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Crediti
Di: Sonia Antinori
Regia: Gigi Dall’Aglio
Interpreti: Maria Ariis, Carla Manzon
Scene: Ilaria Bomben ed Enzo Samaritani
Costumii: Ilaria Bomben
Produzione: A.Artisti Associati un progetto in collaborazione con Teatro Verdi di Pordenone e Ass.Malte
Repliche: 6
Sonia Antinori ha affrontato con molta responsabilità la composizione drammaturgica di “Cronache del bambino anatra”: si è preparata attraverso due anni di ricerche sul campo, in cui ha conosciuto persone affette da disturbi, genitori, insegnanti, studiosi. I disturbi in questione sono quelli specifici dell’apprendimento, assai diffusi (1.9000.000 persone ne soffrono in Italia) e troppo lentamente riconosciuti. Solo da qualche anno, infatti, la nozione di “DSA” e la conseguente legge 170 hanno protetto i bambini affetti, da un errato giudizio di valore che a lungo li ha resi incompresi e sofferenti.
PREZZO DEI BIGLIETTI
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Vendita biglietti 18/1
«La nostra società non ama le imperfezioni. Sollecitano il sospetto, in qualche caso il rifiuto. Si teme la differenza, quindi si evita di comprenderla. La vita degli imperfetti diviene solitaria, dolorosa, forse rancorosa. Questo spettacolo li racconta, gli imperfetti, a partire dall’età più bella, a volte disgraziatamente infelice: l’infanzia». Sonia Antinori ha affrontato con molta responsabilità la composizione drammaturgica di “Cronache del bambino anatra”: si è preparata attraverso due anni di ricerche sul campo, in cui ha conosciuto persone affette da disturbi, genitori, insegnanti, studiosi. I disturbi in questione sono quelli specifici dell’apprendimento, assai diffusi (1.9000.000 persone ne soffrono in Italia) e troppo lentamente riconosciuti. Solo da qualche anno, infatti, la nozione di “DSA” e la conseguente legge 170 hanno protetto i bambini affetti, da un errato giudizio di valore che a lungo li ha resi incompresi e sofferenti.
Lo spettacolo – interpretato dalle attrici corregionali Maria Ariis e Carla Manzon – si pone l’obiettivo immediato di farsi strumento di divulgazione, ma intende anche sollecitare una feconda riflessione su come ognuno di noi gestisca le proprie imperfezioni, piccole o grandi che siano.
L’autrice sceglie di procedere per flashback, partendo dalla fine: modalità che le permette di compiere alcuni salti temporali e di coprire con la narrazione, semplice e incisiva come una favola, un arco di cinquant’anni, dal 1960 ad oggi.
È il periodo in cui un figlio dislessico e sua madre compiono un percorso di vita irto di difficoltà, ma anche ricco di sviluppi fondamentali. L’uomo, ormai adulto, li rivive nel momento della scomparsa dell’anziana madre: gli ritornano alla mente snodi emotivi essenziali, le difficoltà affrontate assieme, allora, per inserirsi in una società che mentre da un lato era priva di regole adeguate, dall’altro risultava pregna di pregiudizi e ignoranza. Pagine strappate, matite spezzate, rabbia e impotenza: la frustrazione di un ragazzo “intrappolato” dalla dislessia. Invece di aiutarlo a volare, lo si accusava – quando andava bene – di essere distratto o pigro...
E poi la convivenza della donna con il senso di colpa per aver capito il figlio troppo tardi, la sua lotta con sé stessa, l’ansia e i dubbi legati ai nuovi modelli didattici e i nuovi orizzonti, che si aprono attraverso piccoli, grandi spiragli. Gigi Dall’Aglio orchestra con sapienza e delicatezza le due sensibili attrici e le guida nelle pieghe di un testo toccante e necessario.
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