IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO


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  • Crediti

    di Fëdor Dostoevskij

    regia di Gabriele Lavia

    con Gabriele Lavia

    con Gabriele Lavia
    e con Lorenzo Terenzi

    suono di Riccardo Benassi

    luci di Michelangelo Vitullo

    produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

    Repliche: 16

“Il sogno di un uomo ridicolo” è un racconto fantastico scritto da Dostoevskij nel 1876: il protagonista è un solitario, che riflette sulla propria vita e sulle ragioni per cui si è sempre sentito estraneo alla società. La produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia segna il ritorno del grande Gabriele Lavia. Lo straordinario artista si è confrontato con questo testo in più momenti della sua carriera ma non lo ha mai presentato al Rossetti: ecco dunque un dono prezioso per il pubblico, che ammirerà un’impeccabile prova d’interpretazione e di regia costruita su quella che lo stesso Lavia definisce la più sconcertante opera dell’autore russo.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Posto unico Interi € 25 | Ridotti € 22 | 2

Last minute € 20

 

Prenotazioni abbonati prosa 16/2

Prenotazioni stelle 20/2

Vendita biglietti 22/2

Giovedì 3 Maggio
21:00
Venerdì 4 Maggio
19:30
Sabato 5 Maggio
21:00
Domenica 6 Maggio
17:00
Martedì 8 Maggio
19:30
Mercoledì 9 Maggio
21:00
Giovedì 10 Maggio
21:00
Venerdì 11 Maggio
19:30
Sabato 12 Maggio
21:00
Domenica 13 Maggio
17:00
Martedì 15 Maggio
19:30
Mercoledì 16 Maggio
21:00
Giovedì 17 Maggio
21:00
Venerdì 18 Maggio
19:30
Sabato 19 Maggio
21:00
Domenica 20 Maggio
17:00

A concludere la stagione di prosa del Rossetti sarà la produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Il sogno di un uomo ridicolo” di Fëdor Dostoevskij, diretto e interpretato da Gabriele Lavia. Lo straordinario artista si è confrontato con questo testo in più momenti della sua carriera ma non lo ha mai presentato al Rossetti: ecco dunque un dono prezioso per il pubblico, che ammirerà un’impeccabile prova d’interpretazione e di regia costruita su quella che lo stesso Lavia definisce la più sconcertante opera dell’autore russo.

Allo stesso tempo, ospitare Gabriele Lavia con un progetto così importante (lo spettacolo replicherà per tre settimane, corredato da iniziative d’approfondimento) assicura allo Stabile l’opportunità di fare omaggio al Maestro, legato a Trieste da una sorta d’affinità elettiva. Amatissimo dal pubblico, vi è stato costantemente presente con i suoi spettacoli di regia e con le sue potenti prove d’attore, ha creato per lo Stabile produzioni di rilievo come “Il Pellicano” di Strindberg o il “Riccardo III”, momenti di un’esaltante stagione di successi e d’intuizioni artistiche (dalle messinscene shakespeariane alla drammaturgia di Schiller, dagli spettacoli checoviani alle vibranti produzioni bergmaniane) che si protrae tuttora.

“Il sogno di un uomo ridicolo” è un racconto fantastico scritto da Dostoevskij nel 1876: il protagonista è un solitario, che riflette sulla propria vita e sulle ragioni per cui si è sempre sentito estraneo alla società. Più volte ha accarezzato l’idea del suicidio ed ora, a 46 anni, decide di mettere in pratica il proposito: ma davanti alla pistola carica, questo singolare personaggio, si addormenta. E sogna di approdare ad un’altra dimensione, del tutto simile alla Terra ma abitata da persone pure e innocenti da cui per la prima volta si sente accolto e non additato come “ridicolo”. «È un uomo del ‘sottosuolo’, cioè di quell’inferno sulla Terra abitato da dannati che vivono in cupa solitudine, indifferenza, livore, odio nei confronti degli altri» spiega Lavia. «Essi si sottomettono alle pene di questo inferno come per una fatalità crudele e misteriosa, e, a un tempo, conservano gelosamente un lucido senso della colpa che li condanna a vivere un’esperienza carica di esaltazione frenetica e sofferente. A differenza degli altri dannati, quest’uomo ha scoperto il segreto della bellezza e della felicità, il segreto per ‘rimettere tutto a posto’. ‘Ama gli altri come te stesso’: una ‘vecchia Verità che non ha mai attecchito’. E appunto nell’assurda proposta d’amore per il prossimo si trova tutta la sua ‘ridicolaggine’» .

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