FINE GENNAIO CON “IL GRIGIO” DI GABER
- 24 Gennaio 2005
- Generale
Non sarà l’amatissimo Giorgio Gaber a dare voce sulla scena del
Politeama Rossetti alla poetica, ironica, originalissima prosa de Il
Grigio. Il testo che Gaber scrisse assieme a Sandro Luporini alla fine
degli anni Ottanta e di cui fu anche divertentissimo e incisivo
protagonista, è infatti affidato all’interpretazione di due
“promesse” del teatro italiano, artisti giovani e preparatissimi quali
Fausto Russo Alesi (il protagonista) e Serena Sinigaglia che ne firma
la regia.
In tale versione Il Grigio – produzione Piccolo Teatro di Milano, in collaborazione con l’Associazione Culturale Giorgio Gaber – giunge sul palcoscenico del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, ospite del cartellone “altripercorsi” mercoledì 26 e giovedì 27 gennaio alle ore 20.30.
«Il Grigio è la storia di un uomo disgustato dalla volgarità del mondo di oggi, che si ritira da tutto, fugge in una casa di campagna» scrive Giorgio Gaber. «Qui sprofonda in un bilancio della propria esistenza, ed è un bilancio spietato, sia nell’ironia sia nell’angoscia. Ma bando agli equivoci: non è la storia della mia vita. Già una decina d’anni fa Sandro Luporini e io avevamo pensavamo di girare un film. Ma nel film, prima o poi, il Grigio lo si sarebbe dovuto vedere… Così, invece, il mio colloquio è diventato un viaggio nel mistero e nel delirio».
Per fare omaggio all’artista, scomparso nel 2003, il Piccolo Teatro di Milano ha infatti riallestito il testo che Gaber scrisse e interpretò nel 1988 – affidandolo alle cure di due giovani “promesse” del teatro italiano, Serena Sinigaglia, che firma la regia e Fausto Russo Alesi, il protagonista.
Appena trentenni, ma forti di una profonda preparazione (basti citare il premio Ubu e quello dell’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali che lui si è aggiudicato di recente, e il vasto curriculum di lei, con una serie di regie liriche, di prosa, di radiodrammi), i due hanno creato uno spettacolo intenso, rigorosissimo, privo di orpelli: linee che sembrano le più appropriate alla creazione di un “tributo” antinostalgico e anticelebrativo, come forse sarebbe piaciuto a Gaber.
Poeta del dubbio, sguardo disincantato e ironico sulla realtà, Giorgio Gaber ha intrecciato nella sua carriera in modo irripetibile e sottile la forma del “teatro canzone” alla riflessione sociale, il gusto per l’ironia pungente all’attenta analisi introspettiva: ne Il Grigio, scritto assieme a Sandro Luporini, l’autore si distanzia dal “teatro canzone” per concentrarsi sull’interiorità, si riconcilia con il mondo della prosa e scrive un lungo monologo, ove la musica c’è (resa dal vivo dal percussionista Stefano Bardella e al pianoforte da Dario Grandini) solo per sottolineare le tensioni del racconto.
Una dimensione rispettata anche nella lettura della Sinigaglia che restituisce in modo essenziale e palpitante il talento drammaturgico di Gaber, la forza e l’attualità delle sue riflessioni. Che in questo testo, ormai “della maturità” di Gaber e Luporini, conducono a una inedita conciliazione, a una sorta di pietas verso l’uomo.
In una prova di assoluto impegno – quasi due ore di monologo in uno spazio vuoto, senza soste né supporti – Fausto Russo Alesi interpreta l’intellettuale disilluso ed egoista, che si rifugia nella propria casa di campagna per sottrarsi alle responsabilità quotidiane. Vorrebbe convincersi d’aver intrapreso una pausa di riflessione, ma presto si comprende che fugge da una confusa situazione popolata da un’ex-moglie, un figlio, un’amante, una figlia dell’amante…
Purtroppo però anche in questo “ritiro” non può trovar pace: della casa si è infatti appropriato il Grigio, un topo disinibito e furbissimo contro cui il protagonista innesca una caccia comica e vana. Tutt’altro che discreta, la presenza del Grigio – che dimostra presto un carattere impossibile – non si può ignorare: ed è proprio in ciò l’importanza del suo ruolo. Costringe l’intellettuale a mettersi a confronto con le proprie ombre. Rappresentazione metaforica dell’aridità di una vita senza amore, il topaccio continuerà a rodere e tormentare finché il protagonista non si dimostrerà consapevole di questo grande, universale valore.
Produzione del Piccolo Teatro di Milano, Il Grigio si avvale delle scene di Giorgio Gaber e Daniela Spisa, delle musiche di Carlo Cialdo Cappelli e delle luci di Claudio De Pace. Lo spettacolo debutta al Politeama Rossetti di Trieste mercoledì 26 gennaio 2005 e replica giovedì 27 alle ore 20.30.
