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Crediti
Di: William Shakespeare
Adattamento di Gabriele LaviaTraduzione: Alessandro Serpieri
Regia: Gabriele Lavia
Interpreti: Gabriele Lavia, Aldo Vinci, Mauro Paladini, Monica Guerritore, Dorotea Aslanidis, Pierfrancesco Mazzoni, Gino Manfredi, Ignazio Baglio, Gianni De Lellis, Dario Mazzoli, Barbara Valmorin, Enrico Luttmann, Giorgio Crisafi, Laura Panti, George Castiglia, Adriano Giraldi, Lorenzo Lavia, Claudio Calafiore, Francesco Acquaroli, Alberto Angrisano, Luca Lazzareschi
Scene: Luciano Damiani
Costumi: Luciano Damiani
Musiche: Giorgio Carnini
Produzione: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia
in collaborazione con Taormina ArteRepliche: 15
La tragedia di re Riccardo III venne composta da William Shakespeare (Stratford on Avon 1564 - 1616) intorno al 1592 - 1593. Suddiviso in cinque atti, questo dramma storico in versi narra delle sanguinarie macchinazioni ordite da Riccardo per salire al trono d’Inghilterra. Morto re Enrico IV, egli elimina tutti i pari che gli sono ostili nella successione al trono, progetta di sposare la nipote Elisabetta, ma alfine si trova di fronte il duca di Buckingham e il conte di Richmond che si muovono contro di lui. Buckingham viene catturato e giustiziato, ma Richmond sconfigge Riccardo, che cade in combattimento.
LO SPETTACOLO E LA CRITICA
Positivi i riconoscimenti per questo monumentale allestimento: «L’esito appare probante, sceverato da un contorno guidato registicamente dalla scorta dei parametri usuali (ridondanza ed eccesso nel ricco contorno che corrisponde alla secchezza delle battute del protagonista, i suoi ritmi spezzati, una dizione rabbiosa e perentoria che condiziona i giochi verbali del parlatore suggestivo, propri del ruolo). […] Le altre note sullo spettacolo vanno alla ricostruzione della scena, che dell’impianto ideato da Luciano Damiani oramai rimane soltanto un’idea guida, totalmente rielaborata da Lavia» (Carlo Milic su Il Messaggero Veneto). «Lavia, […] è un sovrano che interpreta la pura incarnazione del Male, una sorta di Vizio antishakespeariano, quasi medioevale. […] Il possente e ambizioso e costoso spettacolo (il costo sfiora il miliardo), già varato a Taormina, qui ne rinasce completamente diverso. Supera largamente la sufficienza, rimane lontano dall’ottimale. […] Il “cast” è folto, anche se ovviamente ridotto rispetto l’originale: convince maggiormente, rispetto al debutto, la Lady Anna di Monica Guerritore. […] Molto bene le tre regine: Dorotea Aslanids, Laura Panti, e soprattutto un’intensa, formidabile Barbara Valmorin» (Giorgio Polacco su Il Piccolo). «Applausi, commozione, riconoscenza per lo sforzo di Lavia sempre in scena, doppiamente impegnato come protagonista-regista, accompagnato dalla convinzione di aver assistito - magari con un po’ di fatica - a un avvenimento teatrale memorabile, di eccezione» (Vita Nuova).
(Paolo Quazzolo)