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Crediti
di Eugene O’Neill
traduzione e adattamento Margherita Rubino
regia Davide Livermore
regista assistente Mercedes Martinicon Paolo Pierobon, Elisabetta Pozzi, Linda Gennari, Marco Foschi, Aldo Ottobrino
e con Carolina Rapillo, Davide Niccoliniscene di Davide Livermore
costumi di Gianluca Falaschi
musiche Daniele D’Angelo
luci di Aldo Mantovani
produzione Teatro Nazionale di Genova
Uno dei capolavori assoluti della drammaturgia del Novecento, scritto da Eugene O’Neill nel 1931, è un affascinante e inquietante viaggio tra mito archetipico e moderna psicoanalisi, tra dramma borghese e tragedia classica.
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PREZZO DEI BIGLIETTI
Premium Seat Interi € 36,00 | 3★
Platea GOLD Interi € 29,00 | 2★
Platea SILVER Interi € 26,00 | 2★
Platea SMART Interi € 23,00 | 1★
Galleria GOLD Interi € 21,00 |1★
Galleria SILVER Interi € 18,00 | 1★
Galleria SMART Interi € 15,00 | 1★
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Prenotazioni stelle/abbonamento libero 16/12 h. 10.00
Vendita biglietti/school card 18/12 h. 10.00
Affidato alla regia potente e immaginifica di Davide Livermore e a un cast di grande affiatamento – dove spiccano i nomi di Paolo Pierobon, come Ezra Mannon; Elisabetta Pozzi, nel ruolo di Christine Mannon; di Linda Gennari in quello di Lavinia Mannon, di Marco Foschi in quello di Orin Mannon e di Aldo Ottobrino come Adam Brant - l’opera torna in scena al Teatro di Genova, a distanza di quasi trenta anni dal celebre allestimento di Luca Ronconi del 1997, in una rinnovata lettura, ancora più legata alle tensioni e alle contraddizioni individuali e collettive del nostro tempo. Nello spazio scenico decisamente suggestivo e avvolgente, pensato da Livermore con i costumi di Gianluca Falaschi e le luci di Aldo Mantovani, lo spettacolo è un feroce viaggio nelle tensioni e nelle contraddizioni di personaggi-mito, incarnazioni tragiche che riverberano inquietudini eterne.
La nuova traduzione e l’adattamento si devono alla studiosa Margherita Rubino che presentando il lavoro scrive: «Con questo testo, O’Neill fissa la nascita ufficiale del Teatro americano. E volle ancorarsi all’atto fondativo dello spettacolo occidentale, l’Orestea di Eschilo, e stabilire una nuova civiltà teatrale. Tre parti e tredici atti, scritti nel linguaggio più lineare e diretto della letteratura angloamericana, incatenano lo spettatore grazie a un plot serrato, a una continuità di tensione incredibile e a una profondità del sentire e dell’agire dei personaggi da tragedia greca. Modernissimi sono però l’andamento e il dialogo, del tutto contemporanea la psiche contorta dei protagonisti, calamitante come un noir che non dà respiro».