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Crediti
di Gilberto Forti
a cura di Franco Però
con Giulio Cancelli, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Francesco Migliaccio
musiche di Johann Strauss figlio e Franz Schubert
registrate dal “Quartetto Iris”: Laura Furlan, Emanuela Colagrossi (violino), Maria Lucia Dorfmann (viola), Cecilia Barucca Sebastiani (violoncello)produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Ogni replica è per un massimo di 40 spettatori, biglietti in vendita dalle ore 10 di martedì 15 giugno.
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Tratto dall’omonimo libro di Gilberto Forti, “A Sarajevo il 28 giugno” è ormai un “cult” nel repertorio del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia che lo ha costantemente riproposto negli spazi del Museo de Enriquez con notevole successo, dal 2015 al 2019.
La scorsa estate, il fortunato spettacolo – che evoca la fine dell’impero Asburgico e l’avvento della prima guerra mondiale a partire dall’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando – è stato ambientato per la prima volta nell’inedita e appropriata cornice del Parco e del Castello di Miramare, dove ritorna anche nell’edizione 2021 per soddisfare la richiesta dei tanti che lo scorso anno non hanno ottenuto il biglietto.
PREZZO DEI BIGLIETTI
Intero € 8 | Ridotto € 5
PACCHETTO “IL ROSSETTI A MIRAMARE” “Sinfonia Dante”, “I bagni di Trieste”, “A Sarajevo il 28 giugno” e “Shakespeare in the Park” € 36 ((riservato agli abbonati del teatro, acquistabile solo presso la biglietteria))
Vendita biglietti 15/6 h. 10.00
OGNI REPLICA PER UN MASSIMO DI 40 SPETTATORI
Fatto erigere a metà dell’Ottocento da Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe, il Castello di Miramare fu concepito come residenza nobiliare che solo per poco tempo, prima della sua sfortunata vicenda in Messico, l’arciduca condivise con la moglie Carlotta del Belgio. Il castello fu visitato dall’Imperatrice Elisabetta, che ne amava il vasto parco (con i suoi 22 ettari e la sua rara varietà botanica) affacciato sul mare ed è di certo uno dei luoghi più iconici di Trieste e della regione, intriso di storia e poesia.
L’incanto e il significato di questa scenografia naturale, impreziosisce “A Sarajevo il 28 giugno” che si svolge in quattro diverse postazioni, due interne al Castello e due esterne.
Lo spettacolo è itinerante e prevede che il pubblico incontri nel suo percorso gli attori, che - circondati dalla storia e dalle emozioni dei luoghi - restituiscono da diverse angolature una fondamentale pagina del Novecento.
Essi incarnano personaggi dell’epoca ognuno dei quali – secondo il modello delle “interviste impossibili” – racconta dal proprio punto di vista il fatto che scosse l’Europa e la cambiò per sempre: l’assassinio avvenuto a Sarajevo, per mano di Gavrilo Princip, dell’Arciduca Francesco Ferdinando e di sua moglie Sofia.
Era il 28 giugno 1914: da questa scintilla esplose il primo conflitto mondiale.
Il fatto viene ricostruito attraverso lo sguardo di nobili e popolani, di chi si occupò della detenzione dell’attentatore e di chi pianse l’Arciduca e la sua triste sorte…
Gli attori incarnano infatti l’Ingegner Szigeti (Emanuele Fortunati) che maniacalmente mille e mille volte analizza il percorso del corteo dell’Arciduca per comprendere se fosse stato possibile proteggerlo meglio, poi Frau Magdalena Gobec (Ester Galazzi) che restituisce tutta la pietas dei sudditi dell’impero per Francesco Ferdinando e la sua famiglia, c’è poi il ricordo del guardiacaccia (interpretato da Giulio Cancelli) mentre il Dottor Vasič (Francesco Migliaccio), medico delle carceri, ripercorre il tremendo destino che attese l’attentatore durante la reclusione.