MARIANELLA BARGILLI CI PARLA DI CALCIO NEL MONOLOGO "ALÈ CALAIS"
Alé Calais di Osvaldo Guerrieri, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Calabria e dalla Fondazione Teatro Piemonte Europa, per la regia di Emanuela Giordano e con protagonista Marianella Bargilli chiude il cartellone altripercorsi 2008-2009 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.
“Un vento nuovo”: ecco ciò che caratterizza e anima con maggior decisione Alé Calais.
Un “vento nuovo” spazza di certo il palcoscenico, e lo libera da
vecchi canoni e consolidati pregiudizi, se è vero che per mettere in
scena una piéce incentrata
sul calcio, per una volta, non ci si è rivolti a uomini ma si è cercata
la sensibilità femminile di una preparata e acuta regista, come
Emanuela Giordano, e l’interpretazione viva, intelligente di Marianella
Bargilli, un’attrice che stagione dopo stagione si sta conquistando
l’ammirazione del pubblico e la stima di operatori e registi.
Ma il “vento nuovo” è anche in ciò che si racconta in Alé Calais:
una storia di calcio che per una volta non fotografa una realtà di
doping, di corruzione, di tifoserie pericolose e arroganti, ma che
racconta invece di ideali, di lealtà e di conquiste sorprendenti. Un
calcio che diviene positiva metafora di vita, nella bella drammaturgia
di Osvaldo Guerrieri, ottimo giornalista de La Stampa, che qui rivela creatività, intuizione e equilibrio di autore teatrale.
Accompagnata in scena da un trio d’archi, in smoking, la Bargilli si
muove in una scena candita come una scatola luminosa, il racconto
prende corpo come una ballata, un’opera musicale euforizzante e
inedita.
Calais si trova nella provincia francese, una cittadina come tante,
dove si vive tranquilli e si è destinati a essere ignorati da tutti,
finché qualche fatto di cronaca nera non porta il nome della città
sulle prime pagine dei giornali per qualche settimana... Insomma non
accade nulla, e nulla sembra poter accadere: si vive pacifici, a volte
anche troppo, col rischio che tanta quiete spazzi via anche le
ambizioni le fantasie, i sogni che sono necessari a rendere vitale il
futuro.
Ma Calais riesce a creare un piccolo miracolo: non sarà l’indolenza a
segnare il suo futuro e nemmeno il clamore di qualche efferato crimine.
A portarla di colpo al centro dell’attenzione dei media e della gente,
penseranno invece le gesta eroiche e sorprendenti di una piccola
squadra di calcio. Una squadra non professionista ma molto affiatata
che conquista punteggi in campionati prima locali, poi provinciali fino
ad arrivare alla finale, a Parigi.
Se prima a seguirla erano pochi appassionati, ecco che la ventata di
entusiasmo scatenata dal “Calais” contagia a poco a poco tutti: ne
parla il sindaco, ne fa menzione il prete nelle sue omelie, i punteggi
sono all’ordine del giorno fra le chiacchiere al bar, ma anche fra le
massaie al negozio d’alimentari… e come potrebbe non occuparsene la
maestra, con quella classe di piccoli scatenati, emuli dei bravissimi
giocatori?
Davanti alla metafora vincente e positiva di questa squadra che si fa
strada fra i grandi, novello e calcistico “Davide contro Golia” vengono
dimenticati colori politici e vecchie antipatie e ci si ritrova uniti a
fare il tifo, in modo caldo, partecipe.
Finalmente la gente si parla, unisce le forze, rinasce l’orgoglio
d’appartenenza. E alla finale, per sostenere il “Calais” in lotta per
la Coppa, ecco migliaia di calesiani invadere Parigi: bus e treni
speciali riversano nella capitale ragazzini esaltati, le loro famiglie,
addirittura i nonni, tutti sotto la pioggia, il freddo, con il pranzo
al sacco e un sogno nel cuore: vincere. Un goal controverso farà però
primeggiare ancora una volta i più forti: la vita è così.
Ma quella del “Calais” è la vittoria vera, più grande e significativa:
grazie alla squadra l’orgoglio della città non rifiorisce “contro” ma
“per” qualcosa, non per distruggere altri ma per dimostrare le proprie
capacità, per riscattarsi da un tempo paludoso. Quando si ha in tasca
questo risultato, non c’è niente di più prezioso da ottenere. Con
dignità e intelligenza i calesiani tifano fino all’ultimo, e senza
imprecare tornano a casa felici del loro sogno, e “migliori”. Che
lezione attuale e necessaria per il maldestro e confuso mondo di oggi!
Accanto a Marianella Bargilli in scena ammireremo il trio Bubbez
(Ermanno Dodaro, Giovanna Famulari, Massimo De Lorenzi), la regia è di
Emanuela Giordano, le scene e i costumi di Andrea Nelson Cecchini.
Repliche alle ore 21 dal 31 marzo al 4 aprile, domenica 5 aprile ultima recita alla Sala Bartoli con inizio alle ore 17.
L’ufficio stampa