PESSOA - Since I have been me
Evento Stagione 2024-2025


Votazioni aperte dal 13 Febbraio
  • Crediti

    testi di Fernando Pessoa
    drammaturgia Darryl Pinckney
    consulente letterario Bernardo Haumont

    regia, scene e luci Robert Wilson
    co-regia Charles Chemin

    con Maria de Medeiros, Aline Belibi, Rodrigo Ferreira, Klaus Martini, Sofia Menci, Gianfranco Poddighe, Janaína Suaudeau

    collaboratrice alla scenografia Annick Lavallée-Benny

    costumi Wicke Naujoks
    trucco Véronique Pfluger

    sound designer Nick Sagar

    collaboratore alle luci Marcello Lumaca
    stage manager Thaiz Bozano
    direttore tecnico Enrico Maso

    produzione Teatro della Pergola (Firenze) & Théâtre de la Ville (Parigi)
    coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Bolzano, São Luiz Teatro Municipal (Lisboa) e ulteriori coproduttori in via di definizione

Spiega il regista Robert Wilson: «Mi è stato chiesto di lavorare su Fernando Pessoa dal Teatro della Pergola e dal Théâtre de la Ville di Parigi, ma a essere onesto non conoscevo molto bene i suoi scritti e la sua vita. Ho cominciato a studiarlo e a capirlo. È un progetto che è venuto da me, non un progetto che sono andato a cercare. L'idea che fosse una coproduzione, che ci fossero attori provenienti da Paesi differenti, con background culturali differenti, uno spettacolo in varie lingue, mi è sembrato giusto per Pessoa. Pessoa era un uomo fatto di tante diverse persone, un portoghese cresciuto in Sud Africa. Mi è sempre sembrato un uomo molto solitario, anche nella sua immaginazione, nella maniera in cui la sua immaginazione si muoveva. Sto lavorando a questo progetto insieme allo scrittore americano Darryl Pinckney, con cui lavoro da tanti anni. In qualche maniera c'è un parallelo bizzarro tra la maniera in cui scrive e pensa Darryl, che mi ricorda Pessoa.

Quando comincio a lavorare, la prima cosa che faccio è illuminare lo spazio. Comincio con la luce. Anche se non so ancora quale sarà il testo o la situazione, comincio con la luce. Ho studiato architettura e il mio primo giorno il professore disse: “Studenti, cominciate con la luce!” È stata come una martellata nella mia testa. “Cominciate con la luce.” Molto spesso in teatro qualcuno scrive un testo, si fa la regia, si cominciano le prove e solo a ridosso dello spettacolo si pensa alle luci. Vi siete chiesti, invece, cosa succede se si comincia con le luci? La prima domanda è: “Quale è la luce?” Una volta creato lo spazio, comincio a riempirlo.

Il mio lavoro è questo: una costruzione di tempo e spazio. Niente di più. È una costruzione astratta che ha a che fare con cosa vedo e cosa ascolto. La ragione per cui facciamo teatro come artisti è quella di porre delle domande. “Che cosa è?” Non si tratta di dire: “È questo.” Da una parte cerchiamo di rispettare il maestro, in questo caso Pessoa, ma non vogliamo diventare schiavi del maestro. Bisogna allontanarsi, prendere le distanze.

Veniamo al titolo, “Pessoa. Since I have been me”. Per prima cosa, un titolo è un titolo. Per esempio, quando ho fatto “Einstein on the beach” nello spettacolo non c’è mai Einstein che sta sulla spiaggia, era solo il titolo. Non bisogna interpretare il titolo. In “Giorni felici” di Samuel Beckett si apre il sipario e c’è una tragedia in corso, in realtà. Mai interpretare il titolo. Ciò detto, è comunque qualcosa che rimane nella testa del pubblico. È una maniera di iniziare. Qualunque cosa tu possa pensare, è reale.

Lo spettacolo è pieno di molte idee. Pessoa come tutti noi è pieno di molti personaggi. Quindi una maniera di approcciare questo lavoro è cercare di capire come trattare questo prisma di personalità. Al principio vi è una persona che è vestita come se fosse Pessoa, poi arriva la compagnia intera e sono tutti vestiti come Pessoa. E già in questo gruppo che sembra composto da tanti Pessoa cominciamo a intravedere i diversi personaggi. Nella mia testa c’è un prisma con tutte le diverse personalità, i diversi aspetti di Pessoa».

Congratulazioni

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