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  • Crediti

    di Jane Austen

    adattamento teatrale di Antonio Piccolo

    regia di Arturo Cirillo

    con Arturo Cirillo, Valentina Picello, Francesco Petruzzelli, Sabrina Scuccimarra, Rosario Giglio, Eleonora Pace, Giacomo Vigentini, Giulia Trippetta

    scene di Dario Gessati prima versione teatrale italiana produzione MARCHE TEATRO / Teatro di Napoli-Teatro Nazionale

    costumi di Gianluca Falaschi

    musiche originali Francesco De Melis
    assistente alla regia Mario Scandale
    assistente scenografo Eleonora Ticca
    assistente costumista Nika Campisi
    foto di scena Matteo Delbò, Alessandro Cecchi

    luci di Camilla Piccioni

    prima versione teatrale italiana
    produzione MARCHE TEATRO / Teatro di Napoli-Teatro Nazionale

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PREZZO DEI BIGLIETTI

Platea A-B Interi € 25 | Ridotti € 22 | 2★

Platea C Interi € 16 | Ridotti € 14 | 1★

 

Prenotazioni e vendita biglietti 4/5 h. 10.00
Gli abbonati alla Stagione PROSA possono accedere con il loro abbonamento nella giornata corrispondente al loro turno.
ATTENZIONE: la replica della domenica è alle ore 17.00

Mercoledì 12 Maggio
19:30
Giovedì 13 Maggio
19:30
Venerdì 14 Maggio
19:30
Sabato 15 Maggio
19:30
Domenica 16 Maggio
17:00

NOTE DI REGIA

Perché portare a teatro “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen?

Perché penso che sia una scrittrice con un dono folgorante per i dialoghi.

Perché sono affascinato dall’ottocento, e dal rapporto fra i grandi romanzi di quell’epoca e la scena. Infatti provai un raro piacere, svariati anni fa, ad affrontare uno strano testo di Annibale Ruccello (strano perché al confine tra il musical e la commedia, tra la parodia e la ri-scrittura) ispirato a “Washington Square” di Henry James.

Perché l’ironia di questa scrittrice, il suo sguardo acuto ma anche distaccato sui suoi personaggi l’amo molto.

Perché il mondo della Austen dove apparentemente non accade mai nulla di eclatante, abitato per la maggior parte da creature che stanno abbandonando la fanciullezza per diventare ragazze da marito o giovani scapoli da sposare, mi affascina; con tutto il pudore, i turbamenti, le insicurezze, e anche l’orgoglio e i pregiudizi che la giovinezza porta con sé.

Perché questo mondo sociale dove ci si conosce danzando, ci si innamora conversando, ci si confida con la propria sorella perché i genitori sono, ognuno a suo modo, prigionieri del proprio narcisismo, non mi sembra così lontano da noi. Soprattutto pensando a queste giovani eroine spinte a sposarsi anche per avere finalmente un sostegno economico, sottraendosi allo stesso tempo all’indecorosa condizione di zitelle, e allontanandosi dalle proprie famiglie d’origine. Anche se poi la povera e zitella Jane Austen (che mai riuscì invece ad abbandonare la propria famiglia) si divertì a sottrarsi a tutto questo mettendolo in scena nei suoi romanzi, che sono una spietata critica e allo stesso tempo un’amorosa dichiarazione d’appartenenza alla propria epoca. Per fare questo si cala nei suoi personaggi/alter ego amandoli e prendendoli un po’ in giro, magari standosene nascosta dietro una tenda ad osservarli, ridacchiando tra sé. Da dietro quella tenda, come nel buio di una quinta, celata agli sguardi altrui ma attenta a non farsi sfuggire nulla di ciò che accade, Jane Austen reinventa la realtà attraverso la sua rappresentazione, ma mai smettendo di essere vera. Come avviene in teatro.

Arturo Cirillo

Congratulazioni

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