BALSAMO LUDWIG 01
Combattere il covid a suon di grande musica
Concerto in streaming dal Politeama Rossetti di Trieste


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  • Crediti

    con la FVG Orchestra
    pianoforte: Federico Colli
    direttore Paolo Paroni

    produzione FVG Orchestra
    con la collaborazione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Nel 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven (1770 – 1827), tutti i principali teatri della regione Friuli Venezia Giulia aderiscono agli streaming della FVG Orchestra, una rosa di solisti e direttori d’eccellenza con il sostegno della Regione e della Fondazione Friuli: il primo appuntamento online si terrà sabato 14 novembre alle 21.00 e vedrà il concerto registrato presso il Politeama Rossetti.

 

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Sabato 14 Novembre
21:00

L’ultimo Concerto in assoluto di Ludwig van Beethoven, il Quinto per pianoforte e orchestra, l’Imperatore, è un capolavoro dove libertà e magniloquenza si palesano in concezioni del tutto nuove nei rapporti tra il principe degli strumenti solisti e l’orchestra. A fargli da controcanto interviene la «slanciata fanciulla ellenica fra due giganti nordici», come Schumann definirà la Quarta sinfonia tra le colossali Eroica e del Destino. Due capolavori unici e di grande forza espressiva aprono i festeggiamenti che la FVG Orchestra dedica all’ineguagliabile genio di Bonn.

In un periodo particolarmente produttivo e positivo della vita di Ludwig van Beethoven, la Quarta Sinfonia e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5, datati rispettivamente 1806 e 1809, segnano gli estremi temporali di momenti assai rilevanti nella sua esistenza di uomo e di artista. Tra le due date, oltre ai capolavori in programma che aprono il bene atteso ciclo di concerti a lui dedicati per i 250 anni dalla nascita, si collocano infatti altre sue riconosciute opere per grande organico, tra cui il Quarto concerto per pianoforte, le ouvertures Coriolano ed Eleonora, il Concerto per violinoFidelio, la Messa in do maggiore, le Sinfonie n. 5 e n. 6.

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 del 1809, è l’ultimo in assoluto dei suoi concerti e lo scrive in un momento storico difficile che farà vacillare anche la sua serenità acquisita, ovvero quando il non più stimato Napoleone metterà Vienna a ferro e fuoco, da costringerlo tra l’altro ad abbandonare di fretta la sua abitazione nella Walfischgasse e riparare altrove. «L’esistenza che ero appena riuscito a crearmi poggia su fragili basi […] Quanta rovina e desolazione intorno a me, non si sente altro che tamburi, cannoni e gente che soffre!». Il lavoro in realtà, come in altri contesti, non risente di tanta afflizione e i passi marziali di alcuni temi non sono necessariamente da giustificarsi in virtù di queste ragioni. Nemmeno il nome “Imperatore” ha a che fare con questa vicenda storica e non è stato voluto da Beethoven, che comunque dedica il lavoro a sua altezza imperiale l’arciduca Rodolfo d’Austria. È dell’amico editore e pianista Johann Baptist Cramer l’idea, il quale ha voluto con questo epiteto rimarcare la solennità dei motivi dominanti, in particolare negli Allegri d’apertura e chiusura per una composizione originale ed energica assimilabile nelle intenzioni alla Terza sinfonia, con cui condivide la tonalità di mi bemolle maggiore, e la Quinta, per il carattere epico. Delle tante novità ascrivibili a questo concerto, spicca immediatamente, tra le pause di tre accordi orchestrali categorici, l’arpeggiante cadenza pianistica d’inizio, a preambolo di un tema innalzato dai violini. Una grande composizione in tre quadri, dove il secondo tempo ha la severità di un corale mentre il terzo, il Rondò – Allego, è altrettanto atipico nelle magnificenti strutture dialogiche tra il pianoforte e le sezioni orchestrali, da preannunciare il futuro romantico di questa forma.

Segue la «slanciata fanciulla ellenica fra due giganti nordici», come Schumann definirà la Quarta sinfonia in si bemolle maggiore, collocandola così tra le granitiche e colossali sinfonie Terza e Quinta, ovvero l’”Eroica” e “del Destino” che qui ritornano più come spartiacque che come elementi ispiratori. La metafora della grazia greca intende dar ragione della classicità di questa composizione, modello per concezione, fattura, proporzioni d’ispirazione haydinana, dove un solo movimento lento di grande bellezza sta al centro di questo gioioso lavoro distinto da movimenti rapidi, memorabili, carichi di brillantezza e di idee vincenti. Dall’introduzione dei fiati, con l’esposizione del primo tema dolce degli archi per cambi tonali tra minore e maggiore, figurazioni, dinamiche repentine, sviluppi che si muovono tra il dramma e l’esaltazione, al grintoso Finale come inno universale alla vita e alla bellezza, l’Adagio è tra i più bei momenti lenti sinfonici di Beethoven e lo Scherzo è un altro cangiante capitolo della sua forza innovatrice.

Alessio Screm

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)

Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore, op. 73 “Imperatore”
Allegro – Adagio un poco mosso – Rondò. Allegro

Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore, op. 60
Adagio – Allegro vivace, Adagio, Allegro vivace, Allegro ma non troppo

Federico Colli
pianoforte

Paolo Paroni
direttore

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