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  • Crediti

    di e con Giuliana Musso
    collaborazione alla drammaturgia Alberto Rizzi

    regia Giuliana Musso

    scene e assistenza Tiziana De Mario

    musiche eseguite da Andrea Musto

    direzione tecnica Claudio “Poldo” Parrino

    produzione La Corte Ospitale

    Repliche: 3

Il tema su cui Giuliana Musso si concentra questa volta ( dopo il successo di “La fabbrica dei preti” della scorsa stagiona) è quello del mito dell’eroe caduto in guerra, anzi, meglio: del morire in guerra in tempo di pace. Perché l’artista non sceglie di indagare guerre del passato, dove la distanza può aiutare il giudizio: si misura invece con un presente scomodo, nelle cui pieghe è complesso addentrarsi. «In Afghanistan sono andati uomini e donne che siamo noi» ha spiegato infatti in una recente intervista al quotidiano L’Arena «e siamo ancora noi che produciamo quelle scelte e quelle politiche».

PREZZO DEI BIGLIETTI

Speciale PROMO BLAK FRIDAY: PLATEA € 15

Platea Interi € 22 | Ridotti € 20 | 2
Last minute € 15

Galleria Interi € 16 | Ridotti € 14 | 1
Last minute € 12

 

Prenotazioni abbonati "altri percorsi" 20/10

Prenotazioni stelle 24/10

Vendita biglietti 26/10

Martedì 19 Dicembre
21:00
Mercoledì 20 Dicembre
21:00
Giovedì 21 Dicembre
21:00

Giuliana Musso non insegue le scelte facili: mette in gioco il suo grande talento di autrice, regista, interprete scegliendo ogni volta il sentiero più arduo e risolvendo però ogni asperità in spettacoli di grande forza e coinvolgimento, che sgorgano da riflessioni necessarie. Ce ne ha dato prova lo scorso anno ne “La fabbrica dei preti” che indagava realtà, utopie e tabù di seminaristi che hanno vissuto il momento di passaggio dell’ultimo Concilio: spettacolo accolto ogni sera da applausi scroscianti. Ce lo confermerà in questa stagione con “Mio eroe”, nuova tappa nella singolare cifra del suo fare “teatro civile”.
«Civile è un teatro che si mette a disposizione di un contenuto» spiega. «La difficoltà sta tutta lì: nell’urgenza di coniugare i contenuti del reale con poesia, pathos, comicità, divertimento, ritmo, musica e gesto. È un teatro che ama “osservare” più di quanto ami “farsi osservare”». Il tema su cui Giuliana Musso si concentra questa volta è quello del mito dell’eroe caduto in guerra, anzi, meglio: del morire in guerra in tempo di pace. Perché l’artista non sceglie di indagare guerre del passato, dove la distanza può aiutare il giudizio: si misura invece con un presente scomodo, nelle cui pieghe è complesso addentrarsi. «In Afghanistan sono andati uomini e donne che siamo noi» ha spiegato infatti in una recente intervista al quotidiano L’Arena «e siamo ancora noi che produciamo quelle scelte e quelle politiche».
Ecco dunque che i tre eroi al centro dello spettacolo sono giovani alpini, caduti nella “missione di pace” ISAF promossa dalla Nato e autorizzata dall’Onu in Afghanistan fra il 2001 e il 2014: tre dei 53 militari italiani che non hanno fatto ritorno in patria. Non sono loro a parlare attraverso la voce di Giuliana Musso, ma le loro madri, in un rivolo di ricordi intimi e di sentimenti autenti- ci, come sono solo quelli che attraversano la mente e il cuore di una madre.
Racconti a tratti lievi e a tratti sconsolati, che restituiscono il carattere, gli ideali, le passioni di quei tre uomini, ricordati per la loro vita: e questo è il primo seme d’opposizione agli stereotipi. Questa ottica “materna” permette infatti di dare valore alla vita del soldato, e non di riconoscerlo “eroe” solo dopo la morte, come paradossalmente avviene in ogni guerra, dalla notte dei tempi. Ed anche le figure di “mater dolorosa” assumono via via un’incisività nuova e forse scomoda, se - come accade - danno voce ad un’interpellanza etica e politica, ponendosi e ponendo domande sull’uso spregiudicato della vita umana.

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