Lo spettacolo è in abbonamento per “altripercorsi”; i biglietti ancora disponibili sono in vendita a 15 euro (Interi), con riduzione Under 25 a euro 12,50.
In tale versione Il Grigio – produzione Piccolo Teatro di Milano, in collaborazione con l’Associazione Culturale Giorgio Gaber – giunge sul palcoscenico del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, ospite del cartellone “altripercorsi” mercoledì 26 e giovedì 27 gennaio alle ore 20.30.
«Il Grigio è la storia di un uomo disgustato dalla volgarità del mondo di oggi, che si ritira da tutto, fugge in una casa di campagna» scrive Giorgio Gaber. «Qui sprofonda in un bilancio della propria esistenza, ed è un bilancio spietato, sia nell’ironia sia nell’angoscia. Ma bando agli equivoci: non è la storia della mia vita. Già una decina d’anni fa Sandro Luporini e io avevamo pensavamo di girare un film. Ma nel film, prima o poi, il Grigio lo si sarebbe dovuto vedere… Così, invece, il mio colloquio è diventato un viaggio nel mistero e nel delirio».
Per fare omaggio all’artista, scomparso nel 2003, il Piccolo Teatro di Milano ha infatti riallestito il testo che Gaber scrisse e interpretò nel 1988 – affidandolo alle cure di due giovani “promesse” del teatro italiano, Serena Sinigaglia, che firma la regia e Fausto Russo Alesi, il protagonista.
Appena trentenni, ma forti di una profonda preparazione (basti citare il premio Ubu e quello dell’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali che lui si è aggiudicato di recente, e il vasto curriculum di lei, con una serie di regie liriche, di prosa, di radiodrammi), i due hanno creato uno spettacolo intenso, rigorosissimo, privo di orpelli: linee che sembrano le più appropriate alla creazione di un “tributo” antinostalgico e anticelebrativo, come forse sarebbe piaciuto a Gaber.
Poeta del dubbio, sguardo disincantato e ironico sulla realtà, Giorgio Gaber ha intrecciato nella sua carriera in modo irripetibile e sottile la forma del “teatro canzone” alla riflessione sociale, il gusto per l’ironia pungente all’attenta analisi introspettiva: ne Il Grigio, scritto assieme a Sandro Luporini, l’autore si distanzia dal “teatro canzone” per concentrarsi sull’interiorità, si riconcilia con il mondo della prosa e scrive un lungo monologo, ove la musica c’è (resa dal vivo dal percussionista Stefano Bardella e al pianoforte da Dario Grandini) solo per sottolineare le tensioni del racconto.
Una dimensione rispettata anche nella lettura della Sinigaglia che restituisce in modo essenziale e palpitante il talento drammaturgico di Gaber, la forza e l’attualità delle sue riflessioni. Che in questo testo, ormai “della maturità” di Gaber e Luporini, conducono a una inedita conciliazione, a una sorta di pietas verso l’uomo.
In una prova di assoluto impegno – quasi due ore di monologo in uno spazio vuoto, senza soste né supporti – Fausto Russo Alesi interpreta l’intellettuale disilluso ed egoista, che si rifugia nella propria casa di campagna per sottrarsi alle responsabilità quotidiane. Vorrebbe convincersi d’aver intrapreso una pausa di riflessione, ma presto si comprende che fugge da una confusa situazione popolata da un’ex-moglie, un figlio, un’amante, una figlia dell’amante…
Purtroppo però anche in questo “ritiro” non può trovar pace: della casa si è infatti appropriato il Grigio, un topo disinibito e furbissimo contro cui il protagonista innesca una caccia comica e vana. Tutt’altro che discreta, la presenza del Grigio – che dimostra presto un carattere impossibile – non si può ignorare: ed è proprio in ciò l’importanza del suo ruolo. Costringe l’intellettuale a mettersi a confronto con le proprie ombre. Rappresentazione metaforica dell’aridità di una vita senza amore, il topaccio continuerà a rodere e tormentare finché il protagonista non si dimostrerà consapevole di questo grande, universale valore.
Produzione del Piccolo Teatro di Milano, Il Grigio si avvale delle scene di Giorgio Gaber e Daniela Spisa, delle musiche di Carlo Cialdo Cappelli e delle luci di Claudio De Pace. Lo spettacolo debutta al Politeama Rossetti di Trieste mercoledì 26 gennaio 2005 e replica giovedì 27 alle ore 20.30.
Lo spettacolo è in abbonamento per “altripercorsi”; i biglietti ancora disponibili sono in vendita a 15 euro (Interi), con riduzione Under 25 a euro 12,50.
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