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  • Crediti

    di Gilberto Forti

    con gli attori della compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

    musiche di Johann Strauss figlio e Franz Schubert registrate dal “Quartetto Iris” (Laura Furlan ed Emanuela Colagrossi ai violini, Maria Lucia Dorfmann alla viola e Cecilia Barucca Sebastiani al violoncello)

    produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

    in collaborazione con Comune di Trieste - Servizio Musei e Biblioteche

È divenuto un vero spettacolo “di repertorio” per lo Stabile regionale il fortunato “A Sarajevo il 28 giugno” che – prodotto in collaborazione con il Comune di Trieste nel 2014 – continua ad andare in scena con immutato successo in ogni stagione, negli spazi suggestivi e inconsueti del Museo della guerra per la pace “Diego de Henriquez”. Anche quest’anno lo spettacolo ritorna in cartellone e si rivolge sia alle scuole (con alcune repliche ad hoc) che al pubblico, che ha sempre mostrato grande interesse per questo ripercorrere la Storia fra teatro e museo. Lo spettacolo si concentra infatti sugli eventi che precedettero e scatenarono in qualche modo la prima guerra mondiale e nasce da un’intuizione dello scrittore e giornalista Paolo Rumiz e sulla base del romanzo omonimo di Gilberto Forti.

PREZZO DEI BIGLIETTI

Ingresso Interi € 15 | Ridotti € 12 | 1

 

Prenotazioni stelle 28/1 h. 10.00

Vendita biglietti 30/1 h. 10.00

 

Il calendario delle recite sarà comunicato nel corso della stagione.

Fulcro dello spettacolo è l’attentato di Sarajevo di cui furono vittime l’Arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia: un gesto crudele che interviene sul corso della Storia dell’Europa e del mondo e sulle storie individuali di tanti personaggi che il pubblico incontra muovendosi liberamente nel museo.

Accanto ai reperti storici, davanti a scorci pieni di realtà e di suggestione, gli attori della Formazione di riferimento dello Stabile, danno vita a questi personaggi che in una di sequenza di “interviste impossibili” condividono con gli spettatori il loro punto di vista su quei tragici eventi e sulle loro conseguenze. Si succedono lungo il percorso museale un archivista, una donna che presenziò alle esequie degli Arciduchi, un ingegnere che illustra il percorso del corteo su cui si compì l’attentato, il medico che si occupò, in prigionia, dell’attentatore Gavrilo Princip, un’anziana nobildonna che ha visto morire un mondo e i propri sogni giovanili e si è costruita un diverso futuro in America... Una galleria ampia di profili, ognuno dei quali restituisce un affascinante tassello di memoria, legato agli altri da musiche di Strauß e Schubert.

«Quel 28 giugno 1914 – ha scritto Rumiz – due colpi di pistola fecero rullare i tamburi in tutta Europa, e nelle fabbriche si misero all’opera per costruire nuove, impressionanti macchine da guerra. Per un mese, un mese esatto rimasero nascoste, pronte ad entrare in azione e portare via il mondo di ieri, per gettarci nel Moderno. Alcuni compresero quei colpi, altri intuirono qualcosa, altri ancora non si resero conto, non videro le armi nascoste. “A Sarajevo il 28 giugno” racconta quel mondo di ieri nel momento in cui inizia la sua svolta finale».

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