ECLOGA XI
UN OMAGGIO PRESUNTUOSO ALLA GRANDE ANIMA DI ANDREA ZANZOTTO


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  • Crediti

    testi di Andrea Zanzotto

    regia, scene, luci Simone Derai

    con Leda Kreider e Marco Menegoni
    voce del recitativo veneziano Luca Altavilla

    la scena ospita un’evocazione dell’opera Wood #12 A Z
    per gentile concessione di Francesco De Grandi
    realizzazioni Luisa Fabris

    musiche e sound design Mauro Martinuz
    drammaturgia Simone Derai, Lisa Gasparotto

    produzione Anagoor 2022
    Coproduzione Centrale Fies, Fondazione Teatro Donizetti Bergamo, ERT / Teatro Nazionale,TPE - Teatro Piemonte Europa / Festival delle Colline Torinesi, Operaestate Festival Veneto
    management e distribuzione Michele Mele

Anagoor, gruppo di artisti che porta avanti una ricerca sofisticata e colta, ha ottenuto apprezzamento allo Stabile a partire dal 2016, con “Socrate”, e poi nelle stagioni successive con “Virgilio brucia” e “Rivelazione”. Di sé stessi evidenziano l’attenzione alla relazione tra politica, lingua, ambiente naturale e paesaggio: una ricerca che trasferiscono sulla scena ricorrendo «a linguaggi diversi, una babele delle arti (da quelle visive alla poesia) nello sforzo di dire il reale e le sue fratture».

Affrontano ora un assieme di ispirazioni legate all’opera di Andrea Zanzotto, che pubblicò nel 1962 la raccolta di versi “IX Ecloghe” citando le dieci Ecloghe virgiliane delle “Bucoliche” ma rimanendo rispetto al Maestro quasi in ombra.

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PREZZO DEI BIGLIETTI

Posto unico Interi € 19 | Ridotti € 16 | 1★
Last minute € 15

 

Prenotazioni stelle 27/09 h. 10.00

Vendita biglietti 29/09 h. 10.00

Martedì 1 Novembre
19:30
Mercoledì 2 Novembre
21:00

Per ribadire la denuncia ecologica di Zanzotto, lo spettacolo di Anagoor si discosta dalla via consueta, delle proiezioni video. Il sipario si apre invece – come una nota ostinata – sulla “Tempesta” di Giorgione anch’essa icona ricorrente in altri lavori del gruppo. «Una grande riproduzione della tela del pittore di Castelfranco, primo e fulminante “paesaggio” della storia dell’arte, campeggia priva delle tre figure umane (…)». «Puro paesaggio, eppure non pura natura. L’orizzonte e la visione della natura sono irrimediabilmente mediati, filtrati, contagiati, corrotti dalla cultura. (…) Il divario e le derive generate da questa tensione hanno implicazioni psichiche, etiche, politiche. E quando il terremoto apre la faglia, la psiche frana e la lingua si spacca. Alcuni poeti come sismografi sanno farsi antenna».

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