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Crediti
Di: Giorgio Pressburger
da Bohumil HrabalRegia: Giorgio Pressburger
Interpreti: Paolo Bonacelli, Paolo Meloni, Patrizia Burul, Luigi Tontoranelli, Tiziano Pelanda, Franco Noè, Monica Samassa
Scene: Enrico Job, Pier Paolo Bisleri
Costumi: Enrico Job
Musiche: Edi Meola
Produzione: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia
Teatro di SardegnaRepliche: 11
Giorgio Pressburger (Budapest 1937 - Praga 1997) ha seguito i corsi di presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Roma. E’ regista radiofonico, di prosa e lirico. Ha lavorato pure per la televisione e per il cinema. A queste attività alterna quella di scrittore, riduttore e drammaturgo. Questo testo in due tempi è tratto dall’omonimo romanzo che Bohumil Hrabal (Brno 1914) scrisse nel 1976 e pubblicò solamente nel 1981. Nato come poema lirico, il lavoro di Hrabal solo alla terza stesura conobbe la forma del romanzo. E’ una grande metafora sulla letteratura di massa dei nostri giorni. Hanta, un omino insignificante, passa l’intera esistenza all’interno di una solitaria cantina a pressare, con l’aiuto di una rumorosa macchina, i libri vecchi. Ma prima di gettarli inesorabilmente nella vorace pressatrice, Hanta sfoglia i volumi uno a uno, evocando così le figure degli autori e dei personaggi che li popolano e che finiscono per affollare con sin troppa violenza la solitudine del protagonista. La sostituzione della vecchia pressatrice con una macchina più moderna, conduce Hanta a uccidersi, facendosi divorare dalla stessa trita carta.
LO SPETTACOLO E LA CRITICA
Lo spettacolo aveva debuttato al Mittelfest di Cividale del Friuli nel luglio precedente. Creato per uno spazio all’aperto, l’allestimento venne adeguato alle nuove esigenze di un ambiente chiuso. Molti furono i dubbi sollevati sulla validità dell’adattamento teatrale: «E’ nelle regole del teatro pubblico che un testo di fattura ingegnosa, così particolare nello snodarsi della propria scrittura, segnato qua e là da qualche azzardo poetico, debba piegarsi a una sorta di “spiegazione”. Ciò lo rende più facile e più accessibile. Meno intrigante, purtroppo. […] Con le sue stimmate di attore moderno e capocomicale, Paolo Bonacelli si immagina novello Seneca» (Roberto Canziani su Il Piccolo). «Il tutto assemblato con una voluta ruvidezza, che rende difficile, quasi impossibile l’esposizione teatrale di un tale testo. Spiace per Bonacelli, una attore di rispetto, ancor più per lo stimatissimo (a Trieste, come altrove) Pressburger e anche per il resto della compagnia piuttosto spaesato» (Carlo Milic su Il Messaggero Veneto). «Nato per uno spazio aperto, Una solitudine troppo rumorosa è stato ridimensionato, soprattutto nella parte scenografica, per adeguarsi all’ambiente chiuso del palcoscenico. E in questo travaso la suggestiva scenografia di Enrico Job ne ha un po’ sofferto. […] Rimane chiaro che il libro di Hrabal difficilmente si presta a una trasposizione teatrale» (Paolo Quazzolo su TriesteOggi).
(Paolo Quazzolo)