Das Kaffeehaus
La bottega del caffè


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  • Crediti

    Di: Rainer Werner Fassbinder da “La bottega del caffé” di Carlo Goldoni

    Traduzione: Renato Giordano

    Regia: (e adattamento scenico) Veronica Cruciani

    Interpreti: Compagnia del Teatro Stabile del Friuli - Venezia Giulia Filippo Borghi, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos, Ivan Zerbinati (attore ospite) e con Mauro Malinverno

    Scene: Barbara Bessi

    Costumi:Barbara Bessi

    Musiche: Drammaturgia sonora di Riccardo Fazi

    Luci: disegno luci Gianni Staropoli

    Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

    Repliche: 6

Ha suscitato ottima attenzione sia nella critica che nel pubblico “Das Kaffeehaus”, che l’inquieto regista e autore teatrale e cinematografico tedesco Rainer Werner Fassbinder ha creato nel 1969 sulla base della settecentesca “La bottega del caffé” goldoniana e che lo scorso anno lo Stabile ha posto al centro di un nuovo progetto di produzione. Ora lo spettacolo – in cui ognuno degli attori della Compagnia Stabile ha costruito una prova eccellente e molto singolare (si aggiunge al gruppo Mauro Malinverno, ottimo attore ospite) – si appresta alla tournée nazionale, che si avvia proprio dalla sala dove lo spettacolo è stato immaginato e creato da Veronica Cruciani.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Speciale PROMO BLAK FRIDAY: tutte le recite € 12 

Posto unico Interi € 19 | Ridotti € 16 | 1

Last minute € 15

 

Prenotazioni stelle 24/10

Vendita biglietti 26/10

Martedì 28 Novembre
19:30
Mercoledì 29 Novembre
21:00
Giovedì 30 Novembre
21:30
Venerdì 1 Dicembre
19:30
Sabato 2 Dicembre
21:00
Domenica 3 Dicembre
17:00

Ha suscitato ottima attenzione sia nella critica che nel pubblico “Das Kaffeehaus”, che l’inquieto regista e autore teatrale e cinematografico tedesco Rainer Werner Fassbinder ha creato nel 1969 sulla base della settecentesca “La bottega del caffé” goldoniana e che lo scorso anno lo Stabile ha posto al centro di un nuovo progetto di produzione. Ora lo spettacolo – in cui ognuno degli attori della Compagnia Stabile ha costruito una prova eccellente e molto singolare (si aggiunge al gruppo Mauro Malinverno, ottimo attore ospite) – si appresta alla tournée nazionale, che si avvia proprio dalla sala dove lo spettacolo è stato immaginato e creato da Veronica Cruciani.

“Das Kaffeehaus” non tradisce i sottotesti dell’originale: com’è nelle corde di Fassbinder, artista maledetto e geniale, vi prevalgono le tinte fosche, una crudeltà cinica che trova perfette assonanze nel nostro presente.

«Lo sfruttamento dei sentimenti all’interno del sistema in cui viviamo è perno intorno al quale ruota non solo questo testo ma tutto il lavoro di Fassbinder» spiega la regista. «Gli uomini dipendono gli uni dagli altri e strumentalizzano questa condizione di dipendenza. Tutti i rapporti personali sono corrotti dal potere e dal denaro. Una dimensione che in fondo ci parla di noi e dei meccanismi politici, economici e sociali che viviamo ogni giorno nel nostro Paese in modo diverso a seconda dei contesti in cui ci spostiamo».  In effetti, asciugando e rimodellando il plot goldoniano, Fassbinder accende i riflettori sul mondo di frequentatori della Kaffeehaus di Ridolfo, un microcosmo che s’interessa soprattutto al denaro. Soldi che si contano e si scambiano addirittura ossessivamente. Certo si tratta anche di ideali, passioni, amicizie, relazioni, fedeltà, rispettabilità… ma ecco, anche per questo – sembra rivelare l’autore – alla fine si deve pagare. Spiega infatti Veronica Cruciani: «Il lavoro della regia come per tutti gli altri elementi dello spettacolo, sottolinea l’andamento drammaturgico del testo di Fassbinder: un graduale, lento, inesorabile smascheramento di un’apparente situazione iniziale di festa e svago, che si rivela sempre di più per quello che è veramente, ovverosia l’immagine nuda e crudele dell’incontro/scontro di un gruppo di persone guidate dalla brama di denaro e potere. Un’immagine nuda come la scena, che si staglia su una superficie aperta, astratta, e che evoca soltanto una Venezia contemporanea dove il presente e il passato dialogano in continuazione, nelle architetture, nei costumi, nelle ambientazioni».

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