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  • Crediti

    dal film di Thomas Vinterberg, Mogens Rukov & BO Hr. Hansen
    adattamento per il teatro di David Eldridge
    prima produzione Marla Rubin Productions Ltd, a Londra
    per gentile concessione di Nordiska ApS, Copenhagen

    versione italiana e riscrittura di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi

    regia di Marco Lorenzi
    assistente alla regia Noemi Grasso
    dramaturg Anne Hirth

    con Danilo Nigrelli, Irene Ivaldi e (in ordine alfabetico) Roberta Calia, Yuri D'Agostino, Elio D'Alessandro, Roberta Lanave, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Angelo Tronca

    visual concept e video Eleonora Diana

    costumi di Alessio Rosati

    sound designer Giorgio Tedesco
    consulente musicale e vocal coach Bruno De Franceschi

    luci Link-Boy (Eleonora Diana & Giorgio Tedesco)
    foto di scena di Giuseppe Di Stefano

    produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Teatro Stabile Del Friuli Venezia Giulia, Solares Fondazione Delle Arti
    in collaborazione con Il Mulino di Amleto

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ATTENZIONE: a seguito del cambiamento dei termini del coprifuoco notturno, le repliche serali dello spettacolo inizieranno alle ore 20:30 , i biglietti già acquistati restano validi pur riportando un'orario diverso.

Gli abbonati alla Stagione PROSA possono accedere con il loro abbonamento nella giornata corrispondente al loro turno.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Platea A-B Interi € 25 | Ridotti € 22 | 2★

Platea C Interi € 16 | Ridotti € 14 | 1★

 

Prenotazioni e vendita biglietti 4/5 h. 10.00

Gli abbonati alla Stagione PROSA possono accedere con il loro abbonamento nella giornata corrispondente al loro turno.

ATTENZIONE: la replica della domenica è alle ore 17.00

Martedì 8 Giugno
20:30
Mercoledì 9 Giugno
20:30
Giovedì 10 Giugno
20:30
Venerdì 11 Giugno
20:30
Sabato 12 Giugno
20:30
Domenica 13 Giugno
17:00

Per le tematiche affrontate, si consiglia la visione a un pubblico di adulti o minori accompagnati.

I Klingenfeld sono un’ottima, grande famiglia dell’alta borghesia danese. Il padre, Helge, compie sessant’anni e l’occasione fa sì che i parenti si riuniscano per festeggiarlo. Ci sono naturalmente i tre  figli Christian, Michael e Helene… Il maggiore, Christian, scatenerà una tempesta inattesa con il suo discorso augurale che stravolgerà gli equilibri familiari svelando ipocrisie e stracciando maschere. La festa si trasforma così in un gioco al massacro volto a mettere in discussione, in un crescendo di tensione, il precario equilibrio fra i Klingenfeld fondato su rapporti di facciata, indicibili segreti, relazioni di potere malsane.

Questo in poche parole il nucleo di “Festen. Il gioco della verità” che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia coproduce assieme ad altre interessanti istituzioni teatrali, nel suo primo allestimento italiano.

Lo spettacolo è tratto dalla sceneggiatura dell’omonimo film danese del 1998 diretto da Thomas Vinterberg, ed ha attratto l’attenzione di Marco Lorenzi, talentuoso e colto regista che allo Stabile ha già presentato applaudite operazioni (una bella edizione del cechoviano “Platonov” e un intrigante e coraggioso crossing fra teatro e magia nella produzione “Valzer per un mentalista”) e che qui ha curato - con Lorenzo De Iacovo - anche la traduzione italiana e l’adattamento.

«“Festen” ci chiama in causa» commenta Marco Lorenzi nelle sue note di regia, evidenziando i motivi che rendono questo testo necessario, interessante. «Ci sposta dall’indifferenza in cui pericolosamente rischiamo di scivolare ogni giorno di più, soprattutto in un tempo costellato da paure e incertezze come il nostro, un tempo di divertissement e entertainment mentre intorno a noi tutto si sgretola, un tempo in cui è facile voltare lo sguardo per continuare a dirci che “Dopo questo piccolo – come potremmo definirlo – intermezzo, possiamo riprendere i nostri posti per proseguire la festa”. “Festen” sembra, apparentemente, raccontare una festa di famiglia per celebrare i 60 anni del patriarca, ma in verità ha a che vedere con il nostro rapporto con la verità, con il potere e con l’ordine costituito. Sono sempre più sicuro che il nostro “Festen” sia una comunità di esseri umani che recitano una commedia mentre uno di loro combatte come un pazzo per mostrare che in realtà sono tutti in una tragedia. Per questo “Festen” è politico, radicalmente politico».

L’opera scava all’interno dei tabù più scomodi, affrontando la relazione con la figura paterna, la verità, il rapporto con il potere e l’autorità imposta. Impossibile non pensare ad Amleto, alla tragedia greca, ma anche all’universo favolistico dei Fratelli Grimm.

Marco Lorenzi si esprime in questo itinerario attraverso l’intensità di una compagnia composta da Danilo Nigrelli, Irene Ivaldi, Roberta Calia, Yuri D'Agostino, Elio D'Alessandro, Roberta Lanave, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Angelo Tronca.

«Sento che in questa tensione tra due forze, così opposte e profonde, stia la forza del nostro spettacolo che ci porterà a mostrare quanto sia necessario strappare quel velo, quel diaframma che ci impedisce di vedere realmente le cose come stanno».

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