IL CANTO E LA FIONDA
PENSIERO E VITA CIVILE
DI DAVID MARIA TUROLDO


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  • Crediti

    drammaturgia e regia Massimo Somaglino

    con Fabiano Fantini
    e con Irene Canali, Miriam Costamagna, Daniele Palmeri, Giacomo Segulia, Mauro Sole, Francesco Tozzi, Francesca Zaira Tripaldi

    canti e ritmi a cura di Claudia Grimaz e Gianluigi Meggiorin

    una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG nell’ambito del progetto David M. Turoldo Centenario della nascita con il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Sedegliano, Fondazione CRUP 25°, Federazione delle BCC del Friuli Venezia Giulia, Latteria di Coderno, Associazione Culturale Don Gilberto Pressacco, in collaborazione con ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia

    Repliche: 6

«Poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini» così il cardinale e arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini definì padre David Maria Turoldo (1916-1992), che – nel centenario della nascita – è stato celebrato da molte  iniziative in Friuli Venezia Giulia, sua regione d’origine. Fra esse brilla “Il canto e la fionda”, prodotto dal CSS, scritto e diretto da Massimo Somaglino con protagonista Fabiano Fantini, che lo Stabile regionale ospita nell’intento di onorare e ricordare ulteriormente una figura tanto significativa.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Posto unico Interi € 19 | Ridotti € 16 | 1

Last minute € 15

 

Prenotazioni abbonati "altri percorsi" 24/11

Prenotazioni stelle 28/11

Vendita biglietti 30/11

Martedì 9 Gennaio
19:30
Mercoledì 10 Gennaio
21:00
Giovedì 11 Gennaio
21:00
Venerdì 12 Gennaio
19:30
Sabato 13 Gennaio
21:00
Domenica 14 Gennaio
17:00

«Poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini» così il cardinale e arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini definì padre David Maria Turoldo (1916-1992), che – nel centenario della nascita – è stato celebrato da molte  iniziative in Friuli Venezia Giulia, sua regione d’origine. Fra esse brilla “Il canto e la fionda”, prodotto dal CSS, scritto e diretto da Massimo Somaglino con protagonista Fabiano Fantini, che lo Stabile regionale ospita nell’intento di onorare e ricordare ulteriormente una figura tanto significativa.

Nel 1938 padre Turoldo emette i suoi voti religiosi a Vicenza assumendo il nome di David: ha appena ventidue anni ma il nome del personaggio biblico sembra far presagire – come ha sottolineato il suo amico padre Camillo De Piaz – che “i salmi e la fionda” saranno nel suo destino. I canti per esprimere la sua fede adamantina, e la fionda invece per l’impegno civile e politico con cui ha attraversato senza paura – e pagandone le conseguenze – tutti i momenti più complessi del Novecento. Nato a Coderno del Friuli, ultimo figlio di una famiglia molto povera, Padre Turoldo ha sempre coniugato il credo cristiano a quest’impegno e alla dimensione intellettuale e artistica di poeta, saggista, drammaturgo e sceneggiatore cinematografico. Lo spettacolo ripercorre la sua biografia restituendone la coerenza assoluta fra il dire e il fare, la difesa della Chiesa come casa di tutti gli uomini, la centralità dei poveri, la ricerca di un Dio a contatto con la gente…

La chiave scelta da Somaglino e Fantini è felicissima e ne scaturisce un momento di teatro intensamente comunicativo, come ha notato il critico del Messaggero Veneto, Mario Brandolin: «Uno spettacolo di struggente verità e bellezza, intenso e necessario, poetico e vivo, di quella vitalità straripante, contagiosa, spesso provocatoria e scandalosa, che è stata poi la grandezza dell’avventura esistenziale di Turoldo frate e poeta. Qui affidata a un gruppo di sette giovani attori, che meglio non potevano incarnare e trasmettere l’esortazione alla speranza così cara a Turoldo, loro stessi essendo segno di speranza. Un bellissimo cortocircuito fra personaggio rappresentato e interpreti, innestato da una sapiente scrittura drammaturgica ricca di squarci emotivi e intellettuali, e da una regia, altrettanto ispirata, che nell’essenzialità di pochi oggetti di scena come dei costumi che rimandano alla ritualità, alterna momenti di profonda commozione e altri di sorridente leggerezza».

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