UN’INDIMENTICABILE SERATA
(ovvero gli asparagi l'immortalità dell'anima)


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  • Crediti

    da Achille Campanile

    regia di Antonio Calenda

    con Piera Degli Esposti
    Stefano Galante

    scene e costumi di Pier Paolo Bisleri

    musiche di Germano Mazzocchetti

    produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Domenica 24 Maggio
20:00

Spettacolo divertente e raffinato, “Un’indimenticabile serata” è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con una lunga storia costellata di successi e tournée. Una storia che nasce dall’intuizione registica di Antonio Calenda e dal talento ineguagliabile di una delle più originali attrici del panorama italiano, Piera Degli Esposti.

Nel 1996 il regista – vero cultore di Achille Campanile, cui ha dedicato numerosi spettacoli (“L'inventore del cavallo”, “Centocinquanta la gallina canta”, “Alta distensione”) –  presagisce che l’umorismo di Achille Campanile sarebbe risultato amplificato da un’interprete donna e coinvolge Piera Degli Esposti. L’attrice rivela sorprendenti doti comiche e il suo originale modo di recitare si sposa perfettamente con il disarmante spirito campaniliano. Un “io narrante” femminile dunque, per un collage che senza un particolare percorso narrativo concatena musica, poesia, gioco d’equivoci, gusto per l’assurdo. Una pièce costruita su esilaranti nonsense che Piera Degli Esposti porge al pubblico con nonchalance ed eleganza, moltiplicando l’ironia della scrittura campaniliana, che dietro a leggerezza  e humour intelligente, lascia scorgere una sottile critica sociale, uno sguardo sagace sulla realtà che le platee possono trovare anche attuale.

Dal 1996 Lo spettacolo è stato ripreso più volte, ed ha conquistato il pubblico anche all’estero, ad esempio in Francia, all’edizione 2003 del Festival Les Italiens.

La videoregistrazione è stata realizzata invece a Trieste, nello spazio raccolto della Sala Bartoli, una cornice perfetta per la cornice fantasiosa e un po’ magrittiana che lo scenografo Pier Paolo Bisleri ha creato per la pièce.

«Achille Campanile, ovvero l’Autore» scrive Antonio Calenda nelle sue note di regia. «Non altro e non di meglio può esser detto di chi ha usato tutti i generi letterari, dal romanzo al teatro, per affermare il proprio modo di esistere, pensare, esprimersi. Per proporre, in definitiva, all’interno di tempi sconquassati dalla finta logica della modernità, nell’Italia che passava attraverso il fascismo, e se lo lasciava alle spalle, un filtro della realtà non proprio italiano: l’umorismo. Suggerendo al tempo stesso, però, i modi più autoctoni per rappresentarlo, sulla pagina e sulla scena, modi collegati con la tradizione “vuota” di un idioma assuefatto ad esser tutto e nulla, a definire e a distruggere il senso con i medesimi espedienti».

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