelle ultime due stagioni i premi più prestigiosi per il suo impegno teatrale e cinematografico – offre all’anziano Re tutte le sfumature che trascolorano fra fragilità e violenza, tenerezza e dolore. Accanto a lui Daniela Giovanetti dà vita al complesso personaggio di Cordelia, alla sua purezza, a quell’“Ama e taci” che segue fino alla fine come unica regola di vita. Luca Lazzareschi offre alla fondamentale figura di Edgar la propria intensità drammatica mentre Edmund, suo fratellastro e antagonista, si avvale del generoso e appassionato talento di Alessandro Preziosi.
E di grande spessore saranno le prove di Giorgio Lanza, teso ad affrontare un Gloucester in cui specularmente si riflettono i tormenti di Lear, di Rossana Mortara, di Osvaldo Ruggieri, tutti attori di riferimento dello Stabile del Friuli-Venezia Giulia, cui il regista ha chiesto un impegno interpretativo e d’analisi notevole.
Calenda ha infatti puntato su una lettura essenziale, lontana da clichés, che sapesse mettere in luce soprattutto la polisemia del testo, il meraviglioso, misterioso profilo di ogni personaggio e che ricreasse quell’universo irto di contraddizioni, in cui la verità, la giustizia sono mete raggiungibili solo attraverso la cecità e la follia. Un universo in cui la figura poetica di Lear appare dignitosa ma abbandonata, indifesa come un grande albero sradicato.
«(…) La tua sincerità sia dunque la tua dote: e infatti, per i sacri raggi del sole, per i misteri di Ecate e della notte, per tutti gli influssi delle sfere per cui esistiamo e cessiamo di esistere, qui io ripudio ogni mia cura paterna, affinità e legame di sangue, e d’ora in poi ti avrò sempre straniera al mio cuore e a me». Re Lear rivolge parole durissime alla propria figlia prediletta, Cordelia: la sua sola colpa è quella di non saper dar voce al proprio amore, usando i termini, la retorica che il padre vorrebbe e secondo cui egli intende misurare l’affetto della propria prole. Lear non immagina quale vuoto, o peggio, quali trame infide possano celarsi dietro le parole: e quindi si spoglia di ogni avere e autorità in favore delle figlie meno meritevoli.
È questo il nodo da cui scaturisce la tragedia del Re Lear di Shakespeare: uno dei maggiori capolavori della cultura occidentale – paragonato dalla critica moderna alla perfezione della Nona Sinfonia di Beethoven, del Parsifal wagneriano o del Giudizio Universale di Michelangelo – e contemporaneamente testo vivo, moderno, palpitante, veramente capace di “parlare” alle nostre platee.
«Re Lear – commenta Antonio Calenda – testimonia con sorprendente intensità il contrasto fra significante e significato, fra parola e sentimento, fra convenienza e sincerità… Un conflitto molto radicato in un mondo come il nostro, sempre più spesso dimentico dei valori profondi e incline a giustificare qualsiasi cosa – la guerra, la violenza, la disonestà – attraverso una ridda di parole vuote».
Il regista si è avvalso per l’allestimento della collaborazione dello scenografo Bruno Buonincontri e di Germano Mazzocchetti per le musiche di scena; Nino Napoletano ha curato il disegno luci dello spettacolo e il maestro d’armi Jerry Ferlan ha seguito gli attori che si battono in un duello che nello spettacolo allude a un combattimento kendo.
Particolarmente apprezzati – fin dall’esordio estivo a Verona – gli interpreti del Re Lear: Roberto Herlitzka (Lear, Re di Britannia), Daniela Giovanetti (Cordelia, figlia di Lear), Rossana Mortara (Gonerilla, figlia di Lear), Arianna Ninchi (Regana, figlia di Lear), Sebastiano Colla (Re di Francia/ Ufficiale al servizio di Edmund/ Gentiluomo, al Servizio di Cordelia), Adriano Braidotti (Duca di Borgogna), Marco Casazza (Duca di Cornovaglia, marito di Regana), Stefano Alessandroni (Duca di Albany, marito di Gonerilla), Osvaldo Ruggieri (Conte di Kent), Giorgio Lanza (Conte di Gloucester), Luca Lazzareschi (Edgar, figlio di Gloucester), Alessandro Preziosi (Edmund, figlio bastardo di Gloucester), Francesco Benedetto (Oswald, maggiordomo di Gonerilla), Claudio Tombini (Matto), Luciano Pasini (Cavaliere al Seguito di Lear ).
Per il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia - – ente che in questa stagione celebra il proprio Cinquantesimo anno d’attività – questo allestimento del Re Lear rappresenta un nuovo importante passo nel percorso di ricerca che da anni ormai Antonio Calenda ha legato al teatro elisabettiano, ed ha significativi precedenti in lavori molto apprezzati come Riccardo III (1996) con Franco Branciaroli, Amleto (1998) con Kim Rossi Stuart, Otello (2002) con Michele Placido e Sergio Romano, Giulio Cesare di Shakespeare per Giorgio Albertazzi (2002), fino al recentissimo Riflessioni dul Sogno d’una notte di mezza estate, laboratorio dedicato a giovani attori professionisti. Informazioni sul sito www.ilrossetti.it e allo Stabile del Friuli-Venezia Giulia (040/3593511).
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