"I BAMBINI DELLA RISIERA" DI NOEMI CALZOLARI VA IN SCENA AL POLITEAMA ROSSETTI CON LA COLLABORAZIONE DEL COMUNE DI TRIESTE
  • 22 Gennaio 2014
  • Generale
Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e il Comune di Trieste - Area Educazione, Università e Ricerca propongono lo spettacolo I bambini della Risiera mercoledì 22 gennaio alle ore 20.30 al Politeama Rossetti: una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con l’Associazione StarTS Lab. La collaborazione rientra tra le progettualità sostenute dall’Area Educazione, Università e Ricerca del Comune di Trieste nell’ambito delle manifestazioni legate al Giorno della Memoria 2014, tra le quali il progetto “Promemoria Auschwitz”, percorso di viaggio-studio sulle strade della memoria della Shoah rivolto agli studenti e studentesse degli istituti scolastici superiori e professionali della Provincia di Trieste.

I bambini della Risiera, scritto e diretto da Noemi Calzolari, è il nuovo lavoro degli allievi del Laboratorio StarTs Lab che – diretto da Luciano Pasini – opera in collaborazione con lo Stabile regionale e ha realizzato recentemente spettacoli di grande successo come Le avventure di Gian Burrasca e Ventimila Leghe sotto i mari.

Sulle vicende della Risiera di San Sabba c’è una memorialistica non molto ricca, ma sono ancora vive persone che da piccole sono passate da San Sabba con destinazione altri campi, principalmente Auschwitz. Abitano, la gran parte, in regione, ma la loro provenienza è più ampia. Sono originarie, per esempio, di Venezia o Fiume, città quest’ultima, che ospitava, fino alla guerra, una comunità ebraica numericamente consistente, seconda, nelle Venezie, solo a quella di Trieste e che è stata molto falcidiata.

Per quei bambini e ragazzi che hanno vissuto la drammatica esperienza della guerra e della detenzione, e che sono passati per la Risiera, questo luogo ha rappresentato il momento della perdita dell’infanzia e – ancor peggio – della famiglia e spesso di ogni riferimento affettivo ed esistenziale. Li aspettava infatti l’esperienza orribile dei campi di concentramento di Auschwitz, ma anche di Bergen Belsen e Ravensbruck.
Purtroppo sono stati numerose queste giovanissime vittime dell’odio razziale.

Sappiamo anche, da testimonianze ed evidenze storiche, che nello stabilimento triestino – unico provvisto di forno crematorio nell’Europa occidentale – sono stati uccisi alcuni bambini. Del resto, in tutti i territori occupati o annessi al Reich, i piccoli erano il primo bersaglio. Prima dei vecchi, dei malati, degli inadeguati ad essere sfruttati come forza lavoro. Il farmacista di Auschwitz, dr. Viktor Capesius, dichiara al processo di Francoforte: «Solo gli abili al lavoro non venivano selezionati per il gas. Tra gli abili al lavoro non rientravano, in primis, i bambini al di sotto dei 14 anni».

È un coefficiente assoluto, seppure poco noto: i bambini e i ragazzi di età inferiore ai 14 anni rappresentano quasi un terzo delle vittime dello Sterminio. Poco noto nonostante in ognuno dei luoghi della concentrazione ci siano stati ragazzi che, pena rischi estremi, hanno scritto, annotato e nascosto le loro testimonianze.

Nella stesura del soggetto – che nasce da una lunga e attenta ricerca di Noemi Calzolari – si è selezionato il materiale da raccolte di diari e scritti di bambini e ragazzi della più varia provenienza. Sono diari sorprendenti nella loro schiettezza, coraggiosi nel tentativo di ordinare la follia e il caos, straordinari nella consapevolezza che, se ogni giorno può essere l’ultimo, si deve cercare di sopravvivere nella memoria.

Scrive, per esempio, il bambino Isacco, prima di essere rinchiuso e ucciso a Ponar: «Non penso a niente: non a ciò che sto perdendo, non a ciò che ho perduto, non a quello che mi aspetta. Sento solo che sono terribilmente stanco, sento che un’offesa, una ferita mi brucia dentro».

Esiste anche materiale iconografico che verrà proiettato nel corso dello spettacolo. Foto dei deportati, filmati della macchina bellica del Reich – Wehrmacht in marcia, panzer, rastrellamenti. L’uso di materiale iconografico è in questo caso particolarmente appropriato:  immagini della Storia che ha frantumato vite, distrutto o disgregato intere comunità, sradicato popoli dalla propria terra.

