• Crediti

    dal romanzo di Michela Murgia edito da Giulio Einaudi Editore
    drammaturgia di Carlotta Corradi

    regia di Veronica Cruciani
    assistente alla regia Mario Scandale

    con Anna Della Rosa

    scene di Antonio Belardi

    costumi di Anna Coluccia

    suono Hubert Westkemper
    musiche di John Cascone

    luci di Gianni Staropoli e Raffaella Vitiello
    video Lorenzo Letizia

    produzione Compagnia Veronica Cruciani, Teatro Donizetti di Bergamo, TPE - Teatro Piemonte Eurpopa, CrAnPi
    con il contributo di Regione Lazio - Direzione Regionale Cultura e Politiche Giovanili – Area Spettacolo dal Vivo

    Repliche: 6

PREZZO DEI BIGLIETTI

Posto unico Interi € 19 | Ridotti € 16 | 1

Last minute € 15

 

Prenotazioni abbonati altri-percorsi 23/11 h. 10.00

Prenotazioni stelle 27/11 h. 10.00

Vendita biglietti 29/11 h. 10.00

Martedì 19 Febbraio
19:30
Mercoledì 20 Febbraio
21:00
Giovedì 21 Febbraio
21:00
Venerdì 22 Febbraio
19:30
Sabato 23 Febbraio
21:00
Domenica 24 Febbraio
17:00

Nel 2010 “Accabadora” di Michela Murgia ha meritato il Premio Campiello: è in assoluto uno dei romanzi più letti degli ultimi anni in Italia. Veronica Cruciani – regista fra le più interessanti della sua generazione che ha firmato per lo Stabile una bella messinscena di “Das Kaffeehaus” di Fassbinder – ha avuto l’intuizione di immaginarlo in scena, come un monologo dal punto di vista di Maria, la figlia dell’accabadora, che l’autrice pone al centro del libro. Ma chi è un’accabadora? La parola sarda ha ascendenze spagnole, da “acabar”: finire, uccidere. Bonaria Urrai dunque, aiuta a morire le persone in fin di vita. Immediatamente il lettore pensa ai nodi laceranti del fine vita, del diritto alla dignità... ma l’opera letteraria e la sua rilettura teatrale, propongono ulteriori sottotesti.

La storia s’ambienta in un paesino della Sardegna: la famiglia di Maria, una bambina di sei anni, è in difficoltà e la affida come “figlia d’anima” a Bonaria Urrai, sarta e – se necessario – accabadora, che la cresce affettuosamente. Maria ama questa nuova madre, colta e più attenta di quella naturale, ma una volta cresciuta, la scoperta del sua dimensione oscura la sconvolge fino a farla fuggire. Quando Bonaria è in punto di morte, però, Maria ritorna e deve fare i conti con la realtà.

È qui che ha inizio il testo teatrale fedele all’originale, ma elaborato con sensibilità da Carlotta Corradi. Michela Murgia è talmente soddisfatta della riduzione da definirla un “ampliamento”: «È un pezzo di Maria che mancava, sono felice che siano state altre donne a vederlo. Probabilmente dieci anni fa, quando ho scritto il romanzo, non ero in grado di vedere la Maria adulta. Ora è un piacere leggerla nelle parole, negli occhi, nel gesto artistico di altre professioniste. Pur non avendo scritto una parola, potrei controfirmarla, la sento molto mia, molto somigliante all’inten- zione letteraria che c’era nel romanzo».

Sulla scena, Maria ha il volto e la voce di Anna Della Rosa, attrice vibrante e ammirata (al Rossetti in “Blackbird” al fianco di Popolizio, nella “Trilogia della villeggiatura” con Servillo, al cinema ne “La grande bellezza”) ed offre la chiave con cui attraversare importanti piani di lettura: il tema dell’eutanasia, della maternità di fatto, il nodo psicanalitico dell’evoluzione. Temi che – spiega Carlotta Corradi «creano un ambito di riflessione, ma non sono mai centrali quanto l’amore e la crescita. Crescita sempre e inevitabilmente legata al rapporto con la propria madre, naturale, adottiva o acquisita che sia». 

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