Votazioni aperte dal 6 Maggio
  • Crediti

    di Henrik Ibsen

    versione italiana di Danilo Macrì

    regia di Marco Sciaccaluga

    con Gabriele Lavia, Laura Marinoni, Federica Di Martino, Roberto Alinghieri, Giorgia Salari, Francesco Sferrazza Papa, Roxana Doran

    scene e costumi di Guido Fiorato

    musiche di Andrea Nicolini

    luci di Marco D’Andrea

    produzione Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro della Toscana – Teatro Nazionale

«Il più potente paesaggio invernale dell’arte Scandinava» secondo Edvard Munch non era tratteggiato in un dipinto: riteneva invece fosse trasmesso dal livore e dal gelo che Henrik Ibsen ha racchiuso nel suo penultimo dramma. Si tratta del “John Gabriel Borkman” composto nel 1896, ora in scena in un suggestivo allestimento firmato da Marco Sciaccaluga e affidato a tre grandi protagonisti: Gabriele Lavia – un vero titano nel ruolo del titolo – Laura Marinoni, ammirevole interprete della moglie Gunhild e Federica di Martino, precisa nel dare vita da Ella, sorella di Grunhild e primo amore di Borkman, un amore cui egli ha rinunciato per opportunismo e carriera.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Platea A Interi € 31 | Ridotti € 28 | 2★

Platea B-C Interi € 25 | Ridotti € 22 | 2★

I galleria Interi € 19 | Ridotti € 15 | 1★

 

Prenotazioni stelle 21/1 h. 10.00

Vendita biglietti 23/1 h. 10.00

Mercoledì 6 Maggio
20:30
Giovedì 7 Maggio
20:30
Venerdì 8 Maggio
20:30
Sabato 9 Maggio
20:30
Domenica 10 Maggio
16:00

Ma le spericolate speculazioni in cui Borkman– mosso da un sordo superomismo – si è impegnato come direttore di banca, lo hanno condotto a rubare e perdere i beni di ignari risparmiatori e da lì, alla bancarotta e alla prigione.

Ai cinque anni di carcere ne sono seguiti otto di isolamento autoimposto: egli abita al piano superiore dell’abitazione di famiglia (che appartiene ora a Ella, intervenuta nel momento del tracollo) e attende la “grande occasione” per ritornare in affari. Dall’ora dello scandalo non ha più incontrato la moglie che vive sotto, e non gli perdona la caduta e la vergogna. Ognuno di questi avvincenti personaggi appare dunque rannicchiato in un proprio algido mondo interiore: non vi trapela il tepore dei sentimenti, se non la rabbia per il passato e l’ossessione di un riscatto, che ognuno in modo diverso proietta su Erhart il figlio di Borkmann. Il padre lo immagina al suo fianco nel delirio di potenza, la madre ne fa il proprio strumento di vendetta, Ella che lo ha cresciuto negli anni dello scandalo, lo vorrebbe al fianco negli ultimi momenti della sua esistenza minata prima dall’amore rifiutato ed ora da una grave malattia. Il giovane però sceglie di fuggire verso Sud, con l’orizzonte di una vita facile, dalle piccole soddisfazioni borghesi.

Così il “Borkman” diviene un frustrante scontro fra femminile e maschile e secondo lo studioso ibseniano Roberto Alonge «è l’universo della cultura della repressione contro la vita dell’istinto, della carne, della felicità» e mostra come Ibsen faccia esplodere il superomismo e l’idealismo ottocenteschi disvelando quelli che saranno traumi del Novecento, e forse anche dell’oggi. Borkmann, scosso dalla scelta del figlio scende ad affrontare la “tormenta della vita” che lo inghiotte, invade la scena e addirittura lo spazio del pubblico, in un’immagine fortemente allusiva.

Congratulazioni

Errore

Iscriviti alla newsletter