"MARATONA DI NEW YORK" FORTUNATO TESTO DI EDOARDO ERBA APPRODA IN FRIULANO A "PLAY.01", PER LA REGIA DI RITA MAFFEI
- 26 Maggio 2006
- Generale
Maratona di New York
di Edoardo Erba taglia un nuovo traguardo: va in scena per la prima
volta a Trieste lunedì 29 maggio alle ore 21, nell’ambito di Play.01 – Novità teatrali del Friuli-Venezia Giulia, la rassegna realizzata dal Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia in collaborazione con l’Ente Regionale Teatrale.
Appuntamento da non perdere dunque alla Sala Bartoli, per chi desidera ammirare uno dei testi italiani di maggior successo degli ultimi anni, portato in scena in questa occasione dall’udinese CSS - Teatro Stabile d’Innovazione del Friuli-Venezia Giulia, in un’edizione molto singolare, tradotta in friulano da Paolo Patui, diretta da Rita Maffei e interpretata con intensità davvero eccezionale dai due ottimi protagonisti, Fabiano Fantini e Claudio Moretti.
Quella di approdare sul palcoscenico triestino, è solo l’ultima sfida di Maratona di New York, lo spettacolo – recitato da due attori in 75 minuti di corsa sul posto – che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo: scritto nel 1992 da Edoardo Erba e interpretato nella prima versione da Luca Zingaretti e Bruno Armando, il testo è stato tradotto in quattordici lingue, pubblicato in sei, messo in scena a Roma, Edimburgo, Parigi, Barcellona, Buenos Aires, Londra, Tel Aviv, Wellington, Sidney, Boston e Bombay solo per citare alcune delle tappe più significative.
Maratona di New York è drammaturgia in tempo reale, agonismo formato scena, metafora di una vita da vivere come competizione, rabbia da consumare in fretta. Troppo in fretta. Per questo conquista il pubblico, riesce a tenerlo teso, con il fiato sospeso fino al finale…
Il testo racconta – appunto, in tempo reale – un allenamento. Due amici, di notte, in corsa nella campagna. Si stanno allenando per la gara amatoriale più famosa del mondo. Lunghe falcate nel buio e poche parole. Quelle che bastano per non essere soli, per ingannare la fatica. È quando il ritmo si fa più teso, quando il fiato comincia a mancare, che le parole prendono il sopravvento.
Come un cronometro, il filo dei pensieri batte più forte. Ricordi comuni e comuni incomprensioni di due maratoneti che si ritrovano a fare i conti con sé stessi e con gli altri, col senso delle proprie azioni, con piccoli particolari che non tornano. Mentre il sudore scende più freddo e la milza comincia a far male, l’allenamento svolta verso una mèta drammatica.
Le immagini sfuocano nella nebbia e nel buio, i punti di riferimento si perdono, ansimano perfino le parole, presagi di una tragedia da cogliere nelle frasi spezzate, nell’affanno del respiro, nel cuore che pompa a vuoto. Nel rumore, forse soltanto immaginato, di lamiere che si accartocciano.
Nel raccontare la storia dell’amicizia fra due personaggi, il forte e il debole, uniti dalla fatica sportiva, Maratona di New York racconta inevitabilmente, sul palco, anche la storia di due attori che condividono la sfida di recitare correndo. E il regista diventa un po’ il loro allenatore, che dalla panchina grida, si sbraccia e fuma inutili sigarette.
«La forza, la concretezza, l’ironia, la scrittura veloce e la poesia di questo testo, come il disegno dei personaggi, tradotti in friulano, mi hanno fatto immediatamente pensare al lavoro del Teatro Incerto, alle loro riscritture brillanti del teatro inglese di Barrie Keefe, in Four, alle scritture originali scanzonate e esilaranti di Laris e a quelle più complesse, ma anche più profonde e mature, poetiche e rarefatte di Dentri, ai loro personaggi, eterni amici all’inseguimento di un sogno, di un ideale, di un mito – scrive nelle sue note la regista Rita Maffei –Tutto questo è anche in Maratona di New York e riscoprirlo insieme a loro è riscrivere scenicamente un testo teatralmente potente.
Mentre Fabiano Fantini e Claudio Moretti si allenavano per Maratona di New York, li ho seguiti (senza correre, devo ammetterlo!) e spiati - loro amici da sempre - nel tentativo di conoscere le dinamiche dell’amicizia maschile, un mondo inesplorato per noi donne, di scoprire come nascono quelle conversazioni all’apparenza prive di senso, prive di filo logico, ma esilaranti che conosciamo dagli spettacoli dell’Incerto.
