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Crediti
Di: Friedrich Dürrenmatt
Traduzione: Aloisio Rendi
Regia: Giovanni Pampiglione
Interpreti: Mario Scaccia, Ginella Bertacchi, Lidia Koslovic, Edoardo Sala, Carla Cassola, Pino Patti, Roberto Pescara, Vittorio Ciorcalo, Giampaolo Saccarola, Oliviero Corbetta, Aldo Turco, Jerzy Stuhr, Roberto Mantovani, Giacomo Quattromini, Luciano D'Antoni
Scene: Sergio D’Osmo
Costumi: Jan Polewka
Musiche: Alvin Curran
Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Repliche: 16
Fredrich Dürrenmatt (Konolfingen 1921 - 1990), scrittore svizzero di lingua tedesca, si è dedicato alla composizione di opere teatrali, romanzi e racconti. Gran parte delle sue opere hanno la struttura di un poliziesco, stravolta in un clima assurdo e surreale. Il suo teatro, fortemente influenzato a livello strutturale da quello di Brecht, presenta una visione grottesca della società, opponendo alla razionale crudeltà del capitalismo l’irrazionalità del caso e la certezza della catastrofe. Fra le sue opere drammatiche Romolo il grande (1949), Il matrimonio del signor Mississipì (1952), La visita della vecchia signora (1956), I fisici (1962), La meteora (1966). Composta nel 1949, Romolo il grande è una commedia in due atti e quattro quadri, nella quale viene raccontato dell’ultimo degli imperatori romani, Romolo Augusto, tranquillamente ritiratosi in campagna, agreste filosofo, imperturbabile di fronte a un impero che crolla sotto l’avanzata dei germani.
LO SPETTACOLO E LA CRITICA
Il nuovo spettacolo del Teatro Stabile venne co-prodotto con il Comune e l’Atelier di Formia. Parzialmente convinto il giudizio di Giorgio Polacco su Il Piccolo «Lo spettacolo del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia […] è senza dubbio una tra le migliori produzioni “in proprio” dell’Ente, anzi, la migliore da qualche anno in qua. Ma vi avverti quell’insicurezza tra le scelte e le effettive realizzazioni dell’opera: corretta formalmente (quasi) ineccepibile, ma senz’altro meno omogenea di quanto la si sarebbe voluta. […] Il regista Giovanni Pampiglione ha trovato in un attore come Mario Scaccia […] un protagonista di cinica saccenteria, qui amarognolo, lì severo, semplice anticonformista e - secondo le parole di Dürrenmatt - il miglior Romolo da lui visto e ascoltato, tedeschi compresi. […] Se lo spettacolo triestino non appare perfettamente coagulato nei suoi risvolti, mi pare che le regioni siano essenzialmente due […]: il mancato raggiungimento di un unico “filo logico” che tenesse insieme, ben saldi, i lati spiccatamente farseschi e quelli sottilmente didascalici del copione, dalla comicità dichiarata all’ironia sottesa, dal Tragico grottesco al Drammatico esistenziale».
(Paolo Quazzolo)