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  • Crediti

    Di: dal romanzo di Pino Roveredo - Adattamento di Pino Roveredo e Marko Sosic

    Regia: Marko Sosic

    Interpreti: Adriano Braidotti, Laura Bussani, Alessandro Mizzi, Mariagrazia Plos, Maurizio Zacchigna

    Scene: Peter Furlan

    Costumi: Igor Pahor

    Musiche: di Stefano Schiraldi
    Musicisti dal vivo: Stefano Schiraldi (chitarra), Laura Comuzzi (violino)

    Luci: Paolo Giovanazzi

    Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Bonawentura

    Repliche: 15

«E adesso sto qui, a rimpiangere la noia del passato, e a torturarmi col rammarico delle piccole cose... Il piacere di un ristorante, la pulizia di una camicia bianca, il gusto di un caffè alla panna, poi l’ansia di un ritardo, un affetto da pensare, un abbraccio da incontrare, una serenità da vivere...».
Piccole banalità: è facile darle per scontate, quando si posseggono. Ma è altrettanto facile trovarsi poi a rimpiangerle, comprenderne a posteriori il gusto, l’importanza, quando si sono perdute in un soffio, per un passo falso, per una scelta avventata, dettata dall’impeto dell’insoddisfazione. E poi giù nella spirale senza fondo che trasforma una vita pulita in un vortice buio, che risucchia beni, affetti, dignità.
Si diventa allora uno di quei profili abbattuti, magari rumorosi, stonati e scomodi da guardare: parte di quell’umanità disagiata che turba, proprio perché rappresenta un orizzonte possibile. Per tutti. Come accade a Gino, il protagonista de La melodia del corvo, apprezzato romanzo di Pino Roveredo che trova la via del teatro grazie al sensibile e accorto adattamento di Marko Sosic.
Nella routine dell’esistenza di Gino – una vita soddisfacente se non fosse per la sterilità affettiva della moglie e della figlia – appare come un lampo di luce Giuliana, un amore di gioventù. L’uomo si getta nella rincorsa di una relazione impossibile, e in nome di questa ossessione perde tutto, mentre dalla donna non ottiene altro che di essere usato e avvilito. Sconfitto, incapace di lasciarla, tocca per lei l’aberrazione dello spaccio, della prigione, tenta addirittura di uccidersi: ma scopre che anche per morire, ci vuole coraggio. Roveredo sa guardare con obiettività e giusta indulgenza al microcosmo di umanità disagiata che spesso pone al centro dei suoi lavori e delle sue riflessioni, tratteggiandola attraverso una scrittura asciutta e a volte cruda, che ritroviamo con precisione nel lavoro drammaturgico di Sosic. I personaggi esprimono la loro disperazione, la loro realtà intrecciando sacro e profano, preghiera e insulto, con un contrappunto musicale di canzoni che danno conto della tradizione popolare come pure dell’attivismo politico, anch’esso non sempre vissuto come utopia. Strutturalmente affascinante, costituito da un continuo intersecarsi dei ricordi del protagonista, con la catastrofe del suo presente, lo spettacolo nasce dalla collaborazione fra lo Stabile e la Cooperativa Bonawentura con l’obiettivo della valorizzazione della drammaturgia contemporanea regionale.

Congratulazioni

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