GIGI D'ALESSIO CANTA AL POLITEAMA ROSSETTI E IL PUBBLICO DECIDE LA SCALETTA DEL CONCERTO: DA NON PERDERE L'APPUNTAMENTO DEL 21 MARZO
  • 19 Marzo 2008
  • Generale
Appuntamento da non perdere per i fan del grande Gigi D’Alessio, venerdì 21 marzo. Il cantautore napoletano infatti si esibirà alle ore 21 al Politeama Rossetti, in un concerto del tour A gentile richiesta…mi faccio in quattro, che tocca anche Trieste e si inserisce nella programmazione dello Stabile regionale “fuori abbonamento” grazie alla collaborazione con Azalea Promotion.

Il titolo del tour che porterà Gigi D’Alessio sul maggior palcoscenico regionale, richiama quello della sua recente raccolta di quattro CD: Mi faccio in 4. 48 grandi successi, due brani inediti, una raccolta che abbraccia otto anni di carriera e sette album…

Tutto materiale che l’amatissimo cantautore napoletano, dopo il grande successo riscosso lo scorso Natale al Teatro Brancaccio di Roma, ha deciso di proporre nel suo show A gentile richiesta… Mi faccio in quattro. Lo spettacolo tocca infatti tutte le maggiori città italiane. Particolarità assoluta del concerto è che viene concepito in modo che sia ogni sera unico: è infatti sorprendentemente il pubblico a decidere la scaletta.
La formula è davvero insolita per uno spettacolo dal vivo: l’artista è infatti a disposizione della platea che viene invitata a richiedergli canzoni a scelta dal suo vastissimo repertorio e dai classici della canzone napoletana.

Una serata dunque dove D’Alessio avrà modo di ripercorrere la propria parabola musicale, attraverso le sue “anime” e le sue composizioni napoletane, latine, pop e le più romantiche “ballate”, evidenziando le proprie doti di cantante, show-man e grande improvvisatore, e regalando al pubblico la sensazione rara di aver direttamente partecipato alla creazione artistica.

Gigi D’Alessio nasce a Napoli il 24 febbraio 1967, ultimo di tre figli. Ha soltanto quattro anni quando il padre, costretto a trasferirsi  spesso in Venezuela per assicurare una vita decorosa alla sua famiglia, gli regala una fisarmonica comprata a Caracas. E’ il primo contatto con la musica: Gigi studia lo strumento con la stessa passione con cui i suoi coetanei si dedicano ai giochi dell’infanzia, e in breve impara a suonarlo ad un buon livello, tanto promettente che a dodici anni si iscrive al Conservatorio di San Pietro a Macella di Napoli conseguendo a ventuno anni il diploma di pianoforte. Molto presto entra nel circuito degli studi di registrazione della sua città avviando una serie di collaborazioni sia come musicista e arrangiatore, che come autore. Ha soltanto 23 anni quando si trova a dirigere la prestigiosa Orchestra Scarlatti, esperienza esaltante che accresce di molto la sua statura professionale. Poco dopo D’Alessio diventa il pianista di Mario Merola con il quale scrive “Cient’anne”, interpretato da entrambi, brano destinato ad un grande successo che segna il passaggio di Gigi dal “dietro le quinte” alla platea in veste di cantautore. Sulla scia di “Cient’anne” esce nel 1992 il suo primo album “Lasciatemi cantare”. I buoni risultati di vendita, accompagnati dall’entusiasmo dei fan sempre più numerosi, spalancano le porte al secondo lavoro “Scivolando verso l’alto” che vende 30.000 copie al netto dei falsi ( la precisazione è d’obbligo considerata la zona ad alta presenza di “mercato parallelo”). Il 1994 è l’anno del suo ingresso nella discografia ufficiale con l’album “Dove mi porta il cuore” pubblicato dalla Ricordi, mentre con l’anno seguente arriva il grande successo dell’album “Passo dopo passo” che contiene canzoni fortunatissime, futuri inni da stadio, come “Fotomodelle un po’ povere” e “Annaré”.
