- 15 Dicembre 2004
- Generale
Il 2004 al Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia si chiude con un grande e atteso appuntamento di “Prosa”: si tratta di Spettri di Henrik Ibsen, nella nuova edizione firmata da Massimo Castri, uno dei registi più accreditati del nostro tempo, nonché grande esperto ibseniano (con i suoi preziosi allestimenti – a partire dagli anni Ottanta - di Rosmersholm, Hedda Gabler, Il piccolo Eyolf e John Gabriel Borkman).
Lo spettacolo sarà in scena al Politeama Rossetti - per il cartellone “Prosa” dello Stabile regionale - da mercoledì 15 a domenica 19 dicembre. Ne sono protagonisti Ilaria Occhini, Alarico Salaroli, Luciano Virgilio, Pierluigi Corallo e Irene Petris, compagnia del Teatro Biondo Stabile di Palermo che produce lo spettacolo.
Rappresentato per la prima volta a Chicago nel 1882 Spettri, scritto durante il soggiorno italiano dell’autore, fin dall’esordio è stato molto discusso per le sue problematiche che scavano duramente tra le miserie della società borghese. Pur senza dimenticare tale dimensione di critica sociale – costantemente presente e con esiti innovativi nell’opera ibseniana – e ignorando l’influsso delle correnti positivistiche e darwinistiche, che spesso viene attribuito all’autore, Massimo Castri guarda ora a Spettri quasi “attraverso la lente di Strindberg” e, dunque, il pensiero di Freud e Groddeck.Spiega infatti lo studioso Roberto Alonge: «Castri ha il merito di buttarsi alle spalle, con brusco gesto di fastidio, tutta la retorica su un Ibsen cantore di idealità civili e progressive. È come se il regista guardasse a Ibsen attraverso la lente di Strindberg: l’universo ibseniano gli appare incentrato in maniera quasi maniacale sul confronto-scontro che mette uomo e donna, maschio e femmina, ai due poli della comunicazione teatrale. L’approccio sociologico scivola irresistibilmente verso l’approccio psicanalitico».Un approccio che ben si armonizza al rigoroso metodo critico e poi scenico di Castri, molto attento allo “scavo” allo studio del sottotesto e dei profili più reconditi dei diversi personaggi.
Un lavoro particolarmente interessante se alla base di tutto ci sono le tormentate creature ibseniane: personaggi ricchi di sfaccettature, di contraddizioni, di luci e di ombre che li rendono veri, palpitanti.È la sofferta realtà di queste figure a rendere la drammaturgia di Ibsen ancor oggi tanto interessante (assieme anche ai rimandi onirici, simbolici, all’universalità che assume ogni sua storia): è la loro sostanza a “trasportarci” dalla drammaturgia ottocentesca, dal naturalismo, alla complessità del Novecento.
Rispondono appieno a tali linee i protagonisti di Spettri: Helene Alving è una ricca signora che nasconde nel proprio passato il peso di un matrimonio fallimentare, vissuto al fianco d’un uomo cinico e dissoluto e sopportato in nome delle convenzioni sociali. Proprio in memoria in dell’uomo, che si vorrebbe far credere ora un benefattore, la signora ha fondato un asilo. L’inaugurazione offre un’occasione d’incontro fra il figlio di lei, Osvald, reduce da un lungo periodo trascorso a Parigi e il pastore Manders che la donna ama. Commentando la frivola vita parigina, il giovane crea sconcerto: egli sembra avviato ormai alla vita d’artista, dipinge e il suo ritorno a casa appare sereno. Pur avendo sempre tenuto il figlio all’oscuro dei drammi familiari la donna non riesce però a proteggerlo dalla sofferenza: possenti inquietudini si agitano infatti nell’animo di Osvald, prima fra tutte l’incombere di una malattia che lo condurrà alla pazzia (e che gli è stata trasmessa evidentemente dal padre). E anche l’insperato raggio di luce che per lui rappresenta l’amore di Regina – una giovane cameriera – è destinato a spegnersi quando la madre gli rivela che la ragazza è la sua sorellastra, frutto della condotta dissoluta del padre … Fra Osvald e la madre si innesca dunque un durissimo confronto, alla fine del quale il giovane le rivela di desiderare gli sia data la morte piuttosto che esser lasciato preda della follia a cui il suo male lo condurrebbe.
A scorrerla in sintesi, la trama di Spettri sembra contenere tutti gli elementi del dramma borghese: pesanti segreti celati dietro ineccepibili apparenze, conflitti sociali, serrati e drammatici confronti generazionali. La forza di Ibsen - e dell’allestimento di Castri - è quello di rivelare molto di più, di andare oltre al realismo investendo ogni evento di una suggestiva forza simbolica e di un significativo scavo psicologico.
Spettri di Henrik Ibsen va in scena al Politeama Rossetti per la regia di Massimo Castri, con Ilaria Occhini (Helene Alving), Alarico Salaroli (Engstrand, falegname), Luciano Virgilio (Il pastore Manders), Pierluigi Corallo (Oswald, figlio di Helene), Irene Petris (Regine Engstrand). Le scene e i costumi sono di Claudia Calvaresi, le luci di Gigi Saccomandi e le musiche di Giancarlo Facchinetti.
Biglietti sono ancora in vendita al prezzo di € 27,50 (Platea A), di € 24 (Platea B), di € 19 (Platea C), di €14 per le gallerie. Sono previste riduzioni per chi non supera i 25 anni d’età. Informazioni e acquisti di biglietti, presso la Biglietteria del Politeama Rossetti (da martedì a sabato 8.30-12.30, 15.30-19) e il nuovo Ticket Point di Corso Italia (giorni feriali 8.30-12.30, 15.30-19) e presso le consuete agenzie di Monfalcone (Agenzia Universal), Gorizia (Agenzia Appiani) e Udine (Associazione Culturale Udine Sipario). Informazioni e acquisti anche sul sito www.ilrossetti.it e al CallTicket (telefonando allo 040 986.986.6 dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 21 e il sabato fino alle 17.30, disponendo di una carta di credito). Solo informazioni invece al numero del Teatro Stabile: 040 3593511.