"SE QUESTO È UN UOMO" DI PRIMO LEVI VA IN SCENA AL TEATRO STABILE DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA VENERDì 3 FEBBRAIO.
  • 1 Febbraio 2006
  • Generale
Dopo le recite de Il Sergente con Marco Paolini va in scena al Politeama Rossetti per due serate – venerdì 3 e sabato 4 febbraio alle 20.30Se questo è un uomo di Primo Levi, nella regia di Franco Però e nell’ intensa interpretazione di Nello Mascia.
Lo spettacolo – presentato da APAS Produzioni – è inserito nel cartellone “altripercorsi” del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia.

La riflessione sulla guerra percorre il cartellone del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia: una riflessione opportuna, poiché il conflitto insano, assurdo che oppone l’uomo all’uomo è dolorosamente presente nel nostro tempo, come se la lezione che ci è offerta dalla storia, non fosse sufficientemente forte e avesse bisogno di essere continuamente richiamata…

Da poco è stata celebrata – anche a Trieste, dove purtroppo sorge la Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio nazista in Italia – la Giornata della Memoria, e lo spettacolo tratto dal celebre testo di Primo Levi sembra volerne amplificare il monito a non ricadere mai più negli errori di uno dei periodi più bui che l’Europa abbia vissuto.

Attraverso l’interpretazione generosa e possente di Nello Mascia e all’impeto di una interessante compagnia di interpreti, dunque, Se questo è un uomo ci invita a non dimenticare l’Olocausto a pensare all’orrore del razzismo, per saperne riconoscere le radici, per non lasciarci più guidare dalla paura della diversità, dalla follia della violenza che infierisce sui deboli e sulle minoranze.

Lo spettacolo è diretto dal regista triestino Franco Però, la cui scelta coraggiosa, di portare sul palcoscenico una materia tanto importante ma anche dolente e delicata, è stata preceduta da un attento studio e dalla volontà, di conoscere direttamente i luoghi dello sterminio. Di essi – ricorda il regista – la cosa che prima colpisce è il sistema, quasi “industriale” che li regolava: «Lentamente – scrive infatti – mentre passi da un block al seguente, comincia fisicamente a farsi strada dentro di te, senza il minimo sforzo da parte tua, la scoperta di questa industria della morte.  È questa normalità del processo di sterminio che ti sconvolge: come un mostruoso prologo a quel concetto dell’annullamento totale, al cui confronto ti troverai poco dopo, quando guarderai i resti di Birkenau. E passi le camerate, il primo muro delle esecuzioni, le docce. E non occorre arrivare davanti ai primi esempi di forni, per sentire accanto a te, mentre cammini per i viali, in mezzo agli edifici in mattoni rossi, i passi di quella moltitudine scomparsa, annientata. Se alzi gli occhi alle finestre vuote, dopo che avrai camminato e camminato, ti sembrerà di vedere i corpi nudi, torturati, sottoposti ad esperimenti, urlanti od oramai senza voce: annientati ancor prima di una morte che è solo la registrazione di un qualcosa già avvenuto. Solo le parole di autori come Primo Levi hanno la capacità di ridare vita a quell’Inesprimibile, più potentemente di quei piccoli echi che risuonano nella mente di ogni persona che passi per quei luoghi. Ecco, quello che vorrei, è di riuscire ad avvicinare a quelle parole – soprattutto quelle che esplodono dal romanzo, più che dall’adattamento – le immagini, i suoni, le urla e i silenzi che attraversano, loro malgrado, i viandanti di Auschwitz».

Scritto nel 1947, subito dopo il rientro dal lager di Auschwitz, Se questo è un uomo è da annoverare fra le opere più importanti del Novecento, non solo per il suo valore letterario ma per la portata che quanto Levi vi ha scritto ha per l’umanità.
Vi risuonano la speranza e la solitudine, la rabbia e lo sgomento di un uomo perfetto, che senza logici motivi, è ridotto a “numero”. Rasati, maltrattati, omologati, marchiati come animali, i prigionieri del campo hanno il compito di lavorare e obbedire; rimane loro l’unico istinto a sopravvivere a tutto... E fra questo “tutto”,  fra le inumane atrocità che Levi ha dovuto subire, appare ancor più atroce che la devastazione più profonda sia proprio quella riduzione dell’uomo a “häftling”, “pezzo”.
Appaiono allora ancora più forti le parole che egli ci “comanda”: «Voi che vivete sicuri
 nelle vostre tiepide case,
 voi che trovate tornando a sera
 il cibo caldo e visi amici: 
Considerate se questo è un uomo
, che lavora nel fango
, che non conosce pace
, che lotta per mezzo pane, 
che muore per un si o per un no. 
Considerate se questa è una donna,
 senza capelli e senza nome, 
senza più forza di ricordare, 
vuoti gli occhi e freddo il grembo 
come una rana d'inverno (…)»

Lo spettacolo va in scena al Politeama Rossetti venerdì 3 febbraio alle ore 20.30 e in replica sabato 4 febbraio per “altripercorsi”.
Se questo è un uomo è recitato nella versione drammatica di Pieralberto Marchè e Primo Levi. Oltre a Nello Mascia, sono impegnati nei diversi ruoli Marco Belocchi, Giuseppe Burighel, Lorenzo Carmagnini, Pino Delle Chiaie, Giacomo Rosselli, Alessandro Waldergan.
Le scene e i costumi sono creati da Andrea Viotti, le musiche dello spettacolo sono invece di Arvo Part e Peteris Vasks, firma il disegno luci Claudio Coloretti. La regia è del triestino Franco Però.

Acquisti di biglietti sono possibili presso la Biglietteria del Politeama Rossetti (da martedì a sabato 8.30-12.30, 15.30-19) e il Ticket Point di Corso Italia (giorni feriali 8.30-12.30, 15.30-19), presso le agenzie di Monfalcone (Agenzia Universal), Gorizia (Agenzia Appiani) e Udine (Associazione Culturale Udine Sipario) e presso le Agenzie del circuito Charta presenti sul territorio nazionale. Vendita al telefono: Call Ticket 040.986.986.6, informazioni allo 040/3593511. Informazioni e acquisti anche sul sito www.ilrossetti.it.

Congratulazioni

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