Ormai D’Alessio ha spiccato il volo: un suo concerto al Palapartenope raccoglie 8.000 persone, il record per questo famoso spazio meta di prestigiosi artisti italiani e internazionali. Nel 1997 arriva il grande successo dell’album  “Fuori dalla mischia” e dei singoli “Anna se sposa” e “Chiove” in buona compagnia di altri brani destinati ad entrare stabilmente nel suo repertorio, che si fa via via più corposo, come “30 Canzoni”, “San Valentino” e “Di notte”. Il risultato straordinario ottenuto da questo lavoro consente a Gigi di realizzare un grande sogno: quello di suonare allo Stadio San Paolo di Napoli. La serata, memorabile, arriva  il 7 giugno del 1997: 20.000 persone sono lì per acclamare una star, nello stesso luogo che ha ospitato i  concerti dei Rolling Stones, di Pino Daniele, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Claudio Baglioni. Gigi D’Alessio diventa il “fenomeno” Gigi D’Alessio, con tanto di spiegamento di forze da parte di tutti i  mass media. Nella primavera del 1998 pubblica il suo sesto album intitolato “E’ stato un piacere”, lavoro che contribuisce non poco a disegnare la vera fisionomia dell’artista: “fenomeno” D’Alessio non lo è affatto, è semmai un autore e un musicista di razza, un talento che applica istintivamente le regole della comunicazione immediata e popolare senza giocare sulla facile retorica dei sentimenti; un artista che ha i “tempi” narrativi giusti, che sa costruire piccoli spaccati di vita reale all’interno di strutture musicali moderne e solide sotto l’aspetto compositivo. Ancora una volta il successo di vendite e di pubblico è consistente; i concerti-adunata si ripetono in ogni parte d’Italia. In giugno esce nelle sale cinematografiche “Annaré” per la regia di Ninì Grassia. Il film che Gigi interpreta  (sua naturalmente la colonna sonora) al fianco di Fabio Testi e Orso Maria Guerrini, nella prima settimana di programmazione polverizza in Campania gli introiti di “Titanic” arrivando nella sola Napoli  ad incassare circa 30 milioni di lire per ogni sala dove viene proiettato. I giornali tirano in ballo la “D’Alessiomania” in contrasto con la “Dicapriomania”: naturalmente è solo un gioco, gratificante, ma solo un gioco. Molto più seriamente, qualche settimana più tardi, la stampa darà notizia del concerto di Gigi al “Todi Festival ‘98” parlando di lui come della “riscoperta della nostra cultura più vera, la migliore per rappresentare l’Italia nel mondo”.
 Sul finire di questo straordinario 1998, grazie al fortunato incontro con Geppino Afeltra e Pierluigi Germini, Gigi approda alla BMG, e decide  di raccogliere in “Tutto in un concerto”, il suo settimo album, i momenti salienti della sua carriera. L’album contiene  13 brani e un inedito, “Quel che resta del mio amore”, registrato in studio, a testimonianza di un momento creativo intimo, privato. 1999: “Portami con te”, l’album n.8, immette nel circolo virtuoso che Gigi ha stabilito con il pubblico, altri 11 brani inediti alcuni dei quali diventano subito altri pilastri del suo repertorio ormai vastissimo come “Una magica storia d’amore”, “Portami con te”, “Dove sei” e  specialmente “Buongiorno”, la canzone che apre il disco: un affresco di colori che si accendono con il risveglio della città, un piano sequenza dai vicoli al porto, ai quartieri spagnoli, a Fuorigrotta; un susseguirsi di immagini che  rimandano alla malinconica dolcezza di un film di De Sica, forse soltanto l’introduzione ad un musical che Gigi ha nella sua testa. Un altro traguardo importante è l’esibizione alla presenza del Presidente americano Clinton al Gala del  N.I.A.F.  
