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Crediti
Di: Luigi Pirandello
Regia: Giuseppe Patroni Griffi
Interpreti: Mariano Rigillo, Ilaria Occhini, Laura Marinoni, Giovanni Crippa, Andrea Seminara, Caterina Boratto, Vittorio Caprioli, Mascia Musy, Totò Onnis, Rossella Testa, Patrizia Battaglia, Kaspar Capparoni, Marcello Donati, Lino Avendola, Paolo Canciani, Elio Pica, Livio Cecchelin, Fabio Rusca, Luciano D‘Antoni, Roberto Rizzoni, Flavio Dogani, Pierpaolo Rebec
Scene: Aldo Terlizzi
Costumi: Gabriella Pescucci
Produzione: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia
Repliche: 12
Sei personaggi in cerca d’autore è forse uno dei testi letterario-drammatici più significativi di tutta la produzione di Luigi Pirandello (Agrigento 1867 - Roma 1936). Andata in scena nel 1921 fra le contestazioni di parte del pubblico, l’opera non presenta divisioni né in atti, né in scene. Durante una prova de Il giuoco delle parti si presentano a teatro sei personaggi i quali, fra l’incredulità e lo scetticismo del capocomico e degli attori, propongono di mettere in scena una nuova pièce, direttamente tratta dalle drammatiche vicende della loro vita. Suo malgrado, il capocomico rimane affascinato dalla materia teatrale propostagli e decide di farla recitare ai suoi attori. Ma qui si apre il dramma: i sei personaggi non si riconoscono nella recitazione degli attori, poiché solo essi possono rappresentare, o meglio vivere, la loro tragica realtà.
LO SPETTACOLO E LA CRITICA
Si tratta del secondo spettacolo del ciclo “Il Teatro nel Teatro di Pirandello” allestito dallo Stabile. «L’allestimento di Patroni Griffi appare caratterizzato da un’intima intenzione a riuscire “summa” dichiarata ed espressa della capacità di fare teatro del regista e autore di teatro: logico quindi, anche se apparentemente paradossale, che coesistano in questo Sei personaggi spazi recitati con accalorato e passionale naturalismo e metaforiche situazioni. […] Collante di tutto questo dipanarsi citazioni, vicine e assimilate a non indifferenti intuizioni, affabulazione portata a vertici di entusiasmante parossismo, in una tramatura fissata da Rigillo e dalla Marinoni. […] Vittorio Caprioli, personaggio che sa staccarsi da ogni contesto, qui come in altre occasioni, proprio per la sua selvatica sicurezza di interprete intelligente» (Carlo Milic su Il Messaggero Veneto). «La scena, complicata ma elegante (meno i costumi di Gabriella Pescucci) firmata da Aldo Terlizzi: contornata da uno svolazzo di lenzuoli a mo’ di sipario. […] Se si tolgono tutti quei compiacimenti svenevoli, la compagnia - pure eterogenea - dimostra pure il meglio: disperati, amabili, indifferenti, come lor si conviene. Mariano Rigillo ha sofferto, ma ha anche ragionato, ansioso, a volte umiliato. […] Un’ottima prova. […] Vittorio Caprioli, il capocomico-regista-Pirandello: […] assunto a protagonista virtuale, non mi ha, nella sua simpatia, convinto troppo. […] Ma da ultima, ma non per ultima la figliastra di Laura Marinoni, nevrotica, anzi “nevrastenica”, sensitiva vittima che non vuole rassegnarsi, eccellente quanto è più spregiudicata, attrice capace di trasporti di struggimento e tenerezza» (Giorgio Polacco su Il Piccolo).
(Paolo Quazzolo)