IL TEATRO RIFLETTE SULL'ISLAM: SI APRE UN CICLO DI TRE SPETTACOLI DEDICATI AI TEMI DELL'INTERCULTURALITA'
  • 13 Febbraio 2010
  • Generale
«La paura è la vera forma d’arte del nostro tempo» afferma Mustafa Yrmez, uno dei protagonisti di Ultimo giorno, spettacolo attualissimo, duro, reale eppure pervaso anche di una possente forza metaforica, nuova produzione dello Stabile regionale e del Teatro di Messina.

Ultimo giorno è stato presentato nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta al Politeama Rossetti sabato 13 febbraio alle ore 11.30, alla presenza del direttore dello Stabile regionale – e regista dello spettacolo – Antonio Calenda, e degli interpreti, Maurizio Marchetti, Maria Serrao e Angelo Campolo.

Antonio Calenda ha curato questa regia con sapienza e sensibilità, toccando alcuni dei temi più inquietanti della nostra contemporaneità: il fondamentalismo islamico, la diffidenza verso l’“altro”… la paura, appunto, che ormai domina più di quanto ci sembri, le nostre vite. Ombre che ci attanagliano e su cui è sempre più urgente riflettere: ne è pienamente convinto Dario Tomasello, il giovane autore messinese (nato nel 1973) che firma il testo e che con la sua scrittura evocativa e contemporaneamente cinica, ha catturato l’interesse di Calenda e sollecitato la sua intuizione registica.

«Ho immaginato che tutta la vicenda si svolgesse in un cupo crepuscolo (forse una metafora dell’occidente?) e che proprio ciò che riconosciamo, inopportunamente, come estraneo dovesse testimoniare in modo gentile una parola di speranza in mezzo alle macerie crescenti». Così Dario Tomasello introduce Ultimo giorno: «Lo spettacolo – spiega – mette in scena, nel cuore della nostra Europa, il ménage apparentemente sereno di un professore curdo alle soglie della pensione, Mustafa Yrmez, e della sua giovane moglie, Amina. In realtà, al fondo di una routine abitudinaria e stanca preme la tragedia del figlio diciottenne Ahmet, lasciatosi esplodere come kamikaze su una nave da crociera».

La dolente quotidianità della coppia viene scossa dall’apparizione di un misterioso studente fuoricorso, Angelo Finale, che si presenta in modo innocuo e curioso, proprio nel giorno dell’anniversario dell’attentato alle Twin Towers di New York. Ad Amina incute angoscia, ma è il professore che egli vuole: lo troverà, dopo una lezione, al tavolino di un bar. La radio trasmette la notizia di un attentato… Una scintilla che accende il confronto fra i due: alla pacatezza del professore si oppone il violento fondamentalismo del giovane che si sente un martire, s’incendia in discorsi retorici simili a quelli pronunciati dal figlio kamikaze di Yrmez… E a nulla vale l’indifferenza dell’anziano, diviso fra un anelito di ribellione e il disincanto di chi già una volta non ha potuto distogliere qualcuno dai suoi folli propositi. Angelo Finale però ha bisogno di farlo tremare davanti allo zainetto carico di esplosivi, di togliergli col terrore la dignità.
Sarà questa a vincere: la semplice dignità umana del professore, più forte della violenza, del cieco estremismo, della paura.

«Ultimo giorno – specifica Tomasello – è un apologo sulla fine e sulla paura, la misura dello stato d’assedio che abita i nostri giorni, lasciandoci la consolazione fatale che il pericolo sia sempre esterno, “altro” da noi».

Dopo il successo ottenuto a Messina, dove è stato rappresentato in anteprima nello scorso maggio, Ultimo giorno giunge ora alla Sala Bartoli: vi inaugura un itinerario di ricerca  articolato in un trittico di titoli, dedicato ai temi dell’Islam, dell’integrazione, dell’estremismo.
Dopo il testo di Tomasello sarà infatti la volta di Mario Prosperi con L’islamico, poi ritornerà Antonio Calenda con un’inedita produzione dello Stabile regionale La casa di Ramallah di Antonio Tarantino, che vedrà protagonisti Giorgio Albertazzi e Daniela Giovanetti.

Ultimo giorno introduce efficacemente questi ragionamenti, coinvolgendo il pubblico in una storia che armonizza la linea della profonda umanità dei protagonisti e dell’universalità della storia.
Nel ruolo del professor Yrmez, ammireremo  – in una prova partecipe e commossa – Maurizio Marchetti al cui fianco recitano la delicata Maria Serrao (Amina) e Angelo Campolo (Angelo Finale), un attore poco più che ventenne, capace di una grande forza drammatica, che passa dal coro dell’Edipo Re a un’importante prova interpretativa.

La musica originale eseguita dal vivo alla fisarmonica è di Orazio Corsaro.

La scenografia è di Pier Paolo Bisleri, i costumi di Francesca Cannavò e le luci sono di Nino Napoletano.

Replica fino al 28 febbraio, con recite serali alle ore 21 e pomeridiane della domenica alle ore 17.

Prenotazioni e acquisti di biglietti possono essere effettuati presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e naturalmente presso la Biglietteria del Politeama Rossetti. Ulteriori informazioni sono disponibili anche sul sito internet del Teatro www.ilrossetti.it e al numero telefonico 040-3593511.

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