MARCO PAOLINI È IN SCENA ALLO STABILE REGIONALE CON "IL SERGENTE" ISPIRATO ALL'OPERA DI MARIO RIGONI STERN
- 27 Gennaio 2006
- Generale
Debutta a Trieste martedì 31 gennaio l’attesissimo spettacolo di Marco Paolini Il Sergente,
ispirato al capolavoro di Mario Rigoni Stern. In scena al Teatro
Stabile del Friuli-Venezia Giulia per il cartellone altripercorsi, lo
spettacolo replica anche l’1 e il 2 febbraio al Politeama Rossetti,
sempre alle ore 20.30.
In scena, una grande carta geografica e una macchina da scrivere: Marco Paolini – il grande affabulatore del teatro italiano – ha scelto questi strumenti per il suo Il Sergente. Una mappa per pianificare il viaggio e qualcosa per prendere appunti da non dimenticare più.
Il viaggio di Marco Paolini è anche quello di un artista che da Il racconto del Vajont a IlMilione, da Parlamento chimico a Racconto per Ustica, ha continuato coraggiosamente ad allargare il respiro delle sue riflessioni: fino a ripercorrere i passi di Mario Rigoni Stern, prendendo ispirazione dallo struggente “Il sergente della neve”.
Il libro, del 1953, è il racconto autobiografico dell’allora sergente Rigoni, impegnato nella sanguinosa campagna di Russia durante il secondo conflitto mondiale. Ambientato nell’inverno 1942-43, affronta uno degli episodi più drammatici nella nostra storia: la ritirata dei soldati attraverso la taiga russa. Una ritirata tragica, assurda, di cui non si parla spesso e che oggi è addirittura difficile immaginare, tanto sono inumani i suoi tratti.
Ormai allo sbando e circondati dall’Armata Rossa, i personaggi della vicenda, reali, cercano di sopravvivere, passando da un villaggio all’altro con alterne fortune. Li guida un giovane sergente, l’autore del romanzo. E proprio grazie alla sua sensibilità, conosciamo uomini sconvolti dal conflitto, ma che mantengono fino in fondo la dignità, anche quando la guerra “imbestia”: così il tenente Cenci, molto amico di Rigoni e generoso in battaglia; il caporalmaggiore Moreschi, sempre di buonumore nonostante tutto; Tourn, alpino piemontese che nasconde con allegria la paura; Lombardi, cupo e taciturno; il caporale Pintossi, calmo e flemmatico… piccoli grandi uomini che affrontano un’avventura spesso senza via d’uscita.
Per capire meglio questa durissima realtà, Paolini ha compiuto egli stesso un viaggio sul Don, nei luoghi che sono stati teatro degli assurdi eventi culminati nella battaglia di Nicolajewka. Ecco allora che il passato di Rigoni Stern s’intreccia alle attuali impressioni di Paolini, che – con il suo eccezionale carisma, con il suo discorrere inclazante – trae dallo spettacolo una forte invettiva contro ogni conflitto, oltre che l’omaggio doveroso a quegli uomini imprigionati nelle nevi di Russia. Molti morirono: le cronache riportano che la ritirata dell’Armir costò – secondo ottimistiche stime – 75.000 vite… Se il delicato canto di donne che riverbera nel finale dello spettacolo, riaccoglie simbolicamente in Patria il Sergente e chi si è salvato, ecco che l’anelito alla pace che pervade il monologo di Paolini rappresenta forse il più sensato omaggio a coloro che dal Don non hanno fatto ritorno, lasciando sole altre donne – madri, spose, figlie – destinate ad attenderli per sempre, con speranza, con amore, ma vanamente.
«Per Mario Rigoni scrivere è stato un anticorpo alla disumanità» dice l’attore. «Ecco, forse quello che sto cercando è un anticorpo alla disumanità della condizione di spettatore. È un’illusione credere di esser spettatori di una guerra lontana... Senza la coscienza che non puoi “chiamarti fuori”, che se rimuovi questa cosa dalla tua vita, stai già scivolando in una perdita. Mi ritrovo nella voglia di non arrendersi che era di Rigoni e dei suoi alpini, ma non come gesto di eroismo, lui marciava nella neve portandosi in spalla il peso tremendo delle armi. I volantini russi dicevano: italiani, siete a quattromila chilometri da casa, arrendetevi. Chi si arrendeva all’evidenza della realtà, alla stanchezza, chi rinunciava alle armi che aveva, a oliarle, pulirle e tenerle in efficienza, era finito. Io penso che la democrazia sia la nostra arma, quella che ha bisogno di manutenzione, e la dobbiamo curare.
Il Sergente non è un lavoro di denuncia ma non è nemmeno un medicamento per l’anima perché credo che il teatro non possa essere né terapia né antidoto. Penso alla possibilità di attingere all’esperienza e penso che questo serva alla memoria, serva a prepararsi meglio ad affrontare le cose. Un teatro inteso forse come addestramento, come istruzione».
Il Sergente - a Mario Rigoni Stern è uno spettacolo di e con Marco Paolini. In scena anche Marco Austeri (maestrino di scena), le luci sono a cura di Monia Giannobile, alla consolle audio è roberto Grassi, il progetto scenico è di Andrea Violato, mentre si occupa della direzione tecnica Marco Busetto. Il Sergente è prodotto da Michela Signori – Jolefilm.
Interessanti i contributi musicali che contano su musiche originali al piano di Uri Cane, di Alone di Giovanni Sollima eseguita al cello da Mario Brunello e de Il sergente della neve cantata da Marco Paolini e i Mercanti di Liquore. Lo spettacolo va in scena al Politeama Rossetti martedì 31 gennaio alle ore 20.30 e in replica l’1 e il 2 febbraio per “altripercorsi”.
Acquisti di biglietti sono possibili presso la Biglietteria del Politeama Rossetti (da martedì a sabato 8.30-12.30, 15.30-19) e il Ticket Point di Corso Italia (giorni feriali 8.30-12.30, 15.30-19), presso le agenzie di Monfalcone (Agenzia Universal), Gorizia (Agenzia Appiani) e Udine (Associazione Culturale Udine Sipario) e presso le Agenzie del circuito Charta presenti sul territorio nazionale. Vendita al telefono: Call Ticket 040. 986.986.6, informazioni allo 040/3593511. Informazioni e acquisti anche sul sito www.ilrossetti.it.
In scena, una grande carta geografica e una macchina da scrivere: Marco Paolini – il grande affabulatore del teatro italiano – ha scelto questi strumenti per il suo Il Sergente. Una mappa per pianificare il viaggio e qualcosa per prendere appunti da non dimenticare più.
Il viaggio di Marco Paolini è anche quello di un artista che da Il racconto del Vajont a IlMilione, da Parlamento chimico a Racconto per Ustica, ha continuato coraggiosamente ad allargare il respiro delle sue riflessioni: fino a ripercorrere i passi di Mario Rigoni Stern, prendendo ispirazione dallo struggente “Il sergente della neve”.
Il libro, del 1953, è il racconto autobiografico dell’allora sergente Rigoni, impegnato nella sanguinosa campagna di Russia durante il secondo conflitto mondiale. Ambientato nell’inverno 1942-43, affronta uno degli episodi più drammatici nella nostra storia: la ritirata dei soldati attraverso la taiga russa. Una ritirata tragica, assurda, di cui non si parla spesso e che oggi è addirittura difficile immaginare, tanto sono inumani i suoi tratti.
Ormai allo sbando e circondati dall’Armata Rossa, i personaggi della vicenda, reali, cercano di sopravvivere, passando da un villaggio all’altro con alterne fortune. Li guida un giovane sergente, l’autore del romanzo. E proprio grazie alla sua sensibilità, conosciamo uomini sconvolti dal conflitto, ma che mantengono fino in fondo la dignità, anche quando la guerra “imbestia”: così il tenente Cenci, molto amico di Rigoni e generoso in battaglia; il caporalmaggiore Moreschi, sempre di buonumore nonostante tutto; Tourn, alpino piemontese che nasconde con allegria la paura; Lombardi, cupo e taciturno; il caporale Pintossi, calmo e flemmatico… piccoli grandi uomini che affrontano un’avventura spesso senza via d’uscita.
Per capire meglio questa durissima realtà, Paolini ha compiuto egli stesso un viaggio sul Don, nei luoghi che sono stati teatro degli assurdi eventi culminati nella battaglia di Nicolajewka. Ecco allora che il passato di Rigoni Stern s’intreccia alle attuali impressioni di Paolini, che – con il suo eccezionale carisma, con il suo discorrere inclazante – trae dallo spettacolo una forte invettiva contro ogni conflitto, oltre che l’omaggio doveroso a quegli uomini imprigionati nelle nevi di Russia. Molti morirono: le cronache riportano che la ritirata dell’Armir costò – secondo ottimistiche stime – 75.000 vite… Se il delicato canto di donne che riverbera nel finale dello spettacolo, riaccoglie simbolicamente in Patria il Sergente e chi si è salvato, ecco che l’anelito alla pace che pervade il monologo di Paolini rappresenta forse il più sensato omaggio a coloro che dal Don non hanno fatto ritorno, lasciando sole altre donne – madri, spose, figlie – destinate ad attenderli per sempre, con speranza, con amore, ma vanamente.
«Per Mario Rigoni scrivere è stato un anticorpo alla disumanità» dice l’attore. «Ecco, forse quello che sto cercando è un anticorpo alla disumanità della condizione di spettatore. È un’illusione credere di esser spettatori di una guerra lontana... Senza la coscienza che non puoi “chiamarti fuori”, che se rimuovi questa cosa dalla tua vita, stai già scivolando in una perdita. Mi ritrovo nella voglia di non arrendersi che era di Rigoni e dei suoi alpini, ma non come gesto di eroismo, lui marciava nella neve portandosi in spalla il peso tremendo delle armi. I volantini russi dicevano: italiani, siete a quattromila chilometri da casa, arrendetevi. Chi si arrendeva all’evidenza della realtà, alla stanchezza, chi rinunciava alle armi che aveva, a oliarle, pulirle e tenerle in efficienza, era finito. Io penso che la democrazia sia la nostra arma, quella che ha bisogno di manutenzione, e la dobbiamo curare.
Il Sergente non è un lavoro di denuncia ma non è nemmeno un medicamento per l’anima perché credo che il teatro non possa essere né terapia né antidoto. Penso alla possibilità di attingere all’esperienza e penso che questo serva alla memoria, serva a prepararsi meglio ad affrontare le cose. Un teatro inteso forse come addestramento, come istruzione».
Il Sergente - a Mario Rigoni Stern è uno spettacolo di e con Marco Paolini. In scena anche Marco Austeri (maestrino di scena), le luci sono a cura di Monia Giannobile, alla consolle audio è roberto Grassi, il progetto scenico è di Andrea Violato, mentre si occupa della direzione tecnica Marco Busetto. Il Sergente è prodotto da Michela Signori – Jolefilm.
Interessanti i contributi musicali che contano su musiche originali al piano di Uri Cane, di Alone di Giovanni Sollima eseguita al cello da Mario Brunello e de Il sergente della neve cantata da Marco Paolini e i Mercanti di Liquore. Lo spettacolo va in scena al Politeama Rossetti martedì 31 gennaio alle ore 20.30 e in replica l’1 e il 2 febbraio per “altripercorsi”.
Acquisti di biglietti sono possibili presso la Biglietteria del Politeama Rossetti (da martedì a sabato 8.30-12.30, 15.30-19) e il Ticket Point di Corso Italia (giorni feriali 8.30-12.30, 15.30-19), presso le agenzie di Monfalcone (Agenzia Universal), Gorizia (Agenzia Appiani) e Udine (Associazione Culturale Udine Sipario) e presso le Agenzie del circuito Charta presenti sul territorio nazionale. Vendita al telefono: Call Ticket 040. 986.986.6, informazioni allo 040/3593511. Informazioni e acquisti anche sul sito www.ilrossetti.it.
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26 Gennaio 2006