E nell’analizzare il testo, nello scoprire l’intreccio dei sentimenti e delle emozioni di Mario e Steve, scoprivo, insieme con gli attori, che l’indagine era a doppio senso, mentre ci si rivelavano i lati maschili e femminili dei personaggi, le pieghe maschili e femminili di noi stessi. Mario e Steve corrono per allenarsi per la maratona di New York, corrono per rincorrere un sogno, un mito, corrono per “stare sotto i trenta” - giustificazione incomprensibile agli occhi di una donna -, corrono insieme, corrono fino al passaggio a livello, corrono fino al confine del mondo conosciuto, per scoprire forse cosa c’è al di là.
E la corsa, oltre ad essere unica e assoluta azione scenica, diventa intenzione, ritmo delle battute, ritmo del pensiero, ritmo cardiaco, ritmo della vita, diventa metronomo di una relazione troppo importante per consumarsi solo in un allenamento domenicale»
Vincitore del Premio Candoni Arta Terme per la nuova drammaturgia, il teatro a cronometro inventato da Erba costituisce dunque una curiosa e interessante forma di training di sport e lavoro di palcoscenico. E ancora più interessante appare ora la necessità di una traduzione in friulano del testo: «Maratona di New York è una commedia che corre da sola. Senza pubblicità, senza spinte, senza ribalte clamorose – scrive a proposito l’autore – Oggi corre in friulano, e di tutte le traduzioni che ha avuto, questa è quella che mi dà più gioia, perché mi pare un contributo a mantenere viva una splendida lingua, che ho amato leggendo le prime poesie di Pasolini».
«Come tutte le traduzioni, anche quella di Maratona di New York cova in sé un profondo senso di sfida – dice Paolo Patui, cui si deve la versione friulana – perché tradurre è prendere una lingua e metterla a muso duro dinanzi ad altri suoni, altre costruzioni, altre sfumature di significato; è costringere una lingua a confrontarsi con un’altra per verificare le sue potenzialità espressive, per stabilire quale delle due sia più viva e guizzante, per sondare parole capaci di dire sentimenti e sensazioni. Io non so se il friulano perde, vince o impatta la sua sfida con l’italiano; posso dire piuttosto che il testo di Erba è un sottile filo di equilibrio in cui lo slang quotidiano di due amici che sbuffano e sudano e corrono trova contatti insospettabili eppure delicatissimi con un linguaggio allusivo, simbolico, sottilmente aggrappato al mito, ragnatela invisibile che lega il quotidiano con l’infinito, il già e il non ancora (…) Non è la lingua della burocrazia, quella friulana, né degli accademismi, né della new economy. Forse lo diverrà un giorno. Per ora vive e pulsa nella sua qualità di lingua della confidenza, quella che i ragazzi delle scuole di provincia usano per fregare il prof e suggerire al compagno interrogato che poi, al prof, risponderà in italiano. Quella che usano per fissare un appuntamento fra loro, per organizzare una festa, uno scherzo, per abbordare una ragazza. Quella che Steve e Mario in questa versione, usano per dire di se stessi, per raccontarsi qualcosa che non racconteresti mai. A meno che non sia l’ultima volta»
Terzultimo appuntamento della rassegna Play.01 – Novità teatrali del Friuli-Venezia Giulia –– Maratona di New York di Erba, nella traduzione di Paolo Patui, diretto da Rita Maffei e interpretato da fabiano Fantini e Claudio Moretti e prodotto dal CSS – Teatro d’Innovazione del Friuli-Venezia Giulia è in scena solo lunedì 29 maggio alla Sala Bartoli. Lo spettacolo inizia alle ore 21. I prezzi dei biglietti vanno dai 7€ per gli “interi” ai 5€ delle riduzioni per abbonati allo Stabile regionale e ai cartelloni ERT.
Dopo Maratona di New York la rassegna Play.01 proporrà in cartellone – solo il 30 maggio – Tre galline sul comò, dal laboratorio condotto da Marcela Serli, con Nicoletta Oscuro e Luisa Vermiglio…
Gli appuntamenti di Play.01 – Novità teatrali del Friuli-Venezia Giulia saranno in scena fino all’1 giugno 2006.
Informazioni, prenotazioni e biglietti riguardo agli spettacoli inseriti nel cartellone di Play.01 saranno fornite dai consueti canali di vendita dello Stabile regionale: la Biglietteria del Politeama Rossetti (da martedì a sabato 8.30-12.30, 15.30-19) e il Ticket Point di Corso Italia (giorni feriali 8.30-12.30, 15.30-19), presso le agenzie di Monfalcone (Agenzia Universal), Gorizia (Agenzia Appiani) e Udine (Associazione Culturale Udine Sipario), San Vito al Tagliamento (Medina) e presso le Agenzie del circuito Charta presenti sul territorio nazionale. Vendite telefoniche chiamando CallTicket allo 040.986.986.6 Informazioni e vendita anche sul sito www.ilrossetti.it. Per contattare il Teatro, tel. 040/3593511.
