Morte di un commesso viaggiatore
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Crediti
Di: Arthur Miller
Versione italiana di Masolino D'AmicoRegia: Marco Sciaccaluga
Interpreti principali: Eros Pagni
Interpreti: Eros Pagni, Ugo Maria Morosi, Orietta Notari, Gianluca Gobbi, Aldo Ottobrino
Scene: Valeria Manari
Costumi: Valeria Manari
Produzione: Teatro di Genova - Compagnia Mario Chiocchio
Repliche: 6
«È difficile non essere d’accordo con l’idea centrale del sogno americano: il sacrosanto diritto per ogni singolo individuo di essere felice. Ma quando la felicità diventa un dovere, un’ossessione persecutoria e trasforma gli uomini in un branco di cacciatori ciechi, il sogno si spezza. Il destino di Willy Loman è tutto in questo lacerante inganno. La felicità diventa un demone e il Commesso viaggiatore è il suo angelo caduto». Le riflessioni del regista Marco Sciaccaluga sul capolavoro di Arthur Miller – grande autore statunitense scomparso novantenne lo scorso febbraio – sembrano riferite ai nostri giorni, dominati più che mai dall’illusione, dal primato dell’apparenza sulla sostanza, dal “diritto-dovere” di essere perfetti, aggiornati, intraprendenti, come la società del consumo e del successo ci vuole. Morte di un commesso viaggiatore, andato in scena per la prima volta nel 1949, ritorna dunque in cartellone allo Stabile regionale (l’ultimo allestimento, sempre firmato da Sciaccaluga risale al 1987) venato di accenti inquietanti e molto attuali. A vestire i panni del dolente protagonista è un attore versatile e di raffinato talento come Eros Pagni: l’interpretazione di Willy Loman – un vero self-made man americano, attanagliato in realtà da indicibili fragilità interiori – lo porrà davanti a una delle prove più imponenti della sua carriera che lo ha visto lavorare accanto a prestigiosi registi, da Ronconi a Peter Stein, da Orazio Costa a Benno Besson e Arias. Lo spettacolo racconta – attraverso una coinvolgente alternanza di espressionismo e realismo, momenti onirici e flashback – la crisi di Willy, profondamente convinto del mito americano del successo, ma frustrato dalla propria incapacità di raggiungerlo. Egli ha cercato di inculcare ai figli i propri valori, sostenuto dalla moglie che fatica a tenere unita la famiglia nonostante le difficoltà finanziarie e l’atteggiamento distaccato dei figli. In realtà il maggiore, Biff, odia il padre per averlo colto in flagrante adulterio e la situazione generale peggiora quando Willy, perduto l’impiego, si trova costretto a chiedere un prestito a un proprio fratello che ha fatto fortuna, senza riuscire – in un ultimo e disperato moto di dignità – ad accettare il posto che questi gli offre.