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Crediti
Di: Georg Kaiser
Traduzione: Giorgio Pressburger
Regia: Paolo Magelli
Interpreti: Flavio Bucci, Cecilia Polizzi, Gianni Galavotti, Micaela Pignatelli, Pietro De Silva, Tatiana Winteler, Enrichetta Bortolani, Attilio Cucari
Scene: Sergio D’Osmo
Costumi: Sergio D’Osmo
Musiche: Giampaolo Coral
Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Repliche: 14
Georg Kaiser (Magdeburg 1878 - Ascona 1945) è considerato uno dei maggiori poeti drammatici della Germania. Avviato dal padre al commercio, egli ebbe occasione di girare a lungo il mondo, rientrando alfine in Germania, ove si diede al teatro. Autore assai fecondo, scrisse una sessantina di lavori drammatici di genere diverso, dalle farse alle commedie, dalle riviste alle tragedie. Esordì nel 1904 con La vedova ebrea, ma la consacrazione definitiva l’ebbe nel 1914 con I cittadini di Calais. Autore espressionista, Kaiser ebbe un forte senso scenico e una grande abilità nel costruire il dialogo. Il suo rimane sostanzialmente un teatro di denuncia contro il capitalismo. Il funzionario Krehler (1922) appartiene a quel ciclo che Kaiser elaborò per esprimere la condizione del piccolo-borghese, al quale appartengono anche Davide e Golia e Da mezzogiorno a mezzanotte. Krehler, da sempre impiegato modello, un giorno libero dai consueti impegni di lavoro, attraversa, per la prima volta in vent’anni, la città in un giorno feriale. Venuto a contatto con una nuova realtà, egli concepisce una stralunata rivolta contro l’oppressione. Invano la moglie cerca di ricondurlo alla ragione, chiedendo soccorso al gran capo. L’autorevole intervento non serve a nulla e Krehler continua la sua folle corsa verso la libertà, uccidendo il genero che non vuole rivelargli il segreto per raggiungere la ricchezza.
LO SPETTACOLO E LA CRITICA
Presentato in prima nazionale, lo spettacolo allestito dal Teatro Stabile ottenne buone critiche. Commentò Giorgio Bergamini su Il Piccolo «Il regista Magelli muove le bieche leve di questo dramma malsano su una sorta di pedana, creata da Sergio D’Osmo, invasa da sfasciumi di mobilia e cinta da tralicci di ferro che hanno per volta il segno precipuo di uno spicchio di mappamondo. […] Il Krehler di Bucci grida, protesta, cade in ginocchio avvinto al suo mappamondo e man mano che in lui si scompiglia e si intorbida l’equilibrio mentale, le sue battute si fanno stridule, annebbiate, disperati i gesti. […] Del resto tutto lo spettacolo è improntato allo sforzato, ai sovrattoni, alla sovrabbondante tintura grottesca, all’ “urlo” inteso purtroppo come mera sigla acustica. Se ne stacca solo Gianni Galavotti, che è bravo e composto nel disegno del Capo ufficio. Gli altri, […] vanno elogiati per la prova di resistenza vocale offerta». «Flavio Bucci dimostra di essere un grande attore nei panni del protagonista e non da meno è quel Gianni Galavotti (il gran capo). che la regia di Paolo Magelli ha trovato indubbiamente efficaci. […] Tra gli attori molto bravi la Micaela Pignatelli nel ruolo di Ida, e bravi Cecilia Polizzi e Pietro De Silva» (G. A. su Il Messaggero Veneto).
(Paolo Quazzolo)