di Carlo Goldoni

regia di Franco Però

con gli attori della compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Filippo Borghi, Federica De Benedittis, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos
e con Giulio Cancelli, Adriano Giraldi, Gilberto Innocenti, Stefano Pettenella
e la partecipazione di Mauro Malinverno
fisarmonicista Mitja Tull

scene e costumi Andrea Viotti

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Repliche: 16

Dopo il successo - lo scorso anno - de "La bottega del Caffè", il classico goldoniano riscritto da Fassbinder, la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia porta in scena in questa stagione un altro capolavoro di Carlo Goldoni, “La Guerra".

PREZZO DEI BIGLIETTI

Posto unico Interi € 19 | Ridotti € 16 | 1

Last minute € 15

 

Prenotazioni abbonati prosa 6/10

Prenotazioni stelle 10/10

Vendita biglietti 12/10

Giovedì 2 Novembre

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Venerdì 3 Novembre

19:30

Turno libero Aggiungi al calendario

Sabato 4 Novembre

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Domenica 5 Novembre

17:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Martedì 7 Novembre

19:30

Turno libero Aggiungi al calendario

Mercoledì 8 Novembre

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Giovedì 9 Novembre

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Venerdì 10 Novembre

19:30

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Sabato 11 Novembre

17:00

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Domenica 12 Novembre

17:00

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Martedì 14 Novembre

19:30

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Mercoledì 15 Novembre

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Giovedì 16 Novembre

21:00

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Venerdì 17 Novembre

19:30

Turno libero Aggiungi al calendario

Sabato 18 Novembre

21:00

Turno libero Aggiungi al calendario

Domenica 19 Novembre

17:00

Turno libero Aggiungi al calendario

«Dopo la versione fassbinderiana de “La Bottega del caffè”, abbiamo scelto di continuare a indagare nell’universo goldoniano – immensa rappresentazione dei comportamenti umani – scegliendo “La guerra”, uno tra i testi meno frequentati ma più carichi di possibili raffronti con la nostra epoca» spiega Franco Però, che firma la regia della nuova produzione interpretata dall’intera compagine del Teatro Stabile, e da un raffinato attore ospite, Mauro Malinverno. «Questi raffronti – prosegue il direttore – mostrano distanze, è chiaro, ma anche forti assonanze con l’attualità: come il rapporto denaro/arricchimento/guerra, l’irresponsabilità fanatica, l’attesa del combattimento e la conseguente situazione a-temporale in cui vivono i personaggi».

Queste dimensioni così esplicitate nella commedia, danno un’ulteriore prova non solo della modernità di pensiero di Goldoni, ma soprattutto della sua capacità scientifica di analizzare la realtà. Anche se l’ispirazione per il nuovo lavoro gli è prodotta da un’esperienza viva e diretta, Goldoni evidenzia infatti come la guerra sia soprattutto un grande affare.

Incarna tale convinzione il Commissario Don Polidoro, capace di asserire «Gran bella cosa è la guerra! Io ne dirò sempre bene, e non vi è pericolo mi esca un voto dal cuore per desiderare la pace (…) Se non vi fossero guerre non vi sarebbero commissari di guerra e chi è colui che potendo mettere da parte 100.000 scudi in quattro o cinque anni di guerra, volesse per carità verso il prossimo desiderare la pace?» Se guardiamo al piano degli affetti, non è da meno il crudele realismo di Donna Aspasia, sua figlia: «Saranno morti in battaglia più di cento ufficiali che spasimavano per amor mio. Sulle prime mi dispiaceva la perdita di qualcheduno: ora tanta specie mi fa sentir dire “il tale è restato morto” come se mi dicessero che ha perduto al gioco (…)».

Scritta nel 1760 “La Guerra” è punteggiata di un crudo realismo che non si distanzia da chi oggi lucra vendendo armi a paesi in guerra o ride prevedendo gli affari che si possono concludere sulle macerie di un terremoto. Carlo Goldoni però, non è autore corrosivo: alla tensione critica alterna il gioco d’ironia e diverte il pubblico e sé stesso, tratteggiando l’umanità varia in un lungo assedio, fra vizi e virtù. «Nella commedia non mancano piccole storie d’amore – avverte nei “Memoires” – ve ne sono al campo e in città: vi si vedono ufficiali intraprendenti, famiglie in disaccordo; la pace sistema tutto e fa terminare la commedia». Magari fosse così anche oltre il sipario.

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