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  • Crediti

    Di: Fedotor Dostoevskij
    Riduzione di Dante Guardamagna

    Regia: Sandro Bolchi

    Interpreti: Ugo Pagliai, Giorgio Valletta, Orazio Bobbio, Saverio Moriones, Lino Savorani, Giusy Carrara, Angiola Baggi, Mimmo Lo Vecchio, Gianfranco Saletta, Elisabetta Bonino, Mario Feliciani, Franco Jesurum, Tonino Pavan, Lidia Braico, Luciano D’Antoni, Lilia Carini, Franco Zucca, Riccardo canali, Ariella Reggio, Mirella Luccioli, Edvige Stolfa, Fabio Dogani, Mario Fabi, Aldo Minut, Eliana de Vida, Piero Padovani, Tania Angi, Patrizia Longo, Marino Masé, Arrigo Angi, Giuliana Favento, Cinzia Favento

    Scene: Carlo Tommasi

    Costumi: Maurizio Monteverde

    Musiche: Peppino De Luca

    Produzione: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia

    Repliche: 13

Lo spettacolo in due tempi fu tratto dall’omonimo romanzo che lo scrittore e giornalista russo Fëdor Dostoevskij (Mosca 1821 - Pietroburgo 1880) compose nel 1866. Rappresenta la moderna incarnazione della tentazione di Lucifero nel rivendicare per sé una diversità da superuomo anche nell’atto più raccapricciante dell’uccisione di un proprio simile.

LO SPETTACOLO E LA CRITICA 

Delitto e castigo tornava a essere messo in scena dalla compagnia del Teatro Stabile a diciassette anni di distanza, dopo il successo ottenuto nel febbraio del 1956 con l’edizione diretta da Ferdinando de Crucciati. La nuova versione tuttavia sollevò perplessità soprattutto per quel che riguarda l’adattamento teatrale del romanzo. Scrisse a questo proposito Giorgio Bergamini su Il Piccolo «Guardamagna è riuscito a ripiegare in due ore e mezzo circa un romanzo che a leggerlo si impegnano dei giorni. Lo ha fatto trattando il vasto materiale narrativo a squarci e a rapide sequenze. […] La riduzione di Guardamagna è piuttosto ben fabbricata, niente da eccepire, ma non sfugge, ci sembra, al solito guaio delle riduzioni teatrali di grandi romanzi: se uno non ha letto il romanzo si raccapezza poco con tutto quel brulichio di personaggi tanto importanti nel testo letterario, da cui sbucano come semplici “funzioni”, e sia pure significative; se invece lo ha letto non vi ritrova granché di quanto ricordava e amava del libro. Sandro Bolchi, da parte sua, ha diretto la manovra con la fermezza di polso e l’esperienza che tutti, noi per primi, gli riconosciamo. Cosicché lo spettacolo, sebbene complesso, frammentato e un po’ statico, scorre con fluida scioltezza. […] Gli interpreti assecondano autore e regista con notevole spirito di dedizione».

(Paolo Quazzolo)

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