TRUMAN CAPOTE
QUESTA COSA CHIAMATA AMORE


Votazioni aperte dal 10 Marzo
  • Crediti

    di Massimo Sgorbani

    impianto e regia Emanuele Gamba
    assistente alla regia Jonathan Freschi

    con Gianluca Ferrato

    scene di Massimo Troncanetti

    costumi di Elena Bianchini e Fondazione Cerratelli

    produzione FLORIAN METATEATRO - Centro di Produzione Teatrale in collaborazione con Teatro Nazionale della Toscana

La scrittura decadente, ironica e iconoclasta di Truman Capote ha fortemente segnato la letteratura americana del Novecento, e contemporaneamente il geniale scrittore, drammaturgo e giornalista ha rappresentato una figura carismatica, prima protagonista e poi vittima dello star system. Inizia a scrivere a 8 anni, durante un’infanzia difficile; il suo stile matura presto, sottile e limpido, tanto che appena diciannovenne riceve il primo O. Henry Award. Ma la sua vita continua ad essere complessa: ci sono il rapporto difficile con la madre, e l’aggravante, per l’America dell’epoca, dell’omosessualità.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Posto unico Interi € 19 | Ridotti € 16 | 1★

Last minute € 15

 

Prenotazioni abbonati altri-percorsi 24/1 h. 10.00

Prenotazioni stelle 28/1 h. 10.00

Vendita biglietti 30/1 h. 10.00

Martedì 10 Marzo
19:30
Mercoledì 11 Marzo
21:00
Giovedì 12 Marzo
21:00
Venerdì 13 Marzo
19:30
Sabato 14 Marzo
21:00
Domenica 15 Marzo
17:00

Così anche nella sua poetica: Capote, sotto i lustrini di feste e copertine di riviste, riesce a portare in evidenza e narrare tanto la frizzante società newyorkese, quanto il cuore più nero del suo Paese, quello che dà voce alla paura dello straniero, all’ossessione per il “diverso”. Partito come fattorino, conosce il successo con i racconti e poi con il romanzo “A sangue freddo” (1966), storia del massacro di una famiglia e primo esempio di un nuovo tipo di giornalismo letterario. Alcol e droga hanno annebbiato il suo talento, portandolo troppo presto alla morte per cirrosi epatica nel 1984.

Un autore intelligente e sensibile come Massimo Sgorbani, pone ora questa figura al centro di uno spettacolo che ne restituisce il profilo irriverente, provocatorio, da esibizionista, anticonformista per eccellenza. Un profilo che Gianluca Ferrato incarna alla perfezione, come rimarca Daniela Elisa Corradi recensendo per “Teatro.it”: «Gianluca Ferrato (...) porta alla superficie tutte le esperienze che hanno contribuito a creare il personaggio Capote: la sua omosessualità, mai nascosta ma vissuta appieno in una società intollerante, il suo rapporto difficile con la madre, il successo artistico e la fama, fino alla sua identificazione con creature fragili e problematiche come lui, che incontra anche – forse prediligendoli – tra i reietti. Ferrato è di una rara delicatezza nell’interpretare un personaggio che per la sua natura eccessiva potrebbe cadere nella caricatura. Non vi è nulla di ridicolo nel suo Capote, bensì una connessione empatica, uno sguardo quasi affettuoso verso un uomo che ha il coraggio di indagare sé stesso ed il suo rapporto con il mondo. Straordinariamente commovente la scena del “colloquio” con Perry Smith, l’assassino che lo scrittore intervistò per il suo best-seller “A sangue freddo”, nella quale per la prima volta si intravede la profondità dell’uomo Capote, oltre l’omosessuale, il dandy, il viveur».

IL TRAILER DELLO SPETTACOLO

 

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