Febbraio 2000: Festival di Sanremo. La nuova fase. D’Alessio non è soltanto il vincitore morale è, banalmente, quello numerico: la sua “Non dirgli mai” ha per mesi il più alto airplay radiofonico di tutte le canzoni in gara, mentre il relativo album dal titolo profetico, “Quando la mia vita cambierà” (il nono) è già disco d’oro a quindici giorni dall’uscita ( arriverà a superare le 400.000 copie). Un album che si rivela un formidabile hit maker dopo il grande successo del secondo singolo “Una notte al telefono” e, in particolare, di “Caro Bambino Gesù” i cui proventi vengono devoluti all’associazione inglese promotrice  delle adozioni a distanza “Azione Aiuto” (Action Aid) alla quale Gigi, già padre di Claudio e Ilaria, ha nel frattempo aderito. Stessa, fortunatissima sorte, ha la tournée che, dopo una partenza europea  (Zurigo, Neu Ulm, Karlsrhue, Manneheim), tocca le maggiori città italiane per tutta l’estate fino al concerto record – 220.000 spettatori - di Piazza del Plebiscito del 19 settembre.
Festival di Sanremo 2001: la storia si ripete. “Tu che ne sai”, la canzone presentata alla 51° edizione, porta subito alla conquista del primo posto della classifica dei dischi più venduti  l’album n.10  “Il cammino dell’età”. Un titolo rappresentativo per natura. Da un lato sottintende ai contenuti di canzoni che fissano sul pentagramma tipiche situazioni adolescenziali: versi che colgono l’emozione intima di un ricordo, descrivono un momento di difficoltà nell’eterna commedia dell’amore, raccontano per immagini come può cambiare nel corso della vita l’intensità di un sentimento. Dall’altro è un titolo che esplicita il senso di una maturazione, di un progresso, di una evoluzione tangibile che rende perfettamente l’idea di come il “pianeta” D’Alessio sia in continuo movimento. Questo lavoro ne è la prova. Un disco compiuto, riuscito, frutto delle scelte artistiche, tecniche e strategiche di un team di lavoro che da anni si dedica esclusivamente al progetto D’Alessio. Scritto di getto, come vuole la proverbiale immediatezza della “pronta ispirazione” di Gigi, il disco ha visto poi la sua realizzazione in tre studi diversi ( “Il Mulino” di Acquapendente, lo “Splash” di Napoli, il “Quattro 1” di Claudio Mattone a Roma ) nell’arco di tre mesi. Sufficienti ad Adriano Pennino, produttore artistico e arrangiatore, per coordinare al meglio gli interventi di una squadra di musicisti di prim’ordine: da Alfredo Golino alla batteria, a Cesare Chiodo e Roberto D’Aquino al basso, Erasmo Petringa al contrabbasso acustico, Phil Palmer , Maurizio Fiordiliso e Maurizio Pica alle chitarre, Rosario Jermano alle percussioni, fino alla sezione d’archi diretta da Bob Rose. Il risultato è un album dalla fisionomia precisa che percorre ogni angolo conosciuto delle espressioni di D’Alessio e in un caso sconosciuto: ovvero il D’Alessio nel ruolo di interprete puro che fa sua una bella canzone di Mariella Nava, “Verrà il tempo”. Tutto il resto ( ancora una volta firmato dall’inossidabile coppia Gigi D’Alessio/Vincenzo D’Agostino ) si muove con senso della “par condicio” musicale tra il repertorio delle ballad che carezzano – “Il primo amore non si scorda mai”, “Il cammino dell’età” – e quelle che graffiano sia fuori come “Un’altra donna dentro te”, “Tu che ne sai”, che dentro come “Insieme a lei” e “Parlammene dimane”, l’unico brano in dialetto, piccola perla di teatralità malinconica e struggente recitata dai protagonisti su una melodia lieve da grande classico della moderna canzone napoletana. E poi il Gigi D’Alessio più ritmico e divertente di “Cento ragazze” (cronaca opportunamente censurata di un “dopo-concerto”), di “Tatataratatà”, e infine il Gigi D’Alessio più dichiarato sul fronte latino, interprete di due futuri inni da stadio, due anticipazioni dell’estate 2001: “Bum bum” e “Mon Amour”, ideale seguito del discorso iniziato con “Como suena el corazon”. Tutte canzoni già “assorbite” sotto forma di melodie subito cantabili, di incisi contagiosi , di parole da cantare tutti insieme ammassati sotto un palcoscenico.
