IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO

Valutazioni attive a breve

di Fëdor Dostoevskij

regia di Gabriele Lavia

con Gabriele Lavia
e con Lorenzo Terenzi

produzione Fondazione Teatro della Toscana

Repliche: 16

“Il sogno di un uomo ridicolo” è un racconto fantastico scritto da Dostoevskij nel 1876: il protagonista è un solitario, che riflette sulla propria vita e sulle ragioni per cui si è sempre sentito estraneo alla società. Sarà un evento significativo ospitare questa produzione diretta e interpretata da Gabriele Lavia. Lo straordinario artista si è confrontato con questo testo in più momenti della sua carriera ma non lo ha mai presentato al Rossetti: ecco dunque un dono prezioso per il pubblico, che ammirerà un’impeccabile prova d’interpretazione e di regia costruita su quella che lo stesso Lavia definisce la più sconcertante opera dell’autore russo.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Posto unico Interi € 25 | Ridotti € 22 | 2

Last minute € 20

 

Prenotazioni abbonati prosa 16/2

Prenotazioni stelle 20/2

Vendita biglietti 22/2

Giovedì 3 Maggio

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Venerdì 4 Maggio

19:30

Turno libero Aggiungi al calendario

Sabato 5 Maggio

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Domenica 6 Maggio

17:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Martedì 8 Maggio

19:30

Turno libero Aggiungi al calendario

Mercoledì 9 Maggio

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Giovedì 10 Maggio

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Venerdì 11 Maggio

19:30

Turno libero Aggiungi al calendario

Sabato 12 Maggio

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Domenica 13 Maggio

17:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Martedì 15 Maggio

19:30

Turno libero Aggiungi al calendario

Mercoledì 16 Maggio

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Giovedì 17 Maggio

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Venerdì 18 Maggio

19:30

Turno libero Aggiungi al calendario

Sabato 19 Maggio

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Domenica 20 Maggio

17:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Sarà un evento significativo, “Il sogno di un uomo ridicolo” di Fëdor Dostoevskij, diretto e interpretato da Gabriele Lavia. Lo straordinario artista si è confrontato con questo testo in più momenti della sua carriera ma non lo ha mai presentato al Rossetti: ecco dunque un dono prezioso per il pubblico, che ammirerà un’impeccabile prova d’interpretazione e di regia costruita su quella che lo stesso Lavia definisce la più sconcertante opera dell’autore russo.

Allo stesso tempo, ospitare Gabriele Lavia con un progetto così importante (lo spettacolo replicherà per tre settimane, corredato da iniziative d’approfondimento) assicura allo Stabile l’opportunità di fare omaggio al Maestro, legato a Trieste da una sorta d’affinità elettiva. Amatissimo dal pubblico, vi è stato costantemente presente con i suoi spettacoli di regia e con le sue potenti prove d’attore, ha creato per lo Stabile produzioni di rilievo come “Il Pellicano” di Strindberg o il “Riccardo III”, momenti di un’esaltante stagione di successi e d’intuizioni artistiche (dalle messinscene shakespeariane alla drammaturgia di Schiller, dagli spettacoli checoviani alle vibranti produzioni bergmaniane) che si protrae tuttora.

“Il sogno di un uomo ridicolo” è un racconto fantastico scritto da Dostoevskij nel 1876: il protagonista è un solitario, che riflette sulla propria vita e sulle ragioni per cui si è sempre sentito estraneo alla società. Più volte ha accarezzato l’idea del suicidio ed ora, a 46 anni, decide di mettere in pratica il proposito: ma davanti alla pistola carica, questo singolare personaggio, si addormenta. E sogna di approdare ad un’altra dimensione, del tutto simile alla Terra ma abitata da persone pure e innocenti da cui per la prima volta si sente accolto e non additato come “ridicolo”. «È un uomo del ‘sottosuolo’, cioè di quell’inferno sulla Terra abitato da dannati che vivono in cupa solitudine, indifferenza, livore, odio nei confronti degli altri» spiega Lavia. «Essi si sottomettono alle pene di questo inferno come per una fatalità crudele e misteriosa, e, a un tempo, conservano gelosamente un lucido senso della colpa che li condanna a vivere un’esperienza carica di esaltazione frenetica e sofferente. A differenza degli altri dannati, quest’uomo ha scoperto il segreto della bellezza e della felicità, il segreto per ‘rimettere tutto a posto’. ‘Ama gli altri come te stesso’: una ‘vecchia Verità che non ha mai attecchito’. E appunto nell’assurda proposta d’amore per il prossimo si trova tutta la sua ‘ridicolaggine’» .

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