Appuntamento da non perdere dunque alla Sala Bartoli, per chi desidera ammirare uno dei testi italiani di maggior successo degli ultimi anni, portato in scena in questa occasione dall’udinese CSS - Teatro Stabile d’Innovazione del Friuli-Venezia Giulia, in un’edizione molto singolare, tradotta in friulano da Paolo Patui, diretta da Rita Maffei e interpretata con intensità davvero eccezionale dai due ottimi protagonisti, Fabiano Fantini e Claudio Moretti.
Quella di approdare sul palcoscenico triestino, è solo l’ultima sfida di Maratona di New York, lo spettacolo – recitato da due attori in 75 minuti di corsa sul posto – che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo: scritto nel 1992 da Edoardo Erba e interpretato nella prima versione da Luca Zingaretti e Bruno Armando, il testo è stato tradotto in quattordici lingue, pubblicato in sei, messo in scena a Roma, Edimburgo, Parigi, Barcellona, Buenos Aires, Londra, Tel Aviv, Wellington, Sidney, Boston e Bombay solo per citare alcune delle tappe più significative.
Maratona di New York è drammaturgia in tempo reale, agonismo formato scena, metafora di una vita da vivere come competizione, rabbia da consumare in fretta. Troppo in fretta. Per questo conquista il pubblico, riesce a tenerlo teso, con il fiato sospeso fino al finale…
Il testo racconta – appunto, in tempo reale – un allenamento. Due amici, di notte, in corsa nella campagna. Si stanno allenando per la gara amatoriale più famosa del mondo. Lunghe falcate nel buio e poche parole. Quelle che bastano per non essere soli, per ingannare la fatica. È quando il ritmo si fa più teso, quando il fiato comincia a mancare, che le parole prendono il sopravvento.
Come un cronometro, il filo dei pensieri batte più forte. Ricordi comuni e comuni incomprensioni di due maratoneti che si ritrovano a fare i conti con sé stessi e con gli altri, col senso delle proprie azioni, con piccoli particolari che non tornano. Mentre il sudore scende più freddo e la milza comincia a far male, l’allenamento svolta verso una mèta drammatica.
Le immagini sfuocano nella nebbia e nel buio, i punti di riferimento si perdono, ansimano perfino le parole, presagi di una tragedia da cogliere nelle frasi spezzate, nell’affanno del respiro, nel cuore che pompa a vuoto. Nel rumore, forse soltanto immaginato, di lamiere che si accartocciano.
Nel raccontare la storia dell’amicizia fra due personaggi, il forte e il debole, uniti dalla fatica sportiva, Maratona di New York racconta inevitabilmente, sul palco, anche la storia di due attori che condividono la sfida di recitare correndo. E il regista diventa un po’ il loro allenatore, che dalla panchina grida, si sbraccia e fuma inutili sigarette.
«La forza, la concretezza, l’ironia, la scrittura veloce e la poesia di questo testo, come il disegno dei personaggi, tradotti in friulano, mi hanno fatto immediatamente pensare al lavoro del Teatro Incerto, alle loro riscritture brillanti del teatro inglese di Barrie Keefe, in Four, alle scritture originali scanzonate e esilaranti di Laris e a quelle più complesse, ma anche più profonde e mature, poetiche e rarefatte di Dentri, ai loro personaggi, eterni amici all’inseguimento di un sogno, di un ideale, di un mito – scrive nelle sue note la regista Rita Maffei –Tutto questo è anche in Maratona di New York e riscoprirlo insieme a loro è riscrivere scenicamente un testo teatralmente potente.
Mentre Fabiano Fantini e Claudio Moretti si allenavano per Maratona di New York, li ho seguiti (senza correre, devo ammetterlo!) e spiati - loro amici da sempre - nel tentativo di conoscere le dinamiche dell’amicizia maschile, un mondo inesplorato per noi donne, di scoprire come nascono quelle conversazioni all’apparenza prive di senso, prive di filo logico, ma esilaranti che conosciamo dagli spettacoli dell’Incerto.
E nell’analizzare il testo, nello scoprire l’intreccio dei sentimenti e delle emozioni di Mario e Steve, scoprivo, insieme con gli attori, che l’indagine era a doppio senso, mentre ci si rivelavano i lati maschili e femminili dei personaggi, le pieghe maschili e femminili di noi stessi. Mario e Steve corrono per allenarsi per la maratona di New York, corrono per rincorrere un sogno, un mito, corrono per “stare sotto i trenta” - giustificazione incomprensibile agli occhi di una donna -, corrono insieme, corrono fino al passaggio a livello, corrono fino al confine del mondo conosciuto, per scoprire forse cosa c’è al di là.