Storia con la “S” maiuscola, come testimonia l’impegno e il rigore che il Reich ha riservato nell’organizzazione e conduzione del Campo di concentramento, smistamento e sterminio della Risiera di Trieste, schierandovi alcuni dei suoi specialisti di massimo livello: Odilo Lotario Globocnik dell’Einsatzkommando Reinhard (che con l’Aktion Reinhard aveva organizzato e diretto l’eccidio di due milioni e mezzo di persone in Polonia, nel distretto di Lublino, che contava i campi di Maidanek, Sobibor, Treblinka) poi Christian Wirth, noto come Der Wild Christian (il Cristiano Selvaggio), Franz Stangl – nome d’arte “la Belva di Treblinka” – Dietietrich Allers, l’efficiente promotore dell’Aktion Tiergarten T4, quell’operazione impropriamente nota come Operazione Eutanasia.

Ma non va neanche dimenticato che se erano i tedeschi che ordinavano i rastrellamenti erano spesso le milizie e i collaborazionisti che frugavano nei nascondigli di sottotetti e cantine, sfondavano false pareti, stanavano, spogliavano e non sempre malvolentieri, poiché per ogni ebreo catturato, vecchi, malati, donne e bambini, c’era una ricompensa in denaro.

Trieste, nell’ultimo anno di guerra, è uno dei luoghi quantomeno del ristoro tedesco. A ridosso della ritirata orientale, i soldati vi vengono inviati per licenze brevi: la memorialistica ritrae la cura con cui vengono preparati ricevimenti di gran mondanità alla Risiera, racconta le uscite eleganti degli ufficiali invitati alle feste di notabili cittadini. Non si può tacere che su questo sfondo tragico si muovono non solo collaborazionisti, commercianti, industriali, prostitute di alto bordo e trafficanti comuni, ma anche parte della popolazione che nell’ambiguità e nell’incertezza di giorni in cui tutto stava per cambiare, non vede o fa finta, aggrappandosi a un’illusoria normalità.

Del resto quanto è pesato ai nostri testimoni il silenzio che ha avvolto quegli avvenimenti di cui nessuno voleva più parlare!
A Berlino, dopo la caduta del Muro, furono ritrovati i sotterranei che erano stati teatro di interrogatori e torture da parte della Gestapo. Questi luoghi di violenza industriale e selvaggia, vennero denominati “spazi contaminati”: kontaminierte Ort.

I bambini della Risiera si propone, fra l’altro, una decontaminazione della memoria storica del nostro territorio. E vuole dare testimonianza di ciò che non deve essere dimenticato, proprio perché solo la memoria e la consapevolezza possono far sì che cose simili non accadano mai più.

Sarà particolarmente toccante che a dare voce alle testimonianze delle piccole vittime e dei sopravvissuti che Noemi Calzolari ha raccolto, siano degli attori bambini, coinvolti, emozionati ed emozionanti. Un raccordo storico, una sorta di spirito del tempo che unirà i loro racconti sarà interpretato da Sara Alzetta, attrice professionista che spesso abbiamo applaudito in scena allo Stabile regionale.
I bambini – una ventina – del Laboratorio StarTs Lab saranno protagonisti anche di alcuni momenti musicali, in cui eseguiranno canti della tradizione ebraica: nel canto sono preparati da Daniela Ferletta.

Diretti da Noemi Calzolari, ammireremo dunque ne I bambini della Risiera Sara Alzetta ed i giovanissimi Loris Alberti, Evita Bertolini, Angela Cotterle, Erin Dorci, Beatrice Geletti, Margherita Girardelli, Virginia Lanza, Sofia Maiola, Elisa Manzin, Giulio Marino, Matilde Marino, Nicolas Pecar, Francesca Radoicovich, Jennifer Stigliani, Riccardo Tamaro, Caterina Trevisan, Anna Vlacci, Giulia Zerjal, Caterina Zoppolato, Filippo Zoppolato.

Lo spettacolo va in scena mercoledì 22 gennaio alle ore 20.30 al Politeama Rossetti. Nello stesso giorno è stata organizzata una matinée riservata alle scuole.

I biglietti si possono acquistare al prezzo unico di 5 euro presso i consueti punti vendita del Teatro Stabile regionale e attraverso il sito www.ilrossetti.it.

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