Ritorna al pubblico di Trieste un’attrice molto amata per la sua grande
bravura e la sua sensibilità che anche sta volta toccherà i
nostri cuori e le nostre menti. Ottavia Piccolo, dà voce a Terra
di latte e miele. Lo spettacolo, prodotto da La Contemporanea
è in realtà un monologo scritto da Manuela Dviri, alla sua prima
esperienza di scrittura teatrale e aiutata da Silvano Piccardi che ne
firma anche la regia.
Con Terra di Latte e Miele, Ottavia Piccolo, da sempre impegnata per la
pace, racconta un mondo tragicamente lontano dal nostro. Non vuole
essere una bandiera o uno slogan politico, è un pezzo di vita vera, è
la scoperta – dura, concreta - di cosa significhino per le persone in
carne e ossa i grandi eventi che sconvolgono la loro e la nostra
esistenza, e di cui paradossalmente la televisione, i giornali non ci
sanno comunicare la vera, drammatica portata.
Sappiamo cosa succede nel cuore e nella mente di una persona
“qualunque” che vive a Tel Aviv, o a Gerusalemme, o a Betlemme, o a
Gaza, in una “qualunque” giornata di ordinaria carneficina? È da questa
domanda che nasce l’idea del regista, idea che, dopo l’incontro con
Manuela Dviri Vitali Norsa - giornalista e scrittrice ebrea, italiana
di nascita e israeliana per scelta - è diventata realtà. Proprio grazie
ai racconti della sua quotidianità a Tel Aviv è nato il testo di questo
spettacolo: Ottavia Piccolo - interprete toccante e delicata, che
ritorna al Rossetti - porta in scena il dramma di una donna che convive
con la guerra, ma continua a lottare per la pace.
Terra di Latte e Miele è la definizione biblica della Terra Promessa,
di Israele, e proprio qui, in un sabato prima della Pasqua del 2002 è
ambientata la particolare giornata di Leah. La donna è sola in casa
perché il marito, ebreo ortodosso, è andato in sinagoga. Lei
approffitta della solitudine per lavorare al suo documentario, “Medio
Oriente: guida al turista che non c’è” e per parlare al telefono con le
sue amiche, Maria e Hanan, la prima è un’insegnante cattolica, la
seconda una giornalista musulmana. Tutto sembra essere tranquillo
finché la tragedia di bombardamenti e rappresaglie dell’esercito
israeliano ricomincia all’esterno della sua bella casa. Ciò avvia in
Leah un viaggio interiore fatto di dubbi, di domande e di ricordi delle
persone più amate: il padre, il marito e il figlio, simbolo di un
futuro spezzato dalla guerra. Ma il doloroso tourbillon di pensieri
viene improvvisamente bloccato da una sconvolgente telefonata...
Sarà un tourbillon di emozioni anche per il pubblico della Sala
Bartoli, che dal 28 gennaio al 6 febbraio si troverà di fronte, non
solo le immagini di una tragedia lontana data alla tv, ma un dramma di
una donna vera, con una famiglia, un figlio ucciso, che, grazie a
questo spettacolo è vicina a noi.
Ad animare la realistica scena firmata da Marco Capuana ci saranno
dunque, Ottavia Piccolo e Enzo Curcurù (figlio di Leah), le musiche
sono a cura di Luigi Cinque ed il filmato è di Miranda Nocelli, tutto
per la regia di Silvano Piccardi che ha anche collaborato alla stesura
del testo.
Lo spettacolo è in abbonamento per “altripercorsi”; i biglietti ancora
disponibili sono in vendita a 15 euro (Interi), con riduzione Under 25
a euro 12,50.