E la corsa, oltre ad essere unica e assoluta azione scenica, diventa intenzione, ritmo delle battute, ritmo del pensiero, ritmo cardiaco, ritmo della vita, diventa metronomo di una relazione troppo importante per consumarsi solo in un allenamento domenicale»
Vincitore del Premio Candoni Arta Terme per la nuova drammaturgia, il teatro a cronometro inventato da Erba costituisce dunque una curiosa e interessante forma di training di sport e lavoro di palcoscenico. E ancora più interessante appare ora la necessità di una traduzione in friulano del testo: «Maratona di New York è una commedia che corre da sola. Senza pubblicità, senza spinte, senza ribalte clamorose – scrive a proposito l’autore – Oggi corre in friulano, e di tutte le traduzioni che ha avuto, questa è quella che mi dà più gioia, perché mi pare un contributo a mantenere viva una splendida lingua, che ho amato leggendo le prime poesie di Pasolini».
«Come tutte le traduzioni, anche quella di Maratona di New York cova in sé un profondo senso di sfida – dice Paolo Patui, cui si deve la versione friulana – perché tradurre è prendere una lingua e metterla a muso duro dinanzi ad altri suoni, altre costruzioni, altre sfumature di significato; è costringere una lingua a confrontarsi con un’altra per verificare le sue potenzialità espressive, per stabilire quale delle due sia più viva e guizzante, per sondare parole capaci di dire sentimenti e sensazioni. Io non so se il friulano perde, vince o impatta la sua sfida con l’italiano; posso dire piuttosto che il testo di Erba è un sottile filo di equilibrio in cui lo slang quotidiano di due amici che sbuffano e sudano e corrono trova contatti insospettabili eppure delicatissimi con un linguaggio allusivo, simbolico, sottilmente aggrappato al mito, ragnatela invisibile che lega il quotidiano con l’infinito, il già e il non ancora (…) Non è la lingua della burocrazia, quella friulana, né degli accademismi, né della new economy. Forse lo diverrà un giorno. Per ora vive e pulsa nella sua qualità di lingua della confidenza, quella che i ragazzi delle scuole di provincia usano per fregare il prof e suggerire al compagno interrogato che poi, al prof, risponderà in italiano. Quella che usano per fissare un appuntamento fra loro, per organizzare una festa, uno scherzo, per abbordare una ragazza. Quella che Steve e Mario in questa versione, usano per dire di se stessi, per raccontarsi qualcosa che non racconteresti mai. A meno che non sia l’ultima volta»
Terzultimo appuntamento della rassegna Play.01 – Novità teatrali del Friuli-Venezia Giulia –– Maratona di New York di Erba, nella traduzione di Paolo Patui, diretto da Rita Maffei e interpretato da fabiano Fantini e Claudio Moretti e prodotto dal CSS – Teatro d’Innovazione del Friuli-Venezia Giulia è in scena solo lunedì 29 maggio alla Sala Bartoli. Lo spettacolo inizia alle ore 21. I prezzi dei biglietti vanno dai 7€ per gli “interi” ai 5€ delle riduzioni per abbonati allo Stabile regionale e ai cartelloni ERT.
Dopo Maratona di New York la rassegna Play.01 proporrà in cartellone – solo il 30 maggio – Tre galline sul comò, dal laboratorio condotto da Marcela Serli, con Nicoletta Oscuro e Luisa Vermiglio…
Gli appuntamenti di Play.01 – Novità teatrali del Friuli-Venezia Giulia saranno in scena fino all’1 giugno 2006.
Informazioni, prenotazioni e biglietti riguardo agli spettacoli inseriti nel cartellone di Play.01 saranno fornite dai consueti canali di vendita dello Stabile regionale: la Biglietteria del Politeama Rossetti (da martedì a sabato 8.30-12.30, 15.30-19) e il Ticket Point di Corso Italia (giorni feriali 8.30-12.30, 15.30-19), presso le agenzie di Monfalcone (Agenzia Universal), Gorizia (Agenzia Appiani) e Udine (Associazione Culturale Udine Sipario), San Vito al Tagliamento (Medina) e presso le Agenzie del circuito Charta presenti sul territorio nazionale. Vendite telefoniche chiamando CallTicket allo 040.986.986.6 Informazioni e vendita anche sul sito www.ilrossetti.it. Per contattare il Teatro, tel. 040/3593511.