Il nome della rosa

Valutazioni attive a breve

di Umberto Eco
versione teatrale di Stefano Massini (© 2015)

regia e adattamento di Leo Muscato

con (in ordine alfabetico) Eugenio Allegri, Giovanni Anzaldo, Giulio Baraldi, Luigi Diberti, Marco Gobetti, Luca Lazzareschi, Bob Marchese, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Alfonso Postiglione, Arianna Primavera, Franco Ravera, Marco Zannoni

scene Margherita Palli

costumi Silvia Aymonino

musiche Daniele D’Angelo

luci Alessandro Verazzi
video Fabio Massimo Iaquone, Luca Attilii
assistente alla regia Alessandra De Angelis
assistente scenografa Francesca Greco
assistente costumista Virginia Gentili

produzione Teatro Stabile di Torino / Teatro Stabile di Genova / Teatro Stabile del Veneto
in accordo con Gianluca Ramazzotti per Artù
e con Alessandro Longobardi per Viola Produzioni
con il sostegno di FIDEURAM
Il nome della rosa di Umberto Eco è pubblicato da Bompiani

Repliche: 5

Dopo essere stato un libro dal successo straordinario e un film indimenticabile diretto da Jean-Jacques Annaud con protagonista Sean Connery, “Il nome della rosa” arriva a teatro.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Platea A-B Interi € 31 | Ridotti € 28 | 2

Platea C Interi € 26 | Ridotti € 242

I galleria Interi € 20 | Ridotti € 181

II galleria Interi € 15 | Visibilità ridotta € 121

 

Prenotazioni stelle 7/11

Vendita biglietti 9/11

Mercoledì 6 Dicembre

20:30

Giovedì 7 Dicembre

20:30

Venerdì 8 Dicembre

20:30

Sabato 9 Dicembre

20:30

Domenica 10 Dicembre

16:00

Un omaggio ad uno dei massimi scrittori e intellettuali italiani. Dopo essere stato un libro dal successo straordinario (Premio Strega nel 1981, tradotto in 47 lingue) e –  cinque anni più tardi – un film indimenticabile diretto da Jean-Jacques Annaud con protagonista Sean Connery, “Il nome della rosa” arriva a teatro. La prima trasposizione teatrale italiana del capolavoro di Umberto Eco è firmato da uno degli autori teatrali più raffinati e ammirati del nostro tempo, Stefano Massini che ha affrontato la non facile impresa con grande accuratezza, rispettando e restituendo i plurimi piani di lettura di questo giallo monastico-filosofico, che – proprio come una rosa – si schiude in una corolla di stratificazioni e significati diversi, a seconda della cultura e della preparazione di chi legge.

Leo Muscato firma l’elegante e imponente messinscena dell’opera, e dirige una compagnia d’interpreti d’alto livello, dove Luca Lazzareschi – molto amato dal pubblico dello Stabile regionale, dove ha prodotto sempre prove emozionanti – incarna Guglielmo da Baskerville. Ma ogni singola figura è tratteggiata con grandissima cura, così che lo spettacolo si sviluppa con la “guida” dell’anziano Adso, frate benedettino intento a scrivere le sue memorie: è sempre in scena e ricorda i fatti terribili che ha vissuto in giovinezza in una abbazia dell’Italia settentrionale, dove aveva accompagnato Guglielmo da Baskerville. S’incontrano così ad uno ad uno i personaggi del romanzo, l’anziano frate cieco Jorge da Burgos, profondo conoscitore dei segreti dell’abbazia; Bernardo Gui, il terribile inquisitore dell’ordine domenicano; l’ansioso e prudentissimo Abate Abbone; il cellario Remigio da Varagine un francescano in odor d’eresia che si nasconde in quel convento e si finge benedettino; il suo fedele servitore Salvatore, un frate considerato scemo, che parla una strana lingua mista di latino, volgare, francese, tedesco e inglese; e poi la fragile ragazza di cui s’innamora il giovane Adso; Alinardo da Grottafferrata, il più anziano di tutti, la cui demenza senile risulterà decisiva per la soluzione degli enigmi…

IL TRAILER DELLO SPETTACOLO


Molto positiva l’accoglienza al recente debutto dello spettacolo, che si pone fra gli eventi più attesi dell’anno «”Il nome della rosa” in versione teatrale è stata una bella idea» ha scritto Anna Bandettini su La Repubblica. «(…) la regia di Leo Muscato ha lavorato bene dentro la materia di un dramma che è un giallo, un romanzo storico e una riflessione flosofica, trasformandolo in tre ore scorrevoli e in uno spettacolo che sta nelle convenzioni in modo non banale. Ha trovato, per esempio il modo di passare fra i tanti ambienti proiettando luoghi diversi sulla scena fissa di Margherita Palli, a due piani, con scale a vista, porticine, fessure, ombre, con effetti efficaci, specie nel rogo finale della biblioteca (…) Il clima monacale è giusto (silenzioso e reticente) il ritmo narrativo anche e nei rispettosi sai si muovono attori che danno credibilità ai loro personaggi a cominciare da Luca Lazzareschi, pacato e ironico Guglielmo».

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