MARA BARONTI RACCONTA CON PASSIONE LA SUA INDIA
Nuovo appuntamento con il cartellone altripercorsi dello Stabile regionale, mercoledì 25 marzo alla Sala Bartoli: alle 21 debutta infatti India, spettacolo di e con Mara Baronti diretto da Alfonso Santagata e coprodotto dal Teatro Stabile di Genova e dal Mercadante di Napoli.
«Gli indiani raccontano che gli elefanti, da loro amatissimi, un tempo
potevano volare e cambiare forma. Come le nuvole dei monsoni. India
è un elefante che vola e si trasforma. Immenso e leggero. Non
racconterà dei grandi successi nell’informatica, dei contadini e delle
multinazionali, delle dighe, della dote e delle vedove, ma, spero, del
perché tutto questo può accadere».
Mara Baronti spiega così lo spettacolo di cui è protagonista e autrice,
e che porta in scena con grande passione anche a Trieste. Per costruire
questo racconto a più voci e a vari livelli, in cui si intrecciano
narrazione, danza, canto e musica Mara Baronti ha attinto a tutto il
suo amore per l’India e a tutta la sua sensibilità d’artista.
Sono infatti ricche le esperienze che hanno condotto l’attrice a questa
particolare formula di teatro: dopo la formazione al Teatro di Genova e
la collaborazione con alcune fra le più prestigiose compagnie italiane,
diretta da interessanti registi (da Sciaccaluga a Squarzina, da
Cecchi a De Bosio e Conte), la Baronti si è infatti rivolta alla
creazione di racconti sulla scena. Un’iniziale esperienza importante in
questo senso è stata già quella di costruire una storia conducendo,
assieme a Gianni Rodari ed Emanuele Luzzati, un gruppo di bambini delle
scuole elementari. Da almeno quindici anni, e per prima in Italia a
livello professionale, ha affrontato l’attività di narratrice rivolta a
bambini e adulti: oggi Mara Baronti è riconosciuta tra i più
affermati professionisti in questo campo.
L’idea di racchiudere in uno spettacolo le sue profonde conoscenze
sull’India è stata uno sbocco artistico molto naturale per l’attrice:
esperta conoscitrice della cultura indiana, curiosa ed instancabile
lettrice dei grandi miti di quella tradizione da Mahabaratha, a Kalika
Purana, a Ramajana, la Baronti ha concretizzato il progetto grazie
anche all’apporto del regista Alfonso Santagata, con cui già in passato
si era confrontata in modo interessante.
L’intersecarsi dei loro linguaggi e delle loro sensibilità genera uno
spettacolo che ci apre al Paese forse più semplice e assieme
complicato, dove lontananza e vicinanza sono la stessa cosa, dove gli
dei ci sono ancora e assomigliano ai nostri del passato, e a quelli del
futuro: un Paese con cui – in prospettiva – saremo portati a
confrontarci sempre più strettamente. Eppure non c’è viaggiatore o
studioso che al primo approccio con l’India non ne percepisca anche la
distanza.
L’autrice crede che il teatro possa creare, proprio in questi spazi
lacunosi, sinfonie di appartenenza, porgendosi quale veicolo di
conoscenza per attraversare mondi, esperienze che lasciano segni che ci
apparteranno per tutta la vita. Lo spettacolo dunque non darà conto di
aspetti della vita quotidiana di questo grande Paese, ma cercherà
di capire perché oggi gli indiani vivano così: questo tentativo si basa
su grandi, affascinanti, divertenti storie, sulla creatività di ottimi
artisti come Santagata e la Baronti, come i creatori delle musiche e
delle immagini, come i musicisti e i danzatori europei e indiani che
hanno partecipato alla creazione.
«India è un racconto di miti e
di Dei che ci serve a entrare nella filosofia degli indiani – spiega
ancora l’attrice – e qui la filosofia non è una materia scolastica ma
vita, ricerca, giorno dopo giorno della conoscenza, non del mondo, ma
di Sé». «È accaduto – racconta che un ufficiale di polizia che
nel frattempo era andato in pensione venisse chiamato a testimoniare
durante un processo: si presentò vestito come Radha, la pastorella
amata dal dio Krisnha. Per lui era finita l’epoca dell’immersione
nel mondo ed era cominciato un cammino spirituale che gli imponeva di
identificarsi persino con l’aiuto degli abiti in varie forme di amore
per dio. India ci farà rendere conto come questo modo di intendere la vita non sia completamente estraneo a noi europei».
India di e con Mara Baronti e
con Cristina Alioto, Patrizia Belardi, si avvale delle immagini, delle
scene e dei costumi di Beatrice Meoni.
La supervisione musicale è di Chiara Cipolli, Davide Ferrari, mentre le
musiche sono degli stessi Cipolli e Ferrari e di Cristina Alioto e
Francesco Menconi.
Ha curato il design delle immagini Uovoquadrato. Le luci sono di luci
Sandro Sussi, mentre la regia è firmata da Alfonso Santagata.
L’ufficio stampa