“IL BUGIARDO” IN SCENA DAL 19 AL 23 GENNAIO
  • 17 Gennaio 2005
  • Generale
Una commedia che vola via verso l’alto, leggera e divertente sulle ali della fantasia: è Il Bugiardo di Carlo Goldoni, che approda a Trieste da mercoledì 19 a domenica 23 gennaio – ospite della stagione di Prosa del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia – nell’apprezzata edizione firmata da Glauco Mauri e interpretata dallo stesso artista assieme a Roberto Sturno e a un cast di notevole spessore.

In oltre vent’anni di attività, costellata da grandi successi e da interessantissime messinscene di classici del teatro, la Compagnia Mauri Sturno non aveva mai affrontato Carlo Goldoni: ne Il Bugiardo Mauri ha trovato sostanza su cui operare con la sensibilità e l’originalità, la poesia e la coerenza che lo contraddistinguono e che fanno di ogni suo spettacolo l’espressione del suo grande amore per il teatro.

Per questo suo ultimo lavoro, la chiave di lettura sembra sia stata dunque quella della fantasia: la fantasia inarrestabile che genera – sul piano della concezione drammaturgica – il fiume di bugie inventate da Lelio, e la fantasia che sul piano della concezione scenica sembra rispecchiare l’anima del protagonista e colorare, movimentare il palcoscenico di delicate, poetiche e sorprendenti trovate. Piccole mongolfiere che trasportano tele verso l’alto, altalene e divertenti “bici-gondole” su cui si muovono gli attori, tutti impegnati nel rendere il testo di Goldoni in tutto il suo ritmo e divertimento, nell’ironico tratteggio del mondo, non privo di qualche sottile venatura di malinconia.

Il Bugiardo è stata per Goldoni una delle “sedici commedie nuove”, che scrisse nel 1750 per sfida, tutte in un’unica stagione: ma dietro a ciò era già in atto una sfida più grande, quella  della Riforma del Teatro,  che guidava l’autore a scrivere ispirandosi alla “grande scena del mondo” mettendo in luce i sentimenti e i vizi della società con coerenza ed elaborando personaggi riconoscibili, in sintonia con la sfera del comportamento degli uomini ( mondati ormai dei lazzi e dei cliché della Commedia dell’Arte)… Erano queste le mete che Goldoni si proponeva e verso cui muoveva passo dopo passo, attraverso ogni suo nuovo lavoro. Il Bugiardo rappresenta una fase di questo percorso, con una coesistenza nel testo di maschere come Pantalone e Arlecchino (per accondiscendere ancora al gusto del pubblico) e personaggi invece scritti a “tutto tondo”, coerenti e realistici.

Fra questi del tutto particolare è Lelio, il protagonista: figlio di Pantalone, egli fa ritorno a Venezia dopo aver trascorso vent’anni a Napoli. È bugiardo, per natura e opportunismo, e subito gli capita di metter in pratica tale sua inclinazione attribuendosi le galanterie e gli omaggi che Rosaura (la bella figlia di Balanzoni) riceve da un anonimo ammiratore. Si tratta in realtà del timido Florindo. Anche l’unione di Beatrice – sorella di Rosaura – con Ottavio è messa in crisi dalle menzogne di Lelio, tanto credibili da indurre il giovane cavaliere a dubitare dell’onestà della giovane. Intanto – ignari del fatto che Balanzoni e Pantalone si erano accordati per farli sposare – Rosaura e Lelio rifiutano i progetti matrimoniali dei genitori  per difendere il loro amore. Per convincere Pantalone, Lelio inventa di essersi già sposato a Napoli e di essere addirittura in attesa di un figlio. Ma l’impetuoso Ottavio che sfida Lelio a duello per vendicare l’onore di Rosaura e Beatrice e due lettere giunte a Pantalone fanno scricchiolare il castello di bugie di Lelio. Dovrà infatti giustificare al padre una missiva che attesta il suo celibato ed una in cui la nobile Cleonice racconta di come Lelio le abbia sottratto la dote promettendole di prenderla in moglie. Ma il bugiardo gioca il tutto per tutto: riconquista la fiducia di Balanzoni e potrebbe ottenere la mano di Rosaura quando Pantalone sventa il suo piano, mostrando la lettera di Cleonice… Solo davanti a quell’evidenza dovrà arretrare, lasciando la bella figlia di Balanzoni all’innamorato Florindo, che intanto ha trovato il coraggio di rivelarsi.

Un intreccio giocoso con una conclusione morale, dove però a colpire è soprattutto la fecondità inventiva di Lelio, che non è dipinto affatto  come un “bugiardo” nel senso spregevole del termine. Goldoni, certo, lo condanna ma sembra quasi “per dovere” e in più di un tratto si potrebbe notare invece una certa simpatia e solidarietà dell’autore verso questo suo fantasioso protagonista.

Lelio infatti è un virtuoso, un vero artista, e le sue non sono semplici menzogne, ma piuttosto “qualche spiritosa invenziòn”, frutto di un ingegno ammirevole ... Sullo sfondo della Venezia borghese e mercantile, ingrigita e conformista di Pantalone, la folle gioia di vivere di Lelio, il suo genio, il suo inebriarsi delle proprie favolose intuizioni appaiono come una ventata di colore, di fantasia, di gioco e di seduzione da cui è impossibile non farsi coinvolgere e che risulta ancor più difficile condannare appieno.

Dello stesso parere dev’essere stato Glauco Mauri nel creare l’allestimento de Il bugiardo che armonizza una struttura scenica di grande poesia e invenzione con una sensibile indagine nell’animo e nel pensiero del bugiardo, nel rapporto padre-figlio fra Pantalone e Lelio – giocato su un confronto fra i protagonisti sul filo delle varianti linguistiche – su una concertazione ricca dei personaggi, che in scena  si muovono con un ritmo e una energia espressiva che conquistano.

Dopo le loro ultime incantevoli prove offerte in Variazioni Enigmatiche di Schmitt e nel Volpone di Ben Jonson, Mauri e Sturno ci propongono dunque un nuovo appuntamento con il grande teatro. Hanno collaborato all’allestimento con Mauri Alessandro Camera per le scenografie e i costumi e Gianni Grasso per le luci, mentre per le musiche sono state scelte le magiche armonie di Haydn.

Sul palcoscenico ammireremo la classe e il sicuro talento di Roberto Sturno nel ruolo di Lelio e di Glauco Mauri che vestirà i panni di Pantalone: una coppia d’interpreti di grande spessore che al Teatro Stabile hanno offerto prove interessanti in spettacoli di produzione e molti interessanti titoli di ospitalità.
Giulio Pizzirani sarà il Dottor Balanzoni e Federica Bonani interpreterà Rosaura, sua figlia. A Daniele Griggio sarà affidato il ruolo di Brighella, Arlecchino sarà interpretato da Leonardo Petrillo e Colombina avrà la grazia di Chiara Andreis. Cristina Arnone sarà Beatrice, seconda figlia di Balanzoni.
Nel ruolo di Ottavio reciterà Mino Manni, attore che il pubblico dello Stabile regionale ha già avuto modo di apprezzare spesso in spettacoli di produzione (fra gli altri, è stato Orazio nell’Amleto per la regia di Calenda e il principe Emone nell’Antigone diretta da Furio Bordon).
Completano la numerosa compagnia il timido Florindo di Nicola Bortolotti e Natale Russo che interpreterà il ruolo del Vetturino napoletano, del giovane e del portalettere.




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