ANOMALIE


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  • Crediti

    di Mauro Covacich

    adattamento teatrale e regia di Igor Pison

    con Filippo Borghi, Federica De Benedittis, Andrea Germani, Riccardo Maranzana

    scene e costumi Petra Veber
    sarta Sara Bessich

    suono di Borut Vidau

    luci di Davide Comuzzi
    foto di scena Simone Di luca

    produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Clicca qui per vedero lo spettacolo domenica 7 giugno alle 20.00 .

Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia sceglie di riproporre “Anomalie” di Mauro Covacich – uno degli spettacoli più visti e apprezzati nel corso della Tournée Digitale del Nordest – per coronare la bella esperienza condivisa in streaming con il Teatro Stabile del Veneto, il Teatro Stabile di Bolzano e l’SSG- Teatro Stabile Sloveno di Trieste, in questi lunghi mesi di lockdown.

Nell’undicesimo weekend di programmazione, dunque lo Stabile del Friuli Venezia Giulia richiama a una riflessione sulla guerra, su tutte le guerre, grazie al trittico di racconti intensi, commoventi, acuti che il triestino Mauro Covacich costruisce ispirandosi al conflitto recente nell’ex Jugoslavia ma trovando immediatamente un senso e una dimensione molto universale.

In “Anomalie” infatti ripercorre quel conflitto usandolo come pars pro toto per focalizzare su atrocità ancora attuali in uno spettacolo dall’andamento sorprendente e circolare che gli attori della Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia hanno portato in scena nel 2018 guidati da Igor Pison, regista talentuoso e dalla formazione internazionale. La guerra è osservata da occhi diversi in balia della violenza, personaggi accomunati dal fatto di poter diventare in un istante vittime o carnefici, di anelare all’amore o alla morte.

 

MAURO COVACICH

È nato a Trieste nel 1965. Ha scritto diversi libri di narrativa, tra cui: “Anomalie” (Mondadori 1998, Bompiani 2015), “L’amore contro” (Mondadori 2001, Einaudi 2009), “A perdifiato” (Mondadori 2003, Einaudi 2005), “Fiona” (Einaudi 2005 e 2011), “Trieste sottosopra” (Laterza 2006), “Prima di sparire” (Einaudi 2008 e 2010), “A nome tuo” (Einaudi 2011), “L’esperimento” (Einaudi 2013), “La sposa” (Bompiani 2014), “La città interiore” (La Nave di Teseo, 2017).

 

IGOR PISON

È nato a Trieste nel 1982. Dopo gli studi di germanistica all’Università di Trieste, ha proseguito all’accademia nazionale August Everding di Monaco di Baviera, dove nel 2012 ha conseguito il diploma come regista. Da allora costruisce la sua carriera fra Germania, Austria, Slovenia e Italia, dove collabora regolarmente con il Teatro Stabile Sloveno e con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Dei lavori firmati per il primo, vanno citate la rielaborazione di “Lei dunque capirà” di Claudio Magris, “L’avvenimento nella città di Goga” di Slavko Grum e “I bei giorni di Aranjuez” di Peter Handke. Firma poi la coproduzione fra i due Stabili “Trieste, una città in guerra” di Carlo Tolazzi e Marco Sosič e regie per lo Stabile del Friuli Venezia Giulia  come “Rosso Venerdì” di Roberto Cavosi. In Slovenia ottiene notevole successo al Drama di Lubiana con la regia de “L’angelo dell’oblio” da Maja Haderlap e di “Macbeth”. Dal 2015 affronta anche regie liriche: “Ekvinocij” di Ivan Brkanović al Teatro nazionale di Zagabria, la prima assoluta dell’opera “Nach Eden” di Nana Forte a Bregenz, il musical “Gypsy” allo Stadttheater di Klagenfurt oltre al wagneriano “Das Rheingold” per l’Opera Nazionale di Maribor. È stato coordinatore artistico del Teatro Stabile Sloveno di Trieste.

Filippo Borghi, Federica De Benedittis, Andrea Germani e Riccardo Maranzana incarnano l’atrocità e l’insensatezza di ogni guerra, interpretando tre storie. Ci sono i ragazzi di Sarajevo che marinano la scuola per giocare a pallacanestro. La più banale delle bravate, che per loro è un ostinato aggrapparsi alla normalità, un’ostinata sfida alla realtà:  il campo di basket – come il posto di lavoro, la scuola, il mercato – si raggiunge infatti sfidando la mira dei cecchini, abbassandosi sul tram sotto gli spari nemici, schivando la paura dei campi minati. C’è poi chi sta “dall’altra parte”: un cecchino rintanato in cima a un grattacielo che, prima di colpirle, immagina con cinismo la vita delle sue prede. E poi l’amore struggente di due giovani, cui l’odio di razza e di religione ha rubato anche la speranza.

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