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Crediti
Di: Jean Anouilh (versione italiana di Giulio Cesare Castello)
Regia: Giulio Cesare Castello
Interpreti: Laura Solari, Giuseppe Caldani, Isabella Riva, Piero de Santis, Gianni Mantesi, Mimmo Lo Vecchio, Mario Valdemarin, Giorgio Valletta, Elli Costaras, Franco Rossi, Gianni Solaro, Pietro Privitera, Rino Romano, Ezio Sideri
Scene: Pier Luigi Pizzi
Costumi: ditta Beltrame
Musiche: Jacques Offenbach
Produzione: Teatro Stabile della Città di Trieste
Repliche: 11
Il francese Jean Anouilh (Bordeaux 1910 - Losanna 1987) è stato autore drammatico, sceneggiatore cinematografico e regista. Scrittore prolifico, egli stesso ha classificato le proprie opere in commedie nere, rosa, agghiaccianti, brillanti e in costume. Tutte sono legate dalla comune tematica dell’attrito fra il candore degli ideali (generalmente rappresentato dalla giovinezza) e il cinismo della società. Leocadia, commedia in cinque quadri, fu composta nel 1939 e appartiene alle commedie rosa. Alberto, giovane principe, vive in un enorme castello circondato da uno stuolo di maggiordomi che lo servono e accanto a una zia infinitamente ricca che lo adora. Immerso in una noia eterna, egli vede improvvisamente sconvolta la propria esistenza da Leocadia, giovane cantante e prosatrice, ma soprattutto magnifica donna. Dopo pochi giorni tuttavia Leocadia scompare, lasciando nel giovane il vuoto assoluto. La zia allora fa di tutto pur di consolare il nipote, giungendo a scovare una commessa, in tutto simile a Leocadia, che dovrà sostituire la donna scomparsa. La cosa dapprima scandalizza Alberto, ma poi finisce con l’attirarlo. Leocadia è caratterizzata da una debole trama sentimentale che trova tuttavia sviluppo nei complessi risvolti psicologici del protagonista.
LO SPETTACOLO E LA CRITICA
Opera reduce dai trionfi parigini, Leocadia costituì l’impegno più importante della compagnia triestina per la stagione ’55-’56. Il regista Castello scelse la via di una messinscena semplice ma tutta puntata verso una cornice umoristica e a tratti parodistica. Molto elogiati la scena di Pizzi, così come l’interpretazione di Isabella Riva nei panni della zia, e di Laura Solari in quelli della commessa. Qualche riserva venne espressa dal Corriere di Trieste sul principe di Caldani, accusato di possedere una cattiva dizione e un volume vocale troppo debole. Altre testate tuttavia elogiarono l’attore per la sua capacità nel recitare con toni trasognati. Ancora una volta il successo di pubblico fu caloroso.
(Paolo Quazzolo)