PASOLINI/POUND SCATTI DI UN’INTERVISTA

Nata come integrazione visiva di grande suggestione per lo spettacolo teatrale “Pasolini/Pound. Odi et amo” - testo e regia di Leonardo Petrillo con Maria Grazia Plos e Jacopo Venturiero, produzione del Giulia - è la documentazione fotografica della storica intervista televisiva di Pier Paolo Pasolini ad Ezra Pound nel 1967, mandata in onda dalla RAI l’anno successivo.

Sono riprodotti in mostra gli scatti eseguiti da Vittorugo Contino e uno tra i vari ritratti di Pound schizzati propio da Pasolini mentre lo intervistava.

Immagini divenute icone del confronto faccia a faccia fra due grandi Poeti, fino a quel momento ritenuti, anche da loro stessi, inconciliabili.

Un momento intenso ed emblematico carico del valore di testimonianza di quell’ambivalenza dolorosa insita nella modernità, spaccata da solchi ideologici e qui superati in altezza da due giganti della letteratura capaci di tracciare un punto di riconciliazione delle loro divergenze nell’accettazione delle contraddizioni solo apparentemente insuperabili tra Vita e Poesia.

Vittorugo Contino, venuto a mancare a giugno del 2021, noto sia come fotoreporter di guerra in Vietnam e Algeria, sia come fotografo di scena per importanti film della stagione neorealista, fu ritrattista di fiducia di Ezra Pound. Celebri le sue foto del poeta a Venezia e a Rapallo. Le immagini selezionate, riprodotte in diverse pubblicazioni (“Spots e Dots. Ezra Pound in Italy”, “Pound. Flash Back”), furono tutte eseguite durante la storica intervista “Un’ora con Ezra Pound”.

Fa un certo effetto pensare che proprio nell’anno emblematico per le grandi contestazioni giovanili fu mandato in onda televisiva l’incontro di due icone del Novecento il cui filo comune non fu tanto la poesia quanto l’aver saputo elevare controcorrente la propria voce, pagandone a caro prezzo lo scotto in vita. Mentre fuori imperversava la rivoluzione sociale, due giganti rivoluzionari del Novecento dialogavano in versi per cercare un punto d’intesa nel crocevia delle imponenti contraddizioni epocali e di pensiero che li aveva attraversati.

Fu subito evidente che a quelle altezze la misura temporale da Chronos passava a Kairos, elevandosi a momento supremo: capace di mettere a nudo l’inutile accanimento di scontri storici con un lucido passaggio mentale che scioglieva il groviglio di profonde incomprensioni nel rispecchiarsi e riconoscersi l’un l’altro. Un vertice nell’Olimpo della poesia e del pensiero alto, di cui le immagini impresse assumono la forza evocativa di una sindone, perché qualcosa di laicamente sacro si consumò in quel salotto veneziano di calle Querini, casa di Olga Rudge, solida compagna e tenace baluardo di un Pound sigillato nel silenzio del tempus tacendi.

A guardare questi scatti in bianco e nero ci si accorge che l’obiettivo non fu solo ottico ma prevalentemente mentale nel segnare in quel frangente un tempo opportuno, cristallizzato nella sua immobilità fotografica, e divenuto, pertanto, tempo infinito ed epocale. La messa a fuoco gioca sul protagonismo di oggetti di casa Pound, come la libreria o la bottiglia con la candela spenta (“A lume spento” è uno dei primi scritti poetici in cui il Poeta esorta alla resistenza e al non abbandonare i propri sogni nei momenti più oscuri).

L’intervista prende fiato avvolgendosi sui versi di Pound quando, rivolgendosi a Walt Whitman, chiede di stringere un patto di riconciliazione.

Stringo un patto con te, Walt Whitman:
ti ho detestato ormai per troppo tempo.
Vengo a te come un figlio cresciuto
che ha avuto un padre dalla testa dura;
ora sono abbastanza grande per fare amicizia.
Fosti tu ad abbattere il nuovo legno,
ora è tempo d’intagliarlo.
Abbiamo un solo fusto e una sola radice:
ristabiliamo un accordo tra noi.

Pasolini, sostituendo il nome dei protagonisti (Pasolini invece di Pound e Pound invece di Whitman), fa propri questi versi per sigillare il tempo del dialogo e del confronto fruttuoso con il vecchio Poeta, rivelandogli la stessa disperazione ideologica, la stessa solitudine intellettuale di disappartenenza, lo stesso tentativo di incidere nella Storia con la disobbedienza di un outsider. Entrambi radicati fino allo scandalo, irregolari e geni maledetti, avversari alla mercificazione dello spirito, rivoluzionari e al contempo conservatori nella lotta contro i poteri omologanti, visionari e profetici.

Pax tibi rispose Pound e l’incontro ebbe inizio.

Fotografie che mettono in evidenza, come protagoniste di scena, le parole scambiate, mediante la presenza ingombrante dei gobbi, i cartelloni del dietro le quinte con cui si garantiva l’attenersi al filo conduttore. Un’intervista strutturata dunque, con la sapienza registica di Vanni Ronsisvalle e la consapevolezza mediatica di un Pasolini intento a schizzare con mano veloce il ritratto del suo interlocutore. L’amplificazione iconica di Ezra Pound viene eseguita da profondo conoscitore della potenza dell’immagine, quale era Pasolini regista e cineasta. Di un Pound che, provato e rigato dalle intemperie del tempo e del vissuto, diventa opera d’arte lui stesso. Non un gesto di esibizionismo, dunque, o di puro effetto registico, quanto la ricerca spasmodica di offrire una registrazione aumentata di quell’attimo epocale di cui entrambi furono lucidamente consapevoli.

Congratulazioni

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