Così è  puntualmente anche nell’estate del 2001, in una lunga tournée italiana ed europea che Gigi affronta sull’onda del successo del nuovo album. Concerti che registrano nuovi primati come quello di affluenza allo stadio San Paolo di Napoli che bissa il record di quattro anni prima. Ma è a fine giugno che D’Alessio vive una serata unica, indimenticabile, il coronamento di un sogno cullato fin da ragazzo. Sul palcoscenico del 32° Premio Barocco incontra Sophia Loren: dopo aver suonato al pianoforte il sottofondo di note che accompagna l’intervista di Milly Carlucci alla diva, Gigi si lancia in fuori programma chiedendo alla Loren di cantare con lui “Reginella”. Il duetto inchioda davanti ai teleschermi oltre cinque milioni di persone. Una consacrazione che viene inoltre suggellata da un abbraccio e da un bacio che D’Alessio “ruba” ad una Loren divertita e commossa. Un incontro destinato ad avviare una bella amicizia a distanza: la Loren, in conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia “gli manda un bacio azzeccuso” dopo aver ascoltato, per caso al TG1, la canzone “Donna Sofì”, il brano dedicatole nell’ultimo album “Uno come te”, il quinto che la BMG pubblica nel settembre 2002 preceduto dal singolo “Miele”. Un lavoro dalla lunga gestazione iniziata nell’autunno precedente dopo un breve periodo di vacanza impiegato soprattutto a completare il trasferimento nella sua nuova casa romana. Gigi ha finalmente davanti a sé tutto il tempo che  vuole per scrivere, rifinire, scegliere i musicisti, pensare agli arrangiamenti con Adriano Pennino, curare tutto fin nei minimi dettagli. E’ la prima volta in dieci anni che gli capita, e i risultati di questa situazione ideale, di questo clima di concentrazione e insieme di grande rilassatezza, si traducono in un album pieno, maturo, che registra non una semplice crescita ma una vera e propria accelerazione  nel  suo percorso artistico. Affiancato da grandi musicisti internazionali - da Vinnie Colaiuta a Michael Thompson, a Pino Palladino, fino a ottime presenze nazionali quali Rosario Jermano, Tullio De Piscopo, Massimo Moriconi, Cesare Chiodo – Gigi mette a punto 14 canzoni tutte unite dal robusto filo di una scrittura melodica sempre brillante, sempre caratterizzata da stimolanti soluzioni armoniche. Alcune di queste prendono subito il volo: nei concerti “preparatori” al tour mondiale, il pubblico  già conosce parola per parola “Donna Sofì”, “Oj nenna ne”, “Ti innamorerò”,  “Sei importante”, “Un nuovo bacio”, nuovi punti di forza di un repertorio di successi che diventa sempre più ricco ed importante.
Un repertorio che tra febbraio ed aprile 2003 “sbarca” in Canada, Australia e Stati Uniti (Montreal, Toronto, Sidney, Melbourne, Atlantic City le più importanti)  in una decina di teatri di grande capacità  dove al pubblico di origini italiane, che già conosce alcune canzoni, si unisce una platea di giovani cresciuti con il pop e il rock di ben altra estrazione: Gigi fa il miracolo, le generazioni per una sera si uniscono nel nome di una musica che è  bella “a prescindere”, come avrebbe detto un illustre concittadino di Gigi, dove le parole, di cui a volte non si capisce più il significato, sono soltanto suoni che comunque  toccano il cuore.
Un tour così importante, che è ben altra cosa delle brevi “puntate” promozionali fatte in Europa e in altri paesi del mercato ispanico, non poteva non avere una troupe al seguito che riprende tutto, dai  concerti, agli spostamenti, ai backstage, insomma a qualsiasi cosa possa riempire il taccuino di un vero e proprio diario di viaggio. Lo special televisivo, “Uno come te…in giro per il mondo” arriva puntuale su Raiuno in maggio, in una seconda serata che tiene davanti allo schermo oltre due milioni di persone con uno share del 17un successo senza riserve per questa fascia oraria.
Due concerti trionfali allo stadio Olimpico di Roma e al San Paolo di Napoli chiud
Congratulazioni

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