- 15 Gennaio 2010
- Generale
È uno spettacolo molto atteso
Zio Vanja di Anton Cechov, produzione della
Fondazione del Teatro Stabile di Torino e della Fondazione del Teatro Regionale
Alessandrino, che – nell’allestimento firmato da Gabriele Vacis – replica al
Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, nell’ambito della Stagione di Prosa,
da martedì 19 gennaio.
Il capolavoro cechoviano
tratteggia un mondo di personaggi svagati, frustrati, tutti sottilmente
infelici, spesso egoisti… Ci sono gli intellettuali incapaci d’impegnarsi a
difendere realmente quelle idee di cui fanno soltanto vacuo sfoggio, c’è un
ricco professore che arriva in campagna e minaccia – forse solo con l’intento
di continuare a farsi mantenere – di interrompere un collaudato status quo, ci sono l’anziano zio Vanja e la dolce e un po’
sfiorita Sonja, così in apprensione da non essere in grado di agire lucidamente
in propria difesa… Si tratta di personaggi intrappolati dal tempo, da un
destino comune che li attanaglia, e a cui però si abbandonano consapevoli,
consolandosi con le ovvietà della propria esistenza: la consuetudine del tè, la
vodka, la musica, il ricevere, il riposo… Nei loro discorsi rimangono
disseminati i sintomi di un’ansia sottile e senza risposte: l’ossessione per il
lavoro, per il denaro, per il domani.
Potrebbero incarnare anche il
nostro ritratto, queste figure: personaggi che portano in sé i segni di una
società in crisi. Invece sono creature di Anton Cechov, inventate dal grande
drammaturgo russo nel 1897 per il suo Zio Vanja. Creature attraverso le quali l’autore registra la mutazione di
un’epoca, senza però permettere loro di prendervi parte.
E chissà che al pubblico delle
nostre sale non suoni come una beffa, l’ansiosa domanda del dottor Astrov, che
nel corso del dramma più volte si chiede “quanto sarà migliore la vita fra
cent’anni”…
Davanti al nuovo allestimento
del dramma cechoviano, diretto da un regista dallo stile scarno ma efficace
come Gabriele Vacis, molti spettatori troveranno – più di un secolo dopo –
molte congruenze fra le inquietudini rappresentate e quelle che ci
appartengono.
A dare sostanza sulla scena
alle idee del regista e a una piéce
sempre in intelligente equilibrio fra malinconia e umorismo, è una compagnia
sobria e compatta, formata in parte da attori che hanno una forte intesa con
Vacis e che hanno condiviso con lui l’esperienza del Teatro Settimo: fra essi
vanno menzionati almeno Eugenio Allegri, che interpreta Vanja e Laura Curino,
che dà vita alla balia.
La vicenda narrata da Cechov è molto nota, e rappresenta
alla perfezione quel suo modo particolare di fare drammaturgia, apparentemente
“senza che nulla accada”: l’azione si svolge in una casa di campagna, l’anziano Vanja si occupa della tenuta di Sonja, sua
nipote, e il padre di lei, il professor Serebrjakòv ne percepisce i redditi. La
serenità di Vanja è interrotta dall’arrivo di Serebrjakòv, accompagnato dalla
sua seconda, bellissima moglie Elena. Pare che i due vogliano trascorrere un
periodo dell’estate nella tenuta, lontani dalla città: in realtà l’uomo si
rivela intenzionato a vendere quella terra. Vanja ne rimane sconvolto, e tenta
di uccidere, senza successo, Serebrjakòv: egli però risolve infine di lasciare
al cognato il compito di continuare a far prosperare la tenuta garantendogli
una rendita. Nulla di nuovo, dunque. Come a nulla di nuovo porteranno le tirate
da ambientalista ante litteram di
Astrov, e i sospiri d’amore che Sonja spende per lui …
A far da contraltare a
personaggi tanto consapevoli – in scena uno ad uno raccontano con chiarezza la
loro “verità” – eppure così evanescenti, è un allestimento interessante, che
Vacis ha concepito con Roberto Tarasco: i personaggi recitano in uno spazio
delimitato da un sipario di cellophan, quasi la parete di un terrario
attraverso la quale il pubblico può “vederli vivere”.
Alle loro vaghe
intenzioni, fanno da contrappunto una colonna sonora realistica, composta da
echi di canzoni, cinguettii, latrati di cani e – sul piano visivo – una
continua animazione sullo sfondo delle scene: servitori che spostano mobili,
oggetti, tappeti, un samovar… Reperti di un passato che ancora appartiene loro,
ma di cui non riconoscono il senso profondo, da cui non sanno trarre la forza
per evolvere.
Prodotto dalla Fondazione
del Teatro Stabile di Torino e dalla Fondazione del Teatro Regionale
Alessandrino Zio Vanja di Anton
Cechov, si avvale della già menzionata regia di Gabriele Vacis. Lo spettacolo,
con l’adattamento originale dello stesso Vacis e di Federico Perrone, è
interpretato da Eugenio Allegri (Zio Vanja), Laura Curino (Balia), Paolo
Devecchi (Iljà Telèghin), Michele
Di Mauro (Michaíl Àstrov), Lucilla
Giagnoni (Elèna Andrèevna), Davide
Gozzi (Efim), Alessandro
Marchetti (Aleksàndr Serebrjakòv),
Laura Panti (Maria Vasílievna),
Francesca Porrini (Sonja Aleksàndrovna). Della composizione delle scene, dei costumi, delle luci e della scenofonia
si è occupato Roberto Tarasco. Gli studi per la scenografia sono di Lucio
Diana.
Zio Vanja di Anton Cechov va in scena al Politeama Rossetti da
martedì 19 a domenica 24 gennaio: repliche serali alle ore 20.30, mercoledì e
domenica alle ore 16 vanno in scena le recite pomeridiane.
La Stagione 2009-2010
del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno
della Fondazione CRTrieste.
Prenotazioni e
acquisti di biglietti possono essere effettuate presso tutti i punti vendita
del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e naturalmente presso la
Biglietteria del Politeama Rossetti. Ulteriori informazioni sono disponibili
anche sul sito internet del Teatro www.ilrossetti.it e al numero telefonico
040-3593511.
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