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Crediti
Di: Artur Schnitzler
Versione italiana di Furio BordonRegia: Nanni Garella
Interpreti: Roberto Sturno, Gianni De Lellis, Francesca Gamba, Alvia Reale, Giulia Del Monte, Stefania Barca,
Monica Bucciantini, Nicoletta Corradi, Sara Alzetta, Riccardo CanaliScene: Antonio Fiorentino
Costumi: Antonio Fiorentino
Musiche: Giancarlo Facchinetti
Produzione: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia
Compagnia Glauco MauriRepliche: 11
Arthur Schnitzler (Vienna 1862 - 1931) scrittore e autore drammatico, si segnalò in ambiente letterario - benché fosse laureato in medicina - grazie alle sue novelle. La struttura della novella si trasfuse fortemente in tutti i primi testi teatrali dell’autore, tanto che vennero definiti come “novelle dialogate” per l’assenza di una vera e propria azione. Il primo a portarli in scena fu Max Reinhardt, che rivelò Schnitzler come il precursore del rinnovamento della scena europea. Appartengono alla produzione di Schnitzler Anatol (1890), Liebelei (1895), Girotondo (1897), Il pappagallo verde (1899), Professor Bernardi (1912) e La scena d’addio (1915), tutte opere caratterizzate da una forte ricerca psicologica. Anatol è un ciclo di sette brevissime commedie che hanno tutte il medesimo portagonista, Anatol appunto, giovane aristocratico incapace a trovare un equilibrio psicologico e sentimentale.
LO SPETTACOLO E LA CRITICA
A diciotto anni di distanza, la compagnia dello Stabile tornava a mettere in scena il dramma di Schnitzler. Alterni i giudizi della critica: «Anatol (Roberto Sturno) è un passionale borghese che si imbarazza moltissimo nell’essere deluso dalle donne che circuisce. […] Max (Gianni De Lellis) è Mefistofele, critico e censore, e le sette fanciulle altrettanti volti dell’eterno femminino puro e selvaggiamente crudele. Tutto ciò non si percepisce nell’allestimento di Garella» (Carlo Milic su Il Messaggero Veneto). «Quello di Roberto Sturno si presenta come un Anatol frivolo, divertente, a tratti spassoso ma tutto sommato da compatire, proprio per quella sua eterna incapacità a farsi rispettare. […] Sturno ha dato un’interpretazione di livello variabile, che ha dato i suoi momenti migliori nella seconda parte dello spettacolo. […] Al suo fianco Gianni De Lellis, notevole interprete del ruolo di Max. […] Le donne di Anatol non si sono scostate da un livello di generale mediocrità» (Paolo Quazzolo su TriesteOggi). «Roberto Sturno e Gianni De Lellis in coppia solidale a esprimere un unico contorno drammatico, ora malato di narcisismo, ora afflitto dalla cinica virtù del “raisonneur”. […] Promettente il team scelto da Garella, allinea interpreti di formazione e sensibilità diversa» (Roberto Canziani su Il Piccolo).
(Paolo